Fiorucci,Milano

Arrivai incredibilmente in ritardo al mio primo appuntamento con la storia. Ugualmente Elio Fiorucci e Giovanna Munaò, suo ufficio stampa e braccio destro da una vita, mi ricevettero con il garbo e la signorilità che sempre ha contraddistinto Elio. Il mio non fu un atto di trascuratezza o di confusione: la forza della suggestione piuttosto, il richiamo silenzioso e potente di luoghi che sono ancora lì… Mi ostinavo infatti a cercare il quartier generale di Fiorucci a Milano, non all’indirizzo che mi era stato fornito, ma tra Corso Vittorio Emanuele e Galleria Passarella! La forza evocativa che esercita ancora lo store meneghino di Fiorucci ad anni dalla chiusura è immutata: un luogo dell’anima dunque. Alzi la mano ora chi, tra le “ragazze” della nostra generazione, non si sia fatta accompagnare, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dalla confortante atmosfera del negozio Fiorucci… Ricordate Holly Golitghtly in “Colazione da Tiffany”? “E’ una meraviglia, vero? Capisci cosa intendo quando dico che niente di brutto può accaderti qui? E non è per i gioielli (..). Io vado pazza per Tiffany: specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie .”

Holly, Marilyn, Warhol, Truman Capote e ancora Madonna, Grace Jones, Maripol, Basquiat: immagini, nomi, suggestioni che attraversano una storia unica: quella dell’Italia che ce l’ha fatta. Elio Fiorucci nasce a Milano il 10 giugno del 1935. Ragazzo a suo dire irrequieto, poco studioso ma curioso, giovanissimo partecipa così vivamente alla vita lavorativa paterna (una rivendita di pantofole nella già commercialissima Via Torino a Milano) da intraprendere la ricerca di modi e mondi nuovi nel mercato calzaturiero sino a gestire nel 1962 una sua rivendita. È il 1967 però l’anno della svolta per lui e per la moda intera con l’apertura del negozio, che diventerà famoso in tutto il mondo, in Galleria Passarella, su progetto di Amalia Dal Ponte (tutti i suoi negozi vedranno la partecipazione di designers ed architetti famosi da Sottsass a Branzi a Mirabelli). Nasce lo “Stile Fiorucci” con cui i giovani della boom generation escono dal grigiore degli anni ’50… Poliedrico designer, talent scout, attento alle suggestioni della strada e del mondo dell’arte, ma soprattutto ottimo comunicatore Elio Fiorucci adotta come marchio i famosi due angioletti, un’immagine vittoriana che l’architetto Italo Lupi reinterpreta, simbolo garbato ed ironico, mai dissacratore… ”Quando qualcuno mi domanda cosa avessero a che fare gli angeli con le donne nude, rispondo che ogni donna nuda è come un angelo. Un dono divino”.

Del 1974 l’apertura del secondo store a Milano, in Via Torino: tre piani con una formula rivoluzionaria, abiti vintage e profumi, abbigliamento e complementi d’arredo venduti in un unico negozio, come è oggi nella logica dei concept store più fashion, da Colette-Parigi ad Excelsior-Milano. Da lì in avanti, antesignano dell’Italian style, anzi del lifestyle, Elio Fiorucci parte alla conquista dell’Europa e del mondo.. Nel 1975 il primo negozio di Londra in Kings Road e l’anno seguente il Fiorucci Store a New York sulla 59ª, subito luogo cult di incontro degli intellettuali newyorkesi. E non a caso Andy Warhol volle “ambientare” nel negozio di Elio il primo numero di Interview. L’incontro tra Elio ed Andy fu diretto , immediato, impattante…Fu Warhol a scegliere il giovane Fiorucci, irresistibilmente attratto dai neon delle sue vetrine che sprigionavano l’energia artificiale della Grande Mela, affascinato dal suo mondo di plastica… E sono di Maripol, sua art director, i primi braccialetti di plastica e i bijoux di gomma.. L’anno seguente, nel cuore di Manhattan, inaugura il mitico Studio 54: alla serata partecipa tutto il jet set internazionale (Bianca Jagger, Grace Jones, Andy Warhol….) ed è sempre Elio ad organizzare l’opening del locale, fermandosi poi fuori, seduto su un marciapiede ad osservare. E sarà ancora con una festa nella mitica discoteca che Fiorucci festeggerà i primi 15 anni di attività con una giovanissima Madonna guest star.

Antesignano di mode e modi è Fiorucci il primo a firmare una linea di occhiali, il primo a proporre stravaganti pantaloni leopardati, impermeabili trasparenti e tantissimo colore. Ecco che tutti i giovani, di qualsiasi estrazione sociale e credo politico, di qualsiasi cultura e paese del mondo, fanno proprio il suo stile, segnando così una svolta nella storia della moda. Appena la Lycra viene lanciata sul mercato, Fiorucci la mischia al denim, dando vita al primo jeans stretch, femminile, aderente e seducente. Ma ancor prima, osservando la tela lisa e scolorita dall’uso e dal sole delle splendide ragazze delle colonie hippy ad Ibiza, colpito dalla loro aria che oggi diremmo shabby chic, ha l’intuizione di modificare il taglio del cavallo (spostandone in avanti di 2 cm le cuciture interne) creando i primi jeans bottom up, rendendo la donna ancora più naturalmente femminile. Così anche quel gesto che ci fa sdraiare sul letto per chiuderne la zip è made in Fiorucci… L’elenco potrebbe continuare, come quello delle sue collaborazioni e promozioni nel mondo dell’arte… Nel negozio di Galleria Passarella nel 1984 è ospite Keith Haring con LA II: in due giorni ed una notte i due danno vita ad un indimenticabile happening rivestendo di graffiti pareti ed arredi del negozio tra un flusso ininterrotto di visitatori. All’ingresso su di un lungo tavolo colori, bombolette spray, vino e panini… E ancora le performance newyorkesi di Klaus Nomi, Kenny Sharf, la produzione con Maripol e l’appoggio della Rizzoli America di Downtown 81, lungometraggio sulla vita di Basquiat con lo stesso artista protagonista…

È il 1990 quando Fiorucci, conscio dell’impossibilità di fronteggiare se non con nuove formule il take away di una concorrenza dai piccoli prezzi ma anche dal piccolo gusto, cede il marchio, lo lascia libero di diventare un meta-brand e parte con una nuova avventura: rivestitosi, seppur sempre umilmente, del suo ruolo di talent scout e fashion maker propone il negozio di Galleria Passarella con una nuova formula, una sorta di contenitore di tutto quanto venga ritenuto giovane e innovativo. “Nella mia carriera ho avuto una grande fortuna: la capacità di rompere gli schemi decontestualizzando tutto quello che mi piaceva per poi proiettarlo nell’immagine Fiorucci”. Avvertiva dunque già prepotente il rischio insito nei non luoghi o iperluoghi di cui parla Marc Augè, supermercati senza storia che fanno della delocalizzazione la casa confortante e rassicurante del nomadismo. Il nomadismo, altro concetto interessantissimo dell’arte…Il viaggio dunque come sorta di displacement spazio-temporale. Non fu allora così casuale la customizzazione nel 2003 della Berlingo fluo, anticipando di oltre un decennio alcune tendenze dell’attuale mercato motoristico. Un senso di mobilità che non abbandonerà mai Elio pur nella salvaguardia delle origini, una memoria che se da una parte è luogo dell’esperienza collettiva ed oggettiva sedimentata dalla storia e dalla scienza, dall’altra è il territorio soggettivo dell’irrazionale e del fantastico, della ritualità, del gioco, della magia.

Nasce il progetto T-Art, una collezione di t-shirt ispirate a immagini tenere e fiabesche, che in breve diventa un bestseller. È l’antesignana del progetto “Love Therapy”, tanti nuovi piccoli pezzi d’abbigliamento, nuovi jeans, nuove t-shirt, abiti e accessori che offrono divertimento e allegria e che mettono voglia di attraversare la vita con leggerezza… Ma questa non ha mai impedito a Fiorucci di affrontare temi pesanti ed ancor oggi discussi nella moda: l’anoressia ad esempio. Le sue ragazze dalle gambe lunghe sono colorate, sportive, dalle forme generose, sprizzano vitalità ed energia, ben distanti dunque da modelle emaciate e mortificate. Ugualmente riconosce ad un’infanzia sempre più negata il diritto di essere circondata da favole e colore. Elio Fiorucci adotta così per questo nuovo marchio un nanetto, gli stessi grandi occhi azzurri degli angioletti vittoriani, occhi che guardano verso il cielo. Il messaggio è chiaro: dare in maniera easy ed accessibile a tutti attimi se non di gioia quantomeno di serenità, raggiungibile non solo nel trascendente ma anche nell’immanente, grazie all’amore che abita sulla terra, nella natura. Un panteistico positive thinking che è poi fiducia nel conoscere e credere in se stessi e nella bontà del creato. L’utilizzo di tessuti plastificati e colorazioni particolari, fluorescenti e iridescenti, trova così in tante collezioni il perfetto connubio con materiali naturali e “poveri”. Il mondo visionario di Fiorucci ruota attorno ad un’innovazione stilistica senza pari dove tutto ciò che è fantasia in un attimo per così dire di serendipity può diventare la realtà con cui rivestire se stessi, al fine di cogliere quel mood che ci fa sentire a posto…. Ecco sentirsi a posto: è questa la vera filosofia della Love Therapy, la stessa per cui Fiorucci ha sempre detto ai suoi collaboratori di negozio di sorridere al cliente ancor più se non avesse comprato: “La gente mi ha sempre detto che amava il negozio di Fiorucci perché era un posto dove ci si sentiva “amati”, dove c’erano musica e belle ragazze. Una terapia dell’amore. Oggi voglio continuare a dire che essere gentili è un dovere di tutti noi. Si possono fare le cose per amore”.

Già l’amore…Tema sconfinato giacché “Si viene al mondo con un progetto d’amore” – ci ricorda Elio… Già l’amore: in anni bui e dal destino sempre più incerto, dopo esserci protetti con pelle e borchie, oggi è forse più rassicurante brandire un rosario fluo…

Così Fiorucci ha voluto non marchi commerciali per la sua Love Therapy ma simboli: il cuore, la papera, la rana, il nano… Un unico nano, sempre lui, vestito in modo diverso e coloratissimo, il verde e il giallo fluo, il bubble pink, il blu elettrico: ”Mi piace pensare che esista un mondo parallelo. Quando ero bambino e c’era la guerra mia madre per non spaventarmi mi diceva di andare nei boschi perché lì avrei trovato nani buoni…”. È come se con Fiorucci vivessimo in un mondo dove tutto è possibile, lo seguissimo tra le meraviglie di Alice, in una sorta di animismo dove gli oggetti hanno una vita propria con sentimenti e volontà, trasformati in icone dalla forza pazzesca e visionaria e con il potere taumaturgico di fermare il tempo. Lo stesso tempo che ci renderà per lunghi i anni ancora presente il suo sorriso.

Creatore di mode, talent scout, imprenditore e comunicatore, promotore di fortunati incontri ed artefice di connubi, Elio Fiorucci ha percorso con leggerezza e con il sorriso per oltre cinquant’anni il mondo dell’arte e della moda, con quell’amore di cui fece per sé viatico : “Fine della paura, inizio della vita e dell’amore”. Elio l’angelo che ti ha portato via aveva piume rosa fluo…

Raffaella A. Caruso