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Symphonie de couleurs

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ARTOUVERTURE, L’ASSOCIAZIONE CULTURALE FONDATA DA RITA CALENDA E CARLO FRANCESCO GALLI, SBARCA A VENEZIA CON UNA COLLETTIVA

Il 4 giugno, nel ricco e movimentato panorama artistico veneziano della 54^ Biennale d’Arte, si inaugurerà anche l’evento espositivo Symphonie de couleurs (1 giugno – 20 luglio 2001), curato dai due critici e appassionati d’arte contemporanea, Rita Calenda e Carlo Francesco Galli, ideatori e fondatori dell’associazione culturale milanese “Artouverture”.

Artouverture
Punto di riferimento e rilevante canale di comunicazione fra emergenti e già affermati artisti contemporanei, Artouverture opera nell’ambiente culturale italiano da alcuni anni, con il dichiarato proposito di creare un vitale punto d’incontro fra coloro che vi espongono le loro opere – senza privilegiare alcuna tendenza, anzi, elargendo ampio spazio di visibilità a forme d’arte eterogenee – e un pubblico, sempre più vasto, desideroso di avvicinarsi all’arte contemporanea.
La mostra veneziana è patrocinata dall’Istituto Italo-Latino Americano (IILA) e dal Museo d’Arte Contemporanea Italiana in America (MACIA).

Palazzo Pesaro Papafava
Le sale del piano nobile di palazzo Pesaro Papafava, dove troveranno ospitalità le tele e le sculture dei quindici artisti che interverranno alla collettiva, si offrono agli occhi dei fruitori come un valore aggiunto al pregio delle opere, esaltandone la qualità compositiva e formale anche mediante il tramite di una luce ‘generosa’ che filtra dall’elegante quadrifora, affacciata sull’abbazia e sulla contigua chiesa di Santa Maria della Misericordia e che collega, in un dialogo serrato, la città del passato alle forme d’arte contemporanea.

Gli artisti
Con l’occhio allenato dalla passione per la fotografia e l’animo raffinato di poeta e compositore, Dino Aresca ama sperimentare nuove tecniche adottando la spatola come strumento ideale per miscelare i colori e conferire alle sue tele un’impronta personale e unica, dove forme e segni si intrecciano in ritmi modulati e si integrano in un’esistenza concettuale ricca di preziosa identità strutturale e compiutezza grafica. Prediligendo la tecnica mista su tela, Aresca è in grado di fermare sul supporto pittorico, narrazioni incalzanti e spettacolari atmosfere chiaroscurali, che catturano l’osservatore con intense sensazioni emozionali.
Mefistofelico è il tema prescelto da Angelo Biondo per la presentazione al pubblico dell’evento espositivo del 4 giugno. “Even the devil disguises himself” (anche il diavolo si traveste) è un lavoro che nasce da una somma di sperimentazioni con vari materiali e nell’ambito di più poetiche, e trova conferma in altri dipinti di recente produzione dove l’autore ‘gioca’ con fondi materici, gocciolature e ispessimenti della superficie, a suggerire il continuo divenire delle cose. Il fondo di quest’opera, tetro, dai colori lividi, fa riaffiorare alla mente tutto ciò che è macero; in contrapposizione, uno scheletro di un bianco brillante, quasi a testimoniare lo “spogliarsi” di tale entità da ciò che è solo e solamente carnale. Un “memento mori” al quale tutti dobbiamo soggiacere.
Francesco D’Alconzo per questo evento di Artouverture espone dipinti ma anche sculture. Tutte opere che, secondo la sua originale modalità creativa, sono il risultato di un lavoro di “bottega”. D’Alconzo è l’artefice di un progetto e della successiva realizzazione che si esplicita in un lavoro  “artigianale” dove il termine assume la sua valenza antica, cioè di un operato che vede coinvolta un’intera bottega oltre al suo principale ideatore e creatore.
Con l’occhio allenato dalla passione per la fotografia e l’animo
Fiorentina di origine, ma con residenza ormai da anni nell’Abbazia Benedettina di San Nazzaro Sesia (Novara), con la quale Artouverture collabora nella gestione di alcune esposizioni che si tengono nel bellissimo chiostro, Daniela Grifoni può vantare la presenza di alcune sue opere di pittura in alcuni musei d’arte contemporanea italiani e stranieri. Sulla vetrina veneziana la Grifoni sarà presente con alcune tele, risultato dei processi di sperimentazione del colore condotti in questi ultimi anni. Processi che hanno portato l’artista a concretizzare sul supporto pittorico una particolare configurazione critica con la quale ella intende qualificare la sua pittura: il “Magmatismo” e il “Metaformismo”, due concetti legati da un sottile trait-d’union in quanto prevedono uno status formae in perenne movimento e transmutazione. Nutrita di immagini classiche che per tutta la sua infanzia e giovinezza ha potuto avere sotto gli occhi nella sua città natale, Daniela Grifoni ha modo di elaborarle di continuo nelle sue opere, istituendo armonie compositive che imbrigliano la libera fuoriuscita della pasta cromatica, conferendo all’opera esuberanza e compostezza insieme.
La figlia di Perestroika, proveniente dalla Siberia, Ludmilla Radchenko, laureata in Design, dopo l’esperienza televisiva e cinematografica rappresenta un artista emergente della corrente popart. Impegnata da qualche anno a raccontare il suo percorso di consapevolezza di rappresentare la propria generazione attraverso la comunicazione visiva, oggettuale e tutto ciò che appartiene alla società di consumo. Dopo le sue esposizioni collettive e personali nel territorio italiano come  il Museo di Arte Contemporanea Lucca, il Teatro Della Scala, La Triennale, Palazzo Torlonia di Roma e la Casa Delle Culture Del Mondo di Milano, è stata riconosciuta in alcune gallerie internazionali di Monte Carlo, Svizzera e New York.
L’artista bielorussa Svetlana Koa si presentò al pubblico per la prima volta nel 1998, partecipando all’ormai tradizionale mostra di Milano “Il Duomo incontra l’Arte”; da questa data in poi si sono susseguite le sue partecipazioni a collettive ma anche l’organizzazione di personali un po’ in tutta Italia e all’estero. La pittrice affronta soggetti paesaggistici, restituendone un’interpretazione personale e mantenendo uno stilema sempre riconoscibile, giocando con una tavolozza dalle differenti cromie, forse condizionate dai diversi stati d’animo.
Vere e proprie emozioni sprigionano dall’osservazione delle opere di Saverio Lucci. Opere condotte mediante la tecnica rinascimentale dell’encausto (una delicata combinazione di strati sovrapposti di pura c’era d’api e olii pittorici), mezzo ideale all’artista per esprimere la vasta gamma degli aspetti psicologici della natura umana, da lui prediletti e accuratamente indagati, inseriti in ambienti raffinati e condotti con una sofisticazione pura del segno, che risente degli influssi della pittura metafisica e surrealista.
Come scrive Roberto Sabatelli nella scheda del catalogo, «i dipinti di Paola Magini hanno uno stilema di verismo tale da farci ricordare tanto la Scuola Romana quanto il Neorealismo»: la pittrice “fotografa” infatti, aspetti e momenti del vissuto quotidiano, restituiti alla tela attraverso ricordi e sentimenti personali elaborati attraverso una personale percezione del reale, certamente diversa per ognuno di noi.
Francesco Mariani può vantare una personale nel Museo di Arte Contemporanea Italiana in America (MACIA) – con sede nella Cancelleria dell’Ambasciata d’Italia a San Josè in Costa Rica – che ha poi acquistato alcune sue opere. Egli è un artista prettamente figurativo, formatosi alla scuola di Piero Nincheri, in quella cerchia che ha fatto riferimento al critico Gianni Pozzi e allo storico dell’arte Carlo Sisi (già direttore del Museo d’Arte Moderna di Palazzo Pitti e del Museo Marino Marini di Firenze).
Annalisa Matucci è una giovane artista di trentadue anni che ha deciso, cinque anni or sono, di dedicarsi esclusivamente alla pittura, partendo da un informale dove sempre si intravedeva la “sfumatura” di un figurativo, e sfociando poi definitivamente nell’astratto. Le sue ultime dieci opere, piene di colore, realizzate dal 2009 a oggi, sono state esposte, prima che nella collettiva veneziana, nella mostra organizzata a palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa. Anche Matucci può vantare l’acquisto di un suo dipinto da parte del Museo di Arte Contemporanea italiana in America a San Josè in Costa Rica.
Artouverture ha inserito in mostra la stufa Eva Estate, creazione della Ravelli design (con sede a Palazzolo sull’Oglio – Brescia). Apparentemente potrebbe apparire un oggetto decontestualizzato in una mostra d’arte; in realtà esso rientra appieno nell’insegnamento e nella filosofia, mai tramontati, della Bauhaus che, nel primo quarto del Novecento, rappresentò il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura legati al razionalismo e al funzionalismo. L’elevato gusto estetico, coniugato ai materiali e alle tecnologie più attuali, comunicano tutto il fascino del migliore Made in Italy.
Nelle opere di Donatella Ribezzo, lo spettatore viene coinvolto in un dialogo serrato e intimo con la natura e gli animali che l’artista elegge a protagonisti della sua arte da quando un viaggio in Tanzania, che si potrebbe definire “iniziatico”, ha risvegliato in lei un interesse profondo per il paesaggio. Attingendo ai perfetti colori della natura per ottenere variazioni cromatiche, profondità e luminosità, la Ribezzo matura un personale linguaggio raffinato e sensibile con il quale ritrae persone e animali.
«Forme plastiche e colori brillanti sono certamente queste le componenti che più colpiscono l’attenzione del fruitore, per la prima volta di fronte alle opere di Menelaw Sete, artista brasiliano che si porta nelle vene lo “spirito di vita” della sua terra»: così lo ha descritto Donat Conenna in un breve ma esauriente profilo. “Spirito di vita” ma anche messaggi in chiave simbolica e surreale, si sprigionano dalle immagini legate all’inconscio, al sogno, all’immaginazione, e danno vita a composizioni che trasmettono all’osservatore tutte le inquietudini dell’essere uomo, privo di certezze e di regole fisse.
Gianmario Tadini, artista milanese, è forse quello che vanta più esperienza rispetto ai suoi “compagni di avventura” veneziana; nei suoi anni di attività ha conosciuto un’evoluzione formale tangente a più correnti. Da un clima impressionista-macchiaiolo in cui egli calava le sue nature morte e i suoi paesaggi, ha abbracciato in un secondo tempo un espressionismo quasi informale, di confine, dove gli avvenimenti naturali si sostituiscono ai paesaggi e divengono assoluti protagonisti: tempeste, tramonti, alluvioni, la cui forza vitale emerge prepotente dalla tela, favorita dall’uso della spatola nella stesura dei colori.
Enfant prodige si potrebbe definire Dino Valdelli, altro artista in procinto di approdare in Laguna con Artouverture. il primo ritratto gli viene infatti commissionato all’età di dodici anni, e da lì in poi il suo talento non conoscerà requie. Il critico Alberto Gerosa ha battezzato l’enunciazione dell’estetica di Valdelli “Fermati, attimo”, ossia la trasmissione di una sensazione che scaturisce improvvisa e si concretizza sul supporto pittorico, immersa in un’atmosfera fantasmatica, di inquietante visione, dove l’Ombra lentamente si materializza con l’ausilio del nero ctonio.
Vittorio Ziffarelli, fin dagli esordi, è quello che si definisce correttamente un pittore astratto. Nelle molte sue opere, eseguite a partire dalla fine degli anni settanta del secolo scorso, riconosce subito una matrice cubista, che in alcuni periodi si alterna a un linguaggio più morbido, con un richiamo a Matisse, ma che poi riprende nuovamente il sopravvento nella sua produzione più recente, dove si individua, come ha scritto Rossana Bossaglia, «una volontà di testimoniare i misteri dell’universo e di trascrivere le tensioni nel viaggio verso nuovi pianeti […] mettendo in risalto il rapporto tra il quotidiano e il fantastico».

Info:
Inaugurazione: sabato 4 giugno 2011, ore 18.00
Venezia, palazzo Pesaro Papafava
Cannaregio, calle Racchetta 3764
Apertura: 1 giugno – 20 luglio 2011, 10.00-18.00
Symphonie de couleurs
“Artouverture”
associazione culturale “Artouverture”
curatori: Rita Calenda e Carlo Francesco Galli
Casello Daziario Napoleonico, piazza Principessa Clotilde 11
Milano (Porta Nuova)
[email protected]