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L’arte ai tempi del Covid19: il dipinto “Humana Fragilitas” di Giampiero Murgia

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Recensione a cura di Francesca Callipari.

L’arte è sempre strettamente legata alla vita e alla società e in tal senso nei momenti difficili è proprio dalle varie forme d’arte che si avvia una profonda riflessione, ritrovando il senso delle cose e la forza per andare avanti!

A questo proposito vorrei parlarvi oggi di un’opera di Giampiero Murgia che ben rappresenta il periodo storico che stiamo vivendo, pieno di incertezze e paure ma allo stesso tempo di speranza. 

Humana Fragilitas, 2020 – Giampiero Murgia

Partiamo innanzitutto dal titolo di quest’opera “Humana Fragilitas”, chiaro omaggio dell’autore ad un grande artista del Seicento, tra gli esponenti più importanti della pittura partenopea di tendenza caravaggesca ovvero Salvator Rosa, che nella sua celeberrima opera Humana Fragilitas evidenziava appunto una serie di elementi simbolici, rimarcando la fragilità e l’ineluttabilità dell’esistenza umana.
Allo stesso modo Giampiero Murgia racchiude in questa composizione tutte le emozioni e le riflessioni legate alla vita che specialmente in questo difficile momento, assumono maggiore rilevanza, essendo vissute d’altro canto in prima persona dallo stesso artista.

Cosa vediamo in quest’opera? Certamente ciò che attira la nostra attenzione è in primo luogo l’uomo: quest’uomo barbuto, apparentemente una figura che esprime rigore ma che nell’intensità dello sguardo rivela la purezza e la sensibilità del proprio animo.

Osservando più attentamente possiamo notare una leggera commozione nei suoi occhi arrossati. Un uomo che quindi esprime preoccupazione, dolore ma che guarda già al futuro… al domani che verrà….

Alle sue spalle, intravediamo un portico costituito da tre archi a botte, dal quale si apre uno scenario onirico e surreale contraddistinto da questo cielo notturno in cui si stagliano lucenti stelle e pianeti… una luce presumibilmente lunare, dal momento che non ne vediamo la sorgente, entra delicatamente attraverso gli archi seguendo un andamento crescente che raggiunge il suo punto di massima intensità all’estrema destra. Qui questa luce abbagliante funge quasi da riflettore, illuminando due elementi fortemente simbolici quali il teschio e la croce.  Si tratta di due elementi che già cominciano a darci delle indicazioni: il teschio universalmente riconosciuto come simbolo di morte e la croce, emblema di fede, che essendo fortemente legata all’iconografia cristologica richiama anche il tema della risurrezione.

Come in un rebus, dunque, questi due elementi ci conducono ad una prima riflessione: morte e fede… un binomio che se ci pensiamo si manifesta spesso nella vita dell’essere umano che proprio nel momento del dolore e della disperazione ha bisogno di una speranza, di un segno salvifico che come la croce di Cristo lo conduca poi alla rinascita. Forse anche proprio per questo l’artista pone la croce in un punto del quadro in cui si intersecano due sorgenti luminose: l’una che entra, come abbiamo detto, attraverso l’arco e l’altra che proviene invece dall’interno del quadro, quasi a volerci indicare che alla luce della speranza ognuno di noi deve affiancare la propria luce interiore, che lo riporterà alla vita.
Seguendo quest’ultima sorgente luminosa il messaggio viene ulteriormente rafforzato… La luce, infatti, ci guida fino all’immagine di un fiore che sboccia dal pavimento, in una condizione del tutto innaturale, che si palesa quasi come un ossimoro figurativo che ci invoglia ad andare anche verso ciò che sembra impossibile.

Sollevando lo sguardo incontriamo una figura incappucciata che emerge gradualmente dalle tenebre. Essa è certamente una chiara riproduzione in pittura del celeberrimo monumento a Giordano Bruno di Campo de’ Fiori a Roma, realizzato nel 1889 dallo scultore Ettore Ferrari. Murgia replica qui esattamente la posa e l’iconografia scelta dal maestro ottocentesco, riprendendo quella impostazione apparentemente statica del personaggio, raffigurato con le mani incrociate sul grande libro, quasi come fossero legate… È così  che come nel monumento, anche nel dipinto Giordano Bruno rappresenta l’ emblema dell’importanza della libertà di pensiero e della volontà dell’uomo di lottare in difesa delle proprie idee a qualsiasi costo.

Proseguendo nell’osservazione dell’opera, ci rivolgiamo sul lato sinistro per chi guarda, dove rintracciamo ancora una serie di elementi dalla valenza simbolica e, al tempo stesso, diversi virtuosismi tecnici nei quali l’artista si è voluto cimentare.

Su un tavolo nel quale si è appena consumato il pasto, la luce si posa delicatamente sul decantatore nel quale è rimasto ancora un po’ di vino rosso, irradiando con maggiore vigore il bicchiere mezzo vuoto che appare in tutta la sua trasparenza, indicando forse che in “media stat virtus”, ovvero che nell’equilibrio delle cose si colloca sempre la scelta migliore.
In questa zona del quadro possiamo però dire che in qualche modo l’opera riveli anche il suo messaggio politico e sociale:  la bandiera italiana non è più sventolante e visibile come un tempo; essa è stata deposta e relegata in un angolino, forse perché un po’ tutti gli italiani l’hanno dimenticata… Tuttavia, adesso, come indicherebbe la luce che la rischiara, è proprio da questa bandiera, da questo Amor di patria ritrovato, che bisogna ripartire…
Più in basso la riproduzione di una vecchia banconota delle Mille Lire con il barbuto Giuseppe Verdi, accoltellata, sanguina ancora a simboleggiare il vecchio mondo, quella vecchia Italia in cui il valore del denaro e la qualità della vita dal punto di vista economico erano certamente diversi da oggi, un Italia che dovremmo dunque imparare a difendere per non commettere gli stessi errori…

Infine, appoggiata su questa porzione di tavolo, una rosa che perde uno dei suoi petali, funge da monito, indicando ancora una volta che l’esistenza umana è delicata e precaria, ma una piccola ape, che sta per spiccare il volo, sembra volerci infondere coraggio, elevandosi a simbolo dell’operosità degli italiani che con il sudore della fronte potranno riprendere la loro vita e rinascere proprio come le api di cui narrava Virgilio, in grado di  generarsi persino dalla carcassa di un bue.

La vita, dunque, è fragile e breve ma con impegno e volontà possiamo ritrovare il senso delle cose, soprattutto in un momento come questo.

Per chi volesse approfondire quest’opera e il percorso artistico di questo artista potrà farlo sabato 18 aprile su I Love ItalyTV – La Rinascita, in onda sul canale Youtube  e sulla pagina facebook Francesca Callipari Art Curator

F.Callipari