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I LOVE ITALY – Torino presenta l’artista Denise Filippetta

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Nell’ambito della collettiva I LOVE ITALY che sarà inaugurata venerdì 8 marzo 2019 presso la straordinaria location di Palazzo Saluzzo di Paesana a Torino, siamo lieti di presentare Denise Filippetta che in tale occasione presenterà un’opera dal titolo “Non mi avete fatto niente”

Denise, benvenuta in questo importante progetto dedicato ai talenti italiani … Questa é per te la prima volta in assoluto che esponi le tue opere in una mostra… Cosa provi e cosa ti ha spinto a partecipare?

Sono davvero felice di partecipare a questo progetto! Confesso che ho un po’ di ansia, essendo come hai detto tu la prima volta in assoluto che espongo quello che creo in una mostra. Credo che mi abbia spinto più di tutto la necessità di un cambiamento, la voglia di mettermi in discussione e in gioco. l dubbi più grandi che in questi anni mi hanno frenato sono stati la paura del giudizio, il dover spiegare quello che ritraggo e la paura di non essere compresa, o di non essere tecnicamente all’altezza.

Molto spesso mi viene chiesto perché disegno soggetti carichi di sofferenza e diventa difficile per me dovermi esprimermi a parole, ma dall’altra parte ho trovato persone che si sono rispecchiate in quei sentimenti, e questo è stato uno stimolo molto importante per continuare a coltivare la mia passione. 

Raccontaci quando hai scoperto la tua passione e cosa rappresenta per te  la pittura?

Forse la mia passione l’hanno scoperta prima gli altri che io. Fin da quando ero piccola mi hanno detto che possedevo una dote e che avrei dovuto coltivarla. Solo che poi la vita ti porta a fare altre scelte e neanche ti rendi conto di avere un talento su cui investire.

Ho iniziato ad accorgermi che potevo esprimermi al meglio attraverso l’arte l’ultimo anno di scuola superiore grazie alla mia professoressa di storia dell’arte che ha creduto in me e continua a farlo, nonostante dal punto di vista professionale poi io abbia preso un’altra strada. Ho iniziato a disegnare in maniera più frequente per esigenza, quando ho iniziato a soffrire di disturbi d’ansia. La pittura è diventata una sorta di terapia che mi ha permesso di canalizzare il disagio che provavo, facendo di un problema una risorsa. 

Se ti dicessi di pensare ad un artista dal passato, chi sentiresti più vicino al tuo essere?

Bella domanda, ce ne sono diversi. Primo fra tutti il tormentato Caravaggio, poi il realismo di Courbet, a tratti scandaloso per gli anni in cui ha vissuto; la distorsione, frammentazione, isolamento delle opere di Francis Bacon; il senso di separazione di Edward Hopper da cui ne deriva l’associazione con la solitudine che spesso si fa con le sue opere. 

L’esposizione I love Italy vuol celebrare il nostro Paese e la creatività in generale, lanciando un messaggio positivo in un’epoca fortemente complessa, affinché questo paese possa ripartire proprio dall’arte, che continua a sopravvivere nonostante le avversità. Proprio per queste ragioni abbiamo voluto concepirlo come un progetto mostra itinerante, cercando così di sensibilizzare un numero sempre maggiore di individui. Qual è il tuo pensiero e cosa pensi di poter fare nel tuo piccolo, attraverso la tua arte?

Viviamo in un momento storico difficile in cui la precarietà è diffusa e le condizioni di fragilità sociale, fisica e psicologica aumentano di giorno in giorno. Attraverso la mia arte cerco di fotografare queste realtà. Penso che sia un modo per far sì che chi osserva cosa creo, possa ritrovarsi, sentirsi compreso e non isolato. Come detto prima, è dalle nostre più profonde cicatrici che possiamo trovare le più grandi risorse. Spesso tendiamo a non mostrare le nostre fragilità perché siamo ogni giorno sottoposti a dei messaggi che ci impongono di essere perfetti, di essere sempre e comunque vincenti; lo si riscontra soprattutto nelle nuove generazioni, che sempre di più vengono educate come direbbe Pasolini ad un’antropologia del vincente.

Per questo credo che il ruolo dell’arte soprattutto all’interno del circuito educativo sia fondamentale per ripartire. Si sottovaluta il ruolo dell’arte come strumento e arma per il cambiamento. 

Sogni o progetti per il tuo futuro?

Per il futuro, un sogno, quando avrò raggiunto una maturità artistica e personale credo, sarebbe quello di esporre in una personale; progetti…uhm… è in cantiere un progetto pensato quasi un anno fa, un connubio tra disegno e fotografia, che spero possa prendere vita presto.

Sto lavorando anche ad una copertina di un album musicale, di un compositore.

Spero di crescere e migliorare ancora.

Grazie per il tempo che ci hai concesso.. Invitiamo i nostri lettori a scoprire questa interessante artista presso Palazzo Saluzzo di Paesana.