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I LOVE ITALY – Bologna presenta l’artista Giampiero Murgia 

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Nell’ambito della collettiva I LOVE ITALY che sarà inaugurata sabato 30 novembre 2019 presso la Galleria Farini nella splendida location di Palazzo Fantuzzi a Bologna, siamo lieti di presentare Giampiero Murgia che in tale occasione esporrà tre opere su tela

Giampiero, bentornato in questo importante progetto dedicato ai talenti italiani .. Sei nel team I Love Italy sin dalla prima tappa in cui presentasti una tua personale, ricevendo grande apprezzamento da parte del pubblico… Facendo un piccolo bilancio cosa ti ha dato I Love Italy e rende speciale questo progetto itinerante?

Rimasi affascinato dall’idea progettuale di I Love Italy sin dalle sue prime fasi embrionali e cioè, dai primi istanti in cui me ne parlasti: il mio interessamento al progetto è poi cresciuto tappa dopo tappa rafforzando il mio senso di appartenenza al team sia come artista che come sostenitore e promotore. Ti risponderò esponendoti i punti di forza del progetto perché penso che da questi derivino i benefici artistici e spirituali  riscontrati da ogni artista che abbia potuto prendervi parte. Cionondimeno, non trascurerò di confessarti anche “cosa”, grazie a Dio, non mi ha dato! Ebbene, i fattori di successo sono molteplici e tra questi ne annovererei ben cinque: 1) la professionalità, la competenza e la sincerità dell’art curator; 2) la selettività; 3) le qualità umane espresse dai partecipanti più assidui e che definirei appartenenti al cosiddetto “gruppo storico”; 4) le scelta delle location; 5) la creatività promozionale di tipo mediatico, sviluppata prima, durante e dopo la mostra. In questa circostanza mi voglio soffermare su un concetto che ritengo cruciale perché fa si che ogni evento lasci a tutti, protagonisti e visitatori, il buon sapore di vero: la Bellezza di qualsiasi ambiente non è fatta solo di cose ma, soprattutto, di persone. E credo che non si possa diventare veri artisti senza provare sincera riconoscenza nei confronti delle qualità e delle specificità creative del prossimo, alcuno escluso. L’assenza di questa miopia intellettuale è un fatto che ho potuto riscontrare oggettivamente nella stragrande maggioranza degli artisti selezionati ad I Love Italy. E’ un gruppo che ad ogni tappa si arricchisce di nuovi ingressi, tra i tanti rigettati, in grado di integrarsi rapidamente e a pieno titolo nel team con l’apporto di importanti valori aggiunti riconosciuti dal pubblico, riguardanti nel complesso l’espressività artistica del talento italiano di questo meraviglioso viaggio. Da qui, la strategicità della serietà delle tue selezioni:  ho perso il conto di quanti me ne hai bocciato tra quelli che ho avuto il piacere d’incontrare e di segnalarti ma ho sempre apprezzato le tue argomentazioni, condividendo ogni tua decisione ponderata finale! Penso che non sia da tutti poter diventare artisti di I Love Italy e questo è un motivo di orgoglio per ogni artista. Alludo a quel piacevole orgoglio di squadra che si rafforza nel tempo, anche dal confronto, ti dirò, con tanti altri eventi similari del mercato. E ti spiego il perché: ho partecipato nel trascorso a tanti altri tipi di mostre ed in me è cresciuto via via, haimè, un senso di disaffezione per gli eventi espositivi, sino a giungere ad un punto di non ritorno. Avevo deciso seriamente, infatti, che non avrei più partecipato ad alcuna mostra per una serie di gravi motivi che attengono al rispetto della personalità dell’artista, premesso che la si possieda! Alludo alle mostre “charter” dove per poter essere ammessi basta pagare laute quote di partecipazione comprensive di sovrapprezzo per il pagamento del gettone di presenza del noto critico di grido di turno; critico o personaggio pubblico che, per doveri d’ingaggio, è tenuto a passare davanti alle tue opere, mostrarsi interessato e concedere selfie su richiesta, svogliato o sfoggiando il suo migliore sorriso di cicostanza. Sono quegli eventi dove conferiscono a tutti, alcuno escluso, targhe con titoli perversi e fuorvianti… tipo “1° Premio”, rilasciando critiche standard e omologanti che,  peraltro, spesso vengono copiate da altre già a disposizione sul web. Si tratta di quegli eventi dove l’attenzione e i riflettori vengono focalizzati sulle star della TV,  con gli artisti a far da tappezzeria sullo sfondo che rilasciano interviste che niente hanno a che vedere con l’arte in mostra. Ecco, I Love Italy mi ha anche dato esattamente il contrario di tutte queste pagliacciate e credimi… non è davvero poco!
 

Cosa provi nella fase in cui crei le tue opere?

In realtà ci sono più fasi creative.  La prima è quella dell’ideazione e questa può sopraggiungere in un qualsiasi momento della giornata a seconda dello stato d’animo, delle sollecitazioni ambientali ed emozionali. L’ idea poi sedimenta e pian piano va a coniugarsi con il proprio bagaglio concettuale,  esperienziale ed emozionale.  Quando questa fase giunge a maturazione è tempo di volgersi verso la tela intonsa sulla quale immaginare l’opera delineata nei suoi tratti finali, valutando nel contempo quali stili cromatici ed esecutivi adottare. L’inizio della realizzazione è come l’inizio di una viaggio della mente e le varianti che si possono ideare in itinere, rispetto a quanto concepito inizialmente, è emozione pura. E’ una emozione forte e riservata perché ti rendi conto che la creatività non nasca dalla testa ma dall’istinto in istanti di raccoglimento e di astrazione totale dalla realtà. Quando dipingo il tempo e lo spazio non esistono più perché l’attività creativa è in grado di assorbirmi completamente senza che me ne possa accorgere. E’ per questo il motivo per il quale mi attrezzo sempre di varie sveglie che programmo in sequenza  perché la prima, di solito, ha solo l’effetto di infastidirmi e risulta del tutto inefficace per staccare cuore, testa e mano… Ho un mio metodo per capire quando l’opera è da considerarsi terminata: mi deve far provare commozione, anche solo per un istante. E questo succede solo dopo tante sedute, migliorie, fatiche, mal di schiena per posture assurde, ricerche di effetti cromatici e di luci… E’ quello l’attimo in cui,  forse, qualcuno lassù ti sta comunicando ed è quella esperienza il motivo razionale per cui dipingo. Le vendite? Si fanno piacere, sarei un ipocrita se sostenessi il contrario ma, credimi, è del tutto secondario, tutt’altro che una condicio sine qua non…  
 
 

Ti dedichi con grande passione alla tua arte, che ricorda a tratti il genere onirico-fiabesco con riferimenti al grande Chagall ma che sa distaccarsi da queste influenze generando uno stile che è unico e che si mostra in continua evoluzione.. In questo evento esporrai ben tre opere, tre opere molto diverse tra loro ove ti cimenti con il genere figurativo. Ti va di parlarci di come sono nate e di cosa vorresti arrivasse al pubblico che si troverà di fronte ad esse?

Le opere che sono state selezionate per questa tappa di Bologna sono tre: Ai confini dell’Essere, Volteggi d’anime e Monello. “Ai confini dell’essere” muove dall’idea di voler far comunicare tra loro le anime degli scultori racchiuse nelle statue da loro create.  Queste statue vivono un processo di elevazione e di liberazione dalla materia. Sono personaggi che assumono espressioni di timore e stupore, ammirazione e mistero e che agognano a raggiungere l’oltre, inondati da una luce pervasiva che giunge da ogni lato quasi in modo innaturale per poi naufragare e scomporsi all’orizzonte. Si trovano per così dire in una situazione borderline tra la terra e l’infinito. Si tratta di un progetto ambizioso, lo ammetto! E spero tanto possa incontrare il gradimento del pubblico. “Volteggi d’anime” rappresenta uni scenario ambientato nei blu dove corpi di uomo e di donna si snodano nelle profondità e nella lucentezza del cielo infinito. Sono anime che ascendono ed il tema centrale è ancora una volte l’Amore che muove il tutto, aldilà della plasticità corporea e delle attrazioni istintuali terrene. E’ l’Amore assoluto, quello che tutto trasforma attraverso un processo alchemico celestiale verso una dimensione angelica che nella mia visione è diversamente stereotipata dal consueto, in ragione del formale e del cromatico. “Monello” illustra uno scenario provocatorio e spero venga colta, dopo una prima reazione istintiva, come un discostarsi solo apparente dal mio consueto stile onirico:  il messaggio che ho voluto rappresentare è che la volgarità sia appannaggio solo della testa degli individui e non dall’oggetto osservato. Credo che qualsiasi tema possa essere trattato in Arte: ciò che importa è sempre lo stile, il garbo, l’eleganza formale. Per me, il sognatore, infatti,  non è solo colui che ha sempre la testa tra le nuvole ma è anche colui cha ha salde radici nella terra. E da questa che attinge parte della sua forza creativa per poi giungere al suo superamento. I sognatori non sono coloro che disconoscono i valori istintuali dell’uomo… tutt’altro. 

L’esposizione I love Italy vuol celebrare il nostro Paese e la creatività in generale, lanciando un messaggio positivo in un’epoca fortemente complessa, affinché questo paese possa ripartire proprio dall’arte, che continua a sopravvivere nonostante le avversità. Proprio per queste ragioni abbiamo voluto concepirlo come un progetto mostra itinerante, cercando così di sensibilizzare un numero sempre maggiore di individui. Qual è il tuo pensiero e cosa pensi di poter fare nel tuo piccolo, attraverso la tua arte? Sogni o prossimi progetti per il tuo futuro artistico?

Credo di poter fornirti un’unica risposta a questi tuoi due quesiti. Dopo aver girato diversi paesi esponendo le mie creazioni in gallerie e location prestigiose di New York, Parigi, Roma, Venezia, Milano, Torino, Firenze, coltivo il desiderio di riuscire a fare qualcosa di molto importante per la mia Sardegna e per la mia città dove sono cresciuto in particolare, Cagliari.  Vorrei che per la tappa I Love Italy a Cagliari assumesse le caratteristiche di un vero e proprio festival con una frequenza annuale o biennale. Penso ad una delle location più prestigiose facente parte del patrimonio architettonico pubblico della città e ad un calendario di eventi, da articolare in un arco temporale di due o tre settimane, con una forte caratterizzazione multidisciplinare: pittura, scultura, fotografia, musica, etc. La manifestazione artistica dovrà essere arricchita dalla partecipazione di ospiti ed operatori di spicco del panorama nazionale ed internazionale afferenti sia all’ambito musicale che letterario. L’evento dovrà essere pubblicizzato sui giornali nazionali e regionali, sulle riviste d’arte del web e sui social e sarà in grado di esercitare una forte attrattiva di tipo turistico e culturale. E’ un progetto ambizioso che accarezzo da qualche anno  e che una serie di fattori concomitanti stanno facendo in modo che si possa giungere a maturazione quanto prima. Mi sono già attivato con le autorità pubbliche competenti e al momento sarei ragionevolmente confidente che tutto ciò possa andare in porto entro il 2020… guardo in particolare al periodo di maggio-giugno. La Direzione artistica degli eventi del festival è già assegnata… conosci?         
Un progetto da terminare concerne la finalizzazione in sala di registrazione di due brani per chitarra e voce dei quali ho creato il testo e la musica e che si intitolano “Solchi tra le dita” e “Come il mare sullo scoglio”: la fase della pre-produzione indoor, come sai, è praticamente quasi ultimata. Per quanto concerne la pittura ho tre o quattro idee in testa che vedranno luce nei prossimi mesi. Mi prefiggo di partecipare alle prossime tappe di I Love Italy, in Italia e all’estero: a Bruxelles? Potrebbe essere… fammi sapere! 
 
E allora appuntamento ad oggi pomeriggio ore 18 presso la Galleria Farini di Bologna!