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Giampiero Riccobello: la metamorfosi pittorica e la forza espressiva della materia…

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Artista romano, autodidatta, scopre la sua passione sin dall’infanzia, acquisendo i primi rudimenti del disegno e della pittura dal nonno, pittore semiprofessionista e frequentatore di alcuni membri del Gruppo di Portonaccio, di cui fecero parte tra gli altri Armando Buratti, Renzo Vespignani e Marcello Muccini. Partecipa ad alcune estemporanee per giovani artisti per poi intraprendere gli studi di perito tecnico commerciale, laureandosi infine in Storia dell’arte.

Nelle sue opere, partendo inizialmente dal genere del paesaggio classico, si spinge gradualmente verso la ricerca di nuove forme espressive, giungendo all’elaborazione di opere che si muovono dall’Astratto Informale all’arte più propriamente concettuale.

Prediligendo prevalentemente colori terrosi ed adoperando anche materiali di recupero, tratti dal quotidiano, l’artista ama scoprire la materia, plasmarla, darle nuova vita, facendo sì che sia proprio essa a guidare l’osservatore. Forse anche per questo, nelle sue tele tutto risponde ad un disegno ben preciso: ogni cosa, ogni grumo di colore o elemento è studiato per poter evocare determinate sensazioni ed effetti.

Analizzando in profondità la produzione di Giampiero Riccobello appare pertanto evidente come ancora una volta, al centro della ricerca vi sia la dicotomia materia-forma che contraddistinse il pensiero e le ricerche di artisti quali Michelangelo, Braque, Jean Fautrier, Burri etc. Questi concetti in Riccobello appaiono strettamente connessi: osservando le sue opere si ha la sensazione che ogni elemento nelle sue tele sia il risultato di una metamorfosi… le sue tele divengono così delle meravigliose finestre su mondi diversi, onirici, surreali, talvolta ironici o fortemente drammatici, rivelando la forza espressiva della materia nonché le abilità tecniche e la capacità visionaria di questo artista.

Francesca Callipari