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Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt

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Forlì – Adolfo Wildt, l’artista nato a Milano nel 1868 e morto nel 1931 è il protagonista indiscusso della mostra inaugurata lo scorso 28 gennaio presso il Museo San Domenico, per iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune della città. La mostra è stata curata da Fernando Mazzocca e Paola Mola, con un comitato scientifico capitanato da Antonio Paolucci. L’esposizione rappresenta il primo passo del Progetto Novecento. Percorsi – Eventi – Interpretazioni, che si articolerà durante il 2013 con l’importante mostra DUX, dedicata ad un approfondimento sull’arte italiana negli anni del consenso.

Il percorso allestito al San Domenico dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, è funzionale alla grande arte di Wildt, che si confronta con i maestri del passato che per lui furono fonte inesauribile di ispirazione: Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Pisanello, Dürer, Michelangelo, Bramante, Bronzino, Bambagia, Bernini e Canova; un confronto e un’ispirazione che non guarda solo al passato ma anche agli artisti moderni: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Fontana, Melotti.

Wildt si mostra estraneo e indipendente al mondo della avanguardie, ma consapevole di intrecciare nelle sue opere classico e anticlassico, grande è la sua eccellenza tecnica che sfocia in un forte eclettismo, capacità queste, che furono attaccate sia dalla critica più conservatrice, che non lo vedeva allineato ai contenuti ancora fortemente legati al Simbolismo, e per le scelte formali attirate da richiami gotici ed espressionisti lontani dalla tradizione mediterranea e all’arte del regime, sia dai sostenitori del moderno che criticavano il suo costante dialogo con i grandi artisti del passato, la vocazione monumentale, la fedeltà alla figura e non ultimo la predilezione della scultura come esaltazione tecnica  e del materiale da lui privilegiato, il marmo, che riusciva a lavorare con effetti strabilianti, purificandolo. Tutti questi aspetti, che ne hanno condizionato per molto tempo la fortuna, oggi ci affascinano e la mostra che si rivela unica e originale punta a togliere dall’ombra l’operato di questo genio. Il lavoro di Wildt  viene così tolto da ogni fuorviante schematizzazione in modo da farcene assaporare la più pura unicità. Partendo dal nucleo delle opere conservate a Forlì, esistenti grazie al mecenatismo della famiglia Paulucci di  Calboli, importante per la storia della città e non solo, e grazie alla documentazione dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ereditò molte opere e materiali di Wildt), è stato possibile raccogliere una grande quantità di capolavori dell’Artista e ricostruirne così in maniera completa il percorso della sua produzione scultorea e grafica. I temi privilegiati di Wildt, come il mito e la maschera, gli permisero di dialogare anche con altri linguaggi espressivi come la musica (Wagner), come la letteratura a lui contemporanea, da D’Annunzio (che fu un suo collezionista) a Pirandello e Bontempelli; in questo modo da grande ritrattista qual’era, con i busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini e molti altri, seppe creare una specie di galleria degli uomini illustri contemporanei. Wildt cerca, inoltre, nelle sue figure umane l’anima e lo fa attraverso una  specie  di nudità essenziale, consentendo così al pensiero di coglierne l’armonia instaurata tra linea e forma. Secondo Paola Mola, tra i curatori della mostra forlivese, l’esperienza artistica di Wildt è diretta a restituire alla scultura “una sacralità e un’eloquenza nuove”: lasciamo allora la “parola” alle opere di Adolfo Wildt.

Va sottolineato che nell’ambito del Progetto Novecento, alla mostra sono collegate altre esposizioni sul territorio: a Faenza al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche: “La ceramica nell’età di Wildt”; a Cervia ai Magazzini del Sale: “Giuseppe Palanti. La pittura, l’urbanistica. La pubblicità da Milano a Milano Marittima”; e a Predappio nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in successione: “Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista del ‘900, il talento e il coraggio” e “Renato Bertelli, la parentesi futurista”.

 

 

“Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”

Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro, Forlì

Dal 28 gennaio al 17 giugno 2012

Dal martedì al venerdì dalle 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi dalle 9.30-20.00; lunedì chiuso; 9 e 30 aprile apertura straordinaria

Biglietti: intero 10,00 euro, ridotto 7,00 euro

Info: 02 43353520

www.mostrawildt.it