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Eros della materia: percorsi artistici a confronto

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Giovanni Campus  struttura modulare continua 1975  metacrilato serigrafato cm.80x80x5
Giovanni Campus
struttura modulare continua 1975
metacrilato serigrafato cm.80x80x5

Reggio Emilia – La Galleria d’Arte 2000 & NOVECENTO di Reggio Emilia (Via Sessi, 1/F) presenta, dall’8 febbraio al 12 maggio 2019, la mostra collettiva “Eros della materia. Percorsi artistici a confronto”, con opere di Marco Gastini, Luigi Mainolfi, Nunzio, Giuseppe Spagnulo e altri autori selezionati.
L’originalità delle forme, il loro potere di esprimere nella realtà le zone misteriose della mente, le emozioni, i simboli, gli archetipi, i miti affascinano enormemente e stimolano in profondità gli artisti, ma richiedono anche nuovi ripensamenti e nuove valutazioni sia tecniche che concettuali, per sganciarsi dal grande potere delle mode e dei media e raggiungere zone vergini dell’immaginario collettivo.
In questi ultimi anni sappiamo che l’arte, e in primis l’estetica, riguardante materia e materiali anche molto distanti tra loro, presenta come segno distintivo il “sentire”, cioè l’ambito della sensibilità, dell’emozionalità. Gli artisti, oltre che estetologi, oggi sono da considerarsi anche degli psicologi, dei teorici del linguaggio plastico o pittorico, in cui il termine eros, o talora sessualità, ha un notevole peso.

Uno scultore legato all’inconscio come Luigi Mainolfi, con il suo occhio creaturale, si sente sempre più legato all’idea di “pelle”: le sue terre o i suoi bronzi sono un racconto fantasioso sulla pelle della materia, nello stesso tempo permeabile e impermeabile, superficiale e profonda, generatrice di desideri. Una materia che oltre che a “sentire” il suo respiro ci induce ad accarezzarla.

Marco Gastini – anche se lavora soprattutto su tela – crea con materiali come legno, vetro, gesso, e ferro delle ibridazioni poetiche nei cui interstizi si annida l’ombra del mistero sulla nascita della vita.

Anche Giuseppe Spagnulo, con i suoi metalli erosi, modellati con mano forte e sapiente, lancia un grido che viene dal corpo della materia, sia essa combusta o lievitante.
Le combustioni di Nunzio, infine, sono forme rituali che chiedono silenzio, per richiamare la sensazione dell’enigma. Il suo non è un fuoco di distruzione, bensì di penetrazione, di assorbimento, quindi rigeneratore e interiore.

In esposizione anche opere di Adolfo Borgognoni, Giovanni Campus, Giorgio Griffa, Herbert Hamak, Elio Marchegiani, Walter Valentini e Renzo Vespignani.
La collettiva sarà visitabile fino al 12 maggio 2019, tutti i giorni con orario 10-12,30 e 16-19,30, aperto anche domenica e festivi.
Ingresso libero.
Per informazioni: tel. 0522 580143, [email protected], www.duemilanovecento.it, www.facebook.com/duemilanovecento