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Bacon, Freud e la Scuola di Londra

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FREUD  Head of a woman  Portrait of lady Elizabeth Cavendish  1950
FREUD
Head of a woman
Portrait of lady Elizabeth Cavendish
1950

ROMA – La “forza” in pittura
Elena Crippa, la curatrice della mostra: -Bacon, Freud, La scuola di Londra. Opere della Tate-, al Chiostro del Bramante di Roma, specialmente con i primi due per la prima volta insieme in una rassegna italiana, ha voluto offrire agli amanti dell’arte la possibilità di vederli conoscerli analizzarli captarne la “forza”. Forza di cui parla Gilles Deleuze nel saggio -Francis Bacon. Logica della sensazione-, edito da Quodlibet nel 1995. “In arte, in pittura come in musica, non si tratta di riprodurre o di inventare delle forme, bensì di captare delle forze. È per questa ragione che nessuna arte è figurativa. La celebre formula di Klee, non rendere il visibile, ma rendere visibile, non significa nient’altro. Il compito dell’arte si definisce come il tentativo di rendere visibili delle forze che non lo sono”. Cézanne vuole dare visibilità alla contrazione delle montagne, alla forza generativa della mela. Van Gogh alla forza sviluppata da un seme di girasole.

Il corpo. Bacon
Ciò che hanno in comune Bacon e Freud sono i silenziosi e potenti campi di forza che le loro opere riescono a scatenare. E il porre al centro della loro ricerca una certa idea del corpo. Per esorcizzare qualsiasi aspetto illustrativo o narrativo della figura. Bacon è un individuo tormentato che dipinge attingendo alla propria esistenza, trasferendo sulla tela i fantasmi di una vita fragile e disperata. A quindici anni diventa consapevole della propria omosessualità. Sorgono forti contrasti con il padre. Per i suoi comportamenti ambigui finisce con il cacciarlo di casa. Bacon ne risente? Senza voler avallare il determinismo che fa coincidere la sofferenza della psiche con la creazione, qualcosa emerge osservando il suo modo di trasferire sulla tela i frammenti deformati dell’altro. Nei Three studies of Isabel Rawsthorne, Bacon sottopone la serie delle teste, come scrive ancora Deleuze, a pressione, dilatazione, contrazione, schiacciamento, stiramento che vengono esercitate sulla testa immobile, come forze affrontate nel cosmo da un viaggiatore spaziale nella sua capsula. È come se forze invisibili schiaffeggiassero la testa dalle angolazioni più svariate.

Il corpo. Freud
Confrontandosi con il corpo Freud si è impossessato dell’iconografia rinascimentale, personalizzandone il versante michelangiolesco, e ha riletto il linguaggio espressionista. Scolpendo con il pennello “corruzioni e deformazioni”. Ricorrendo a cromie polverose che rivelano la materia terrosa che ci ha impastati. Molti personaggi dipinti da Freud sono noti per la dilatazione della carne, per la cellulite incombente, per la pesantezza senza scampo che li inchioda. Ma ci sono anche ritratti più contenuti, la cui corporeità non ha perso il controllo. Anche se la faccia ha un certo gonfiore, come nel ritratto che ha fatto a Bacon, la malformazione non è debordante. Il viso racconta una controllata sofferenza che suscita empatia. Come nei tratti marcati, nelle labbra spesse, nel naso imponente, nello sguardo rivolto a qualcosa che sorprende in- Head of a woman-.
Gli altri artisti presenti in mostra sono Frank Auerbach; il norvegese Michael Andrews che incontra Freud come suo professore alla scuola d’arte; Leon Kossoff, nato a Londra da genitori ebrei russi; Paula Rego che lascia il Portogallo per studiare pittura nelle scuole inglesi.

(Fausto Politino)

Bacon, Freud e la Scuola di Londra.
Chiostro del Bramante, Roma.
Fino al 23 febbraio 2020
Orari. Da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00.
Sabato e domenica 10.00 – 21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Sito: www.chiostrodelnramante.it