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Il richiamo dell’iperrealismo

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di Luciano Piras (giornalista, scrittore)

www.lucianopiras.com

TORTOLÌ. Sembra un ragazzino, per come si muove e si arrabatta. Gli occhi lucidi e vispi, tuttavia, raccontano di un curriculum lungo anni e anni. Ma al mistero dell’età, Sergio Muntoni, da buon artista estroso ed estroverso quale è, ci tiene sul serio, così tanto che non si lascia mica andare davanti a chi lo applaude. Eppure è tipo schietto e diretto, questo vecchio giovine nato a Villagrande Strisaili da Pinuccia Buttau e dal siniscolese Severino Muntoni. Trapiantato a Tortolì, dove vive e lavora, in via Tirso, Sergio dice, per esempio, che «un mondo senza l’arte sarebbe un mondo incivile!». Pane al pane, vino al vino. Realista come il suo pennello, Muntoni sottolinea che «l’arte è espressione della civiltà di un popolo, del nostro e degli altri popoli.

Raccoglitore di fieno

Senza l’arte il mondo sarebbe vuoto, sterile, senza storia». E se non bastano queste parole, il maestro dei colori aggiunge: «L’arte è vita, è creazione, energia, speranza, ma anche sofferenza, denuncia, sudore; è un linguaggio universale, comprensibile a tutti senza barriere, in totale libertà

Forse è per questo suo modo di vedere le cose che Sergio Muntoni è dal 1997 il pittore ufficiale di “Legambiente” oltre che il responsabile ufficiale di “Salvalarte”

L’ultimo appuntamento in nome dell’associazione ambientalista l’ha tenuto alla “Festadelmare” di Santa Lucia (Siniscola), dal 9 al 12 settembre scorso, quando nel villaggio dei pescatori Muntoni ha allestito un laboratorio d’arte, assieme ad Antonino Soddu Pirellas e Alfonso Silba. Iniziativa di successo, per la meraviglia di grandi e piccini. Calamitati, tutti, dagli esempi pratici di pittura naturalistica e ambientale. Binomio, del resto, che Sergio Muntoni ha sposato fin da bambino. È da allora, infatti, che il richiamo delle arti figurative ha preso anima e corpo del pittore di “Legambiente”.

Girovago dell’Italia e dell’Europa e persino delle Americhe, ma sempre attaccato alla sua amata Ogliastra, Muntoni non a caso fa della realtà un’invenzione poetica. In tempi di avanguardie facili e inflazionate, lui ama tenere i piedi per terra e guardarsi attorno, alla ricerca delle tonalità che solo madre natura riesce a partorire e a regalare. Muntoni le coglie, le fa proprie e le imprime sulla tela, sulla carta, sulla tavola, con tecniche diverse, già collaudate o appena sperimentate nel suo studio: importante è il risultato finale dell’opera. Che racconta spaccati di vita vissuta, di sogni e di memorie, di una Sardegna sincera e genuina, di uomini e donne di una volta, di scorci paesani miracolosamente ancora in piedi dopo tanta tecnologia galoppante.

Ecco perché prendono forma, con una cura quasi maniacale dei dettagli, figure come quella del “Tagliatore di canne”, del “Contadino” e della “Ferrovia locale”. Succede, questo, quando Muntoni vuole parlare di atmosfere verdi e lussureggianti. Lo stesso, tuttavia, succede anche quando dalla tavolozza del pittore si alzano i contorni dell’“Ostaggio”, visione immaginaria ma sempre iperrealista. Segno distintivo dell’ultimo dei romantici, Sergio Muntoni, pluripremiato con titoli e onorificenze varie, dal “Maestro d’arte” dell’accademia internazionale Dei Dioscuri di Taranto alla corona di “Accademico” dell’accademia internazionale d’arte moderna di Roma. Citato e segnalato in alcune tra le più prestigiose riviste di settore, presente inoltre nel mitico annuario enciclopedico della Mondadori, “Arte moderna e contemporanea”, il nome di Muntoni viaggia anche in numerosi musei e collezioni pubbliche e private, a Firenze come a New York, a Cagliari come a Berlino. È l’amata Ogliastra e la patria Sardegna, tuttavia, che devono ancora rendere il giusto omaggio a questo profeta passionario.

(La Nuova Sardegna, 23 settembre 2004)

www.sergiomuntoni.it

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