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Ofman – Fabio Mancini

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Ofman, al secolo Fabio Mancini, nasce a Città di Castello in provincia di Perugia nell’estate del 1959.
Ha in sé l’ardore di chi vuole fortemente vivere tutti i mondi possibili e la forza per rompere l’isolamento che la realtà personale di ognuno impone, per far vivere agli altri le proprie emozioni, attraverso la manipolazione della materia e l’amore viscerale per la grafia che, in quanto “Grafos”, è l’essenza della riconoscibilità e dell’unicità artistica di Ofman.
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L’Imprinting

Nelle estati che vanno dal 1966 al 1969 si trova a trascorrere lunghe vacanze a Roma da zia Sedy, donna facoltosa e grande appassionata di pittura.
Frequenta così i luoghi e gli ambienti dei grandi maestri del ritratto di quel periodo romano, passa lunghe mattinate guardando lavorare artisti come Paulo Ghiglia e Luigi Korosy nell’atto di ritrarre la solenne zia.
E’ un imprinting forte, i colori ad olio,il loro odore e la trasformazione/creazione dalla tela bianca nell’Opera quasi parlante… In quegli anni, i primi quadri ad olio “suggeriti” dalla mano dei maestri.

La Gestazione

Ma questa esperienza si interrompe e la vita di provincia lo porta a seguire studi tecnico commerciali, solo dopo il diploma superiore decide di dare spazio alla sua passione per l’ arte e l’attività teatrale che ha praticato come dilettante da 17 anni in poi.
Frequenta per 2 anni il D.A.M.S. (Discipline Arte,Musica Spettacolo) all’ Università di Bologna.

Sentieri Paralleli

L’artista tifernate si afferma come dirigente aziendale con incarichi gestionali di notevole caratura,ma tiene sempre con sé quel “diario di viaggio” verso i luoghi dell’anima e nel 1987 realizza “Primo Rigurgito” spalmando, dopo aver sciolto a caldo, del lucido da scarpe su un cartoncino, a significare una insopprimibile pulsione verso l’atto creativo artistico.

Le due strade, quella artistica e quella manageriale, proseguono parallele unite da un “ponte ideale” costruito con la malta della creatività e tenuto insieme dall’indomito istinto a raccontare le proprie sensazioni: dal 1987 al 2004 prende vita così una costante produzione artistica che parte dagli oli su tela, del suo periodo figurativo, agli stucchi su tela per approdare alle tavole di legno, base ottimale per le miscele alchemiche di terre ,minerali e resine naturali.

La grande Coincidenza

Ofman è pronto per il momento, quell’istante sfuggente che arriva nell’attimo esatto in cui bisogna coglierlo: la “grande coincidenza”, come l’artista ama definirla, è nel 2005, durante il suo anno Sabbatico che darà luogo a “Criptografie” la sua prima mostra Personale e che culmina nell’intervista rilasciata a Gabriele La Porta nella trasmissione Rai Notte.

Turning Point

Sarà la prima di una lunga serie di eventi, prima tappa di uno sviluppo artistico che si esprime attraverso la ricerca del coinvolgimento di tutti i sensi…in tutti i sensi: colori e materiali, la musica nelle sue molteplici forme (classica, jazz/blues) che contamina e arricchisce, parole e simboli che si ritrovano su tela, tavola, su basi le più disparate per unirsi e dividersi, evocare, suggerire e suggestionare.

Attraverso le sue mostre, rigorosamente personali “perché lo spettacolo è di un solo regista con un solo attore” Ofman vuole offrirsi al pubblico in maniera diretta, dinamica, senza sottostare al giudizio di una commissione di un concorso ma al giudizio delle “mille commissioni” di libere menti, che ne apprezzano l’immediatezza e ne stanno decretando il successo, comprendendo e premiando uno stile distintivo. In questo mondo globalizzato, noi viviamo spesso una realtà tutta nostra.
I personaggi, i segni, i simboli di questo intimo quotidiano vi si “muovono” agevolmente all’interno perchè se ne conoscono i significati.
Quando, invece, attraverso una creazione artistica si dissociano i segni dai significati si entra in un mondo diverso dove ogni cosa diventa più difficile ma, se il viaggio ha buon fine, si dischiudono nuovi orizzonti.
È il senso dell’infinito in divenire, l’equilibrio mutevole e soggettivo delle forme in Ofman che ne determina l’interesse e rende avvincente, seppur non prevedibile, il suo excursus artistico futuro.

Filosofia

Materia e Graphos sono i due elementi portanti del mio stile.
Un attenzione particolare nell’utilizzo della materia per generare la terza dimensione (profondità ) che caratterizza le mie opere in bassorilievo, perché la luce nei suoi chiari – scuri, nell’intervenire apporta sempre un carattere di vitalità e mutevolezza.
Il graphos, che sia segno, o incisione, come estrema ricerca estetica racchiusa in ideogrammi, o sconosciuti alfabeti, perché “solo scollegando il simbolo dal suo valore semantico” si riesce a coglierne il valore estetico ed artistico.
In questa ricerca del segno, o dei segni perfetti, si genera tutto un percorso fatto di appunti di viaggio che sono le mie opere.

sito: www.ofman.it

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