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Luciano Bichi

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Luciano Bichi è nato a Siena il 24. 06. 1948.
Il suo carattere curioso e investigativo lo spinge per così dire, alla comprensione e alla scoperta delle sue capacità artistiche, che alla lunga gli consentirono, grazie anche ad un’eccezionale manualità, e alla voglia di creatività, di raggiungere nel tempo, ciò che la stampa ed i mass media gli riconoscono unanimemente: l’originalità nel campo artistico e la scoperta della ” Fusione Ottica”.
All’inizio si dedica alla ricerca e compone temi vari, poi sonda diverse correnti artistiche ed espone in molte città d’Italia ottenendo un successo: La sua maestria, soprattutto negli acquarelli non è da alcun critico resa opinabile.
Nel 1977, Bichi apre uno studio mostra nel centro cittadino che, poi chiuderà i battenti il 30 di settembre del 2003 e la riapre nel 2005, sempre in Via di Stalloreggi, in un allestimento migliore. E’ in questa Via di questo centro cittadino che il Bichi è conosciuto da centinaia di migliaia di persone e nel 1983 diventa presidente dell’Accademia d’Arte Fiorentina denominata il Machiavello, ma da li iniziano anche le controversie con le autorità cittadine: ha fatto storia la sentenza del Tribunale di Siena, che Bichi vinse ed ottenne le pubbliche scuse dal Giudice e Pubblico Ministero. I giornali riportarono la notizia, titolandola: “La Madonna di Bichi merita tante scuse”. La passione per la giurisprudenza, porta il Bichi, a vincere tutte le controversie svoltesi nei Tribunali di Siena, e ciò, invece d’intimorirlo, lo stimola ad attaccare politicamente le autorità.
La passione per la poesia, che egli scopre fin dai quattro anni d’età, la frequentazione attiva della pittura e della scultura, l’amore per i grandi artisti del Rinascimento, Michelangelo “in primis”, hanno spinto il Bichi, intorno al 1989, alla ricerca della tridimensionalità assoluta, per tentare di sondare la cosiddetta ” altra dimensione”.
Cercando e ricercando, provando e riprovando, nel 1989,egli scopre una nuova tecnica artistica che sarà denominata dal Prof. Raimo Thein docente dell’università di Parigi ” Fusione Ottica”, una tecnica che gli consente di far emergere su lastre d’alluminio trattato, mediante spuliture con polveri di diamante, figure tridimensionali emergenti e provenienti all’apparenza da uno spazio infinito. Per questo motivo, nel 1992, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, lo nomina Cavaliere Della Repubblica Italiana per meriti artistici. Sempre nel 1992 insieme con un gruppo d’amici e del Prof. Gian Paolo Thorel, docente universitario, nasce il versante culturale della “Fusione Ottica”, denominato “Neo-Alluminismo”. Bichi sente il richiamo della filosofia e da vita ad un movimento di pensiero d’elevazione artistica
Aderenti di varia estrazione culturale e sociale si riuniscono periodicamente per suggerire contenuti e finalità dell’arte, orientata all’elevazione culturale, morale e sociale dell’umanità. I simpatizzanti firmatari del documento, ad oggi sono seicentoventi.
Un libro e una mostra fanno da cassa di risonanza. Il Prof. Giampaolo Thorel, neoalluminista, scrive un libro dal titolo “Il Neo-Alluminismo ” di Luciano Bichi, libro -opuscolo che continua ad essere per lungo tempo nelle librerie di Siena.
Così pure, il Thorel cura la mostra sui vangeli in “Fusione Ottica”, che sono esposte nella Chiesa dell’Annunziata, di fronte alla Cattedrale di Siena e riscrive, questa volta più intensamente, un libro dal titolo il Neo-Alluminismo di Luciano Bichi recensito dal Prof. Marco Bussagli della Facoltà Storia dell’Arte di Roma e dal Musicista Tiziano Bellucci. Questo libro è accolto in varie Università Italiane ed è apprezzato dai maggiori esponenti dell’arte.
L’intervento dell’Arcivescovo Mons. Gaetano Bonicelli, un concerto per organo di Don Giordano Giustarini, a gran pubblico per tutta la durata della mostra, fecero viaggiare ulteriormente il messaggio del “Neo- Alluminismo”.
La filosofia del “Neo-Alluminismo”, che è sempre accompagnata dalle sue opere d’arte, è adottata nel Nuovo Liceo Manzoni di Siena con il Prof.Marrone, e all’Università di Firenze, alla facoltà d’architettura con il Prof. Lorenzino Cremonini, per costituire materia per l’esame di maturità; e persino diversi studenti universitari ne hanno trattato in tesi di laurea.
(Nel 1987, per conoscere il mondo politico, Bichi si candida con successo in un partito d’opposizione al governo della sua città e diventa Consigliere Comunale addetto alla Commissione Cultura. Bichi riesce ad essere stimato persino dai suoi avversari politici e si afferma con oltre duecento interrogazioni e Mozioni d’ordine. La stragrande maggioranza di queste riguardano l’arte).
I quadri di Bichi sono esposti e apprezzati nelle migliori gallerie italiane.
Oltre alle mostre fatte a Brescia alla Galleria S.Michele con le Favole di Fedro, alla Galleria il Camino di Roma, alla Galleria il Cenacolo a Firenze ecc. Bichi espone ovunque ma,
le mostre che ritiene più significative, oltre a quella fatta al Santa Maria Della Scala nella Chiesa della Santissima Annunziata sono la Chiesa dell’Assunta di Piancastagnaio, Palazzo Degli Alessandri a Viterbo, la Sala delle Volte a Spello, in commemorazione di Carlo Carretto, alla presenza di Mons.Loris Capovilla, già Segretario di Papa Giovanni XXIII, con cui mantiene una assidua corrispondenza. Nel 2004 espone un ciclo che tratta la sensualità della donna, a Monteriggioni (SI) e nel Palazzo Patrizi via di Città, del Comune di Siena. Le due mostrre ottennero ben 9000 visitatori in soli venti giorni, battendo ogni record. Le sue Opere pubbliche: Chiesa di Provenzano Siena 2 opere: La Visitazione e un Volto di Cristo. Chiesa della Sapienza Siena: La Madonna del Rigurgito.Chiesa di S. Pietro alle Scale Siena: S.Pietro e il canto del gallo.Chiesa della SS. Assunta Piancastagnaio Siena: 1° Cristo Lavoratore.Sede delle ACLI di Siena: 2° Cristo Lavoratore.Museo SAR Ginevra: Madonna Sabauda.Comune di Lecce: Santa Caterina contro La Mafia.Oratorio di Torrenieri Siena: La Madonna delle Nevi.Confindustria Roma: L’uomo e la Macchina.Città del Vaticano: Il Ponte fra gli Uomini e Dio.Santa Maria Degli Angeli Assisi: San. Francesco in simbiosi con Cristo.

 

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IL MEMORIALE DI LUCIANO BICHI

In circa dodici pagine, uso bollo, manoscritte in data 17 Maggio 1994, Luciano Bichi ha spiegato e, poi, commentato la sua tecnica della “Fusione Ottica”, unitamente ai contenuti del Neoalluminismo da lui stesso fondato.
Ed ecco il testo integrale: “La “Fusione Ottica” è una tecnica nata per esplicare l’arte visiva. Io, Luciano Bichi, lo scoperta nel settembre 1989. Il nome di “Fusione Ottica” è stato attribuito da me e dal critico d’arte Gilberto Magioni, a seguito di uno scambio telefonico.
Più tardi si seppe che in Francia, ed anche in Italia, circolavano cose simili alle mie, ma mi confermai, soprattutto per l’uso del colore, dell’originalità della “Fusione Ottica”.
Molte testimonianze, sia scritte sia parlate su giornali e mas-smedia locali e nazionali, alcuni dei quali possono essere consultati in appendice, mi hanno confermato su quanto o affermato e sostengo a buon diritto.
Tengo, comunque, a precisare che fin dall’inizio ho optato per veicolare con questa tecnica dei valori positivi. E, cioè, l’uso del moderno alluminio, che viene adoprato ampiamente nella tecnologia, mi è servito per recuperare anche il passato e per poter così invitare la generazione presente a ritrovare i valori umani e morali indispensabile al buon vivere civile. Un invito singolare, perciò, a tornare alla retta via, mettendo da parte la malignità, l’ipocrisia, la menzogna, la diffidenza, gli scetticismi, gli egoismi, la piaggeria, gli immobilismi, la gelosia ed altro ancora.
Andando oltre, desidero notare che nel 1992 ho deciso di tracciare una linea di demarcazione tra valore artistico e relativa tecnica estetica, perciò la tecnica continuò a chiamarsi “Fusione Ottica”, mentre i valori artistici assunsero il nome – nicchia di “Neoalluminismo”. Nome concordato da me stesso con il professor Giampaolo Thorel”.
Una nuova corrente che tende a veicolare, oltre alla filosofia della “Fusione Ottica” anche quella dell’intuizione creatrice per far crescere le scoperte a scopo scientifico e umanitario. Tale movimento è stato reso pubblico durante una festa da me organizzata nel mio studio, sito in Ville di Corsano (località Corsanello), in data 7 novembre 1992.
A tale Convivio parteciparono trentaquattro persone, tra le quale il professor Giampaolo Thorel, il Prefetto Dottor Vittorio Stelo (attuale capo del Sisde) e personalità nel campo della libera professione, nel settore del giornalismo, della cultura, etc..
In tale circostanza, il professor Thorel, dietro un mio invito, prese la parola e presentò al pubblico ivi convenuto il “Neoalluminismo”. N’emerse un quadro secondo cui l’arte deve procedere secondo verità, evitando ogni manipolazione com’è purtroppo accaduto dopo la fine dell’Ottocento.
L’artista, secondo Thorel ed anche secondo me, deve usare la propria potenzialità intuitiva per elevare moralmente, materialmente e spiritualmente la generazione presente e quella futura, consentendo l’arricchimento dello spirito e dell’intelletto per una perfezione integrale e globale della propria generazione. In caso contrario, si permane al più nei canoni dell’estetica passionale. Pertanto, desidero tracciare queste righe a mo’ di proclama.

LA FUSIONE OTTICA

La “Fusione Ottica” è una tecnica nata per esplicare l’arte visiva. Il Bichi è colui che, per primo al mondo, l’ha progettata ed attuata (nel Settembre 1989) per poi supportarla con colori tenui e trasparenti, ma anche immaginari, quelli provenienti dalla luce. Questo nome, (“Fusione Ottica”) fu stabilito in una conversazione telefonica col critico d’arte Gilberto Madioni. La novità suscitò scalpore e provocò delle gelosie. Alcuni pittori aretini, tramite un giornale di Siena (che si prestò miseramente), pubblicarono un articolo distorto contro questa novità, ma il tutto si risolse per via di un documento, che lo stesso Bichi aveva depositato anni prima da un notaio di Siena.

LA NOVITA’ TECNICA

In questo caso la lastra d’alluminio occupa il posto della tradizionale tela, gli abrasivi e gli aerografi sostituiscono i pennelli, i colori sono, al più, quelli dell’immaginazione, ma questo è un concetto difficile, che spiegherò oltre.
La lastra d’alluminio è lavorata integralmente a mano; i risultati delle figure si raggiungono tramite le spuliture; se si vogliono raggiungere i lumi, le ombre e le tridimensionalità dei soggetti si devono calcolare le provenienze dell’illuminazione: se si struscia in verticale e le luci sono poste di fronte all’opera si otterranno le ombre, viceversa se la luce proviene dal lato.

EX PETRA FLOREAT POPULUS

L’invenzione della “Fusione Ottica” nella ricerca del “To-Prépon”, aiutò moltissimo il Bichi, il quale, nell’esecuzione artistica, riusciva ad estraniarsi dalla sua persona per abitare i soggetti, che si era preposto di realizzare.
L’artista, nell’operare riferendosi alle divinità, per farle vivere di luce e non di materia, senza infrangere la linea di separazione che esiste fra il mondo del sensibile e quello immateriale, non doveva provocare le incisioni e neppure praticare la tecnica dello sbalzo, anche se il risultato finale doveva apparire scultoreo, tridimensionale e palpabile.
L’aspetto nuovo e magico, di queste opere, era che le figure si formavano diversamente, (in modi molteplici) si materializzavano attingendo dalla presenza fisica, dagli animi degli utilizzatori e delle loro posizioni. I colori, apparentemente inesistenti, appartenevano alla luce del “Logos”, che glieli rifletteva in una sorta d’infinita riflessione, secondo il punto di vista di vedute e stati d’animo.
In un’esposizione alla SS. Annunziata, a Siena, nel libro delle firme, dove ogni visitatore scriveva le sue impressioni, si trovarono scritte tali testuali parole: “Sono entrato per visitare questa mostra da ateo, ma di fronte alla Crocifissione del Bichi esco sbalorditamene credente”.

IL “LOGOS” DEL NEOALLUMINISMO

Normalmente, dopo la nascita di un Movimento, emerge quasi la necessità di individuare un “logos” che ne richiami simbolicamente i contenuti e le finalità e che, in certa misura, costituisca una sorta di “motore causale” per coloro che vi aderiscono operativamente.
Anche per il Neoalluminismo si è seguita la stessa dinamica. Dopo l’individuazione delle finalità operative, si è pensato ad un motto significativo che cogliesse linee essenziali e che avesse efficacia ed essenzialità.
Ed ecco il “logos”: “De petra floreat populus”. L’immagine icastica che viene riprodotta in sequenza lascia intendere il significato racchiuso, seppure con qualche venatura ermetica.
La pietra, cui fa riferimento il “logos”, corrisponde ad un assembramento eterogeneo di gente che può essere definito “folla”, con tutto il suo carico d’irrazionalità, d’emotività, manipolabilità, passività.
Un tale assembramento non è in grado di produrre cambiamenti significativi, incidere positivamente sull’evoluzione storica, innovare o creare a servizio della collettività.
Il “logos”, di cui sopra, auspica con forza e con sincera passione la nascita di una realtà nuova, che può dirsi veramente “popolo”: un soggetto unitario seppure variegato in grado di interagire, dialogare, produrre, innovare a beneficio della collettività e a sua autentica elevazione umana, morale, sociale e, perché no? anche religiosa.
“De petra floreat populus”. Ecco il sincero auspicio che sta a cuore del Neoalluminismo e che dovrebbe stare in cuore d’ogni vero artista, a qualunque professione appartenga.
Tale “logos” ha, poi, prodotto, in artisti dell’arte musicale, il desiderio di tradurre musicalmente i significati in esso racchiusi, in modo da poter costituire degli spartiti da affidare a professionisti impegnati in tourné teatrali.
Evento che si è realizzato puntualmente in varie città italiane, con una sorta di teatro popolare itinerante, di cui diamo testimonianza, qui sotto, con il CD allegato al presente volume.

QUELLO CHE AVVENNE

Queste opere furono, nel loro insieme, tridimensionali ed eteree, prendevano forma nel buio tramite dei piccolissimi bagliori di luce. Una sorta di tenue colorazione trasportava gli animi della gente nella trascendenza, erano in linea col pensiero assommato alla riflessione del Bichi, che diceva dell’uomo legato dai cinque sensi, riverso al materialismo, non in grado di raggiungere in modo comprensibile il concetto della Divinità. “L’uomo, come queste mie opere, per esistere contemporaneamente nelle due dimensioni, ha bisogno di essere illuminato da una luce particolare, e quando riesce a raggiungere la conoscenza supportata dalla coscienza, è colto da un certo tipo di luce, quella del Logos, identicamente vale anche per i miei quadri, che hanno il compito di riflettere questo tipo luce all’umanità”.
L’Alluminismo è nato per ridare decoro all’arte tramite le illuminazioni delle coscienze, allo scopo di rendere chiaro il concetto espresso dalle forme buone, che esistono al di qua e aldilà della linea di demarcazione, di unirle fra se per farle divenire unica cosa.

LE DIFFICOLTA’

Dopo infinite prove tecniche ed introspezioni d’ogni genere, il Bichi si rese conto delle difficoltà che avrebbe incontrato andando contro la società dei consumi. Molte volte fu tentato di abbandonare l’idea di ri-portare la verità nell’arte, ma non si fermò neppure un momento nelle sue esternazioni. Continuò con tenacia nelle ricerche fisiche e metafisiche. Una delle cose che raccontò, fu biasimata più d’ogni altra.
“Gli artisti possono creare opere d’arte soltanto se illuminati dalla luce del Logos, ma queste, non potranno mai appartenere a chi crede d’averle fatte: l’artista è soltanto lo strumento del Padreterno, il quale non paga in denari, ma in dignità, ed il solo encomio che può pretendere, è di ritenersi un prescelto del Padreterno, gli altri “vezzi”, quelli distribuiti ad iosa dalle riviste prezzolate, sponsorizzate dal consumismo di massa, hanno valore relativo e sono fuorvianti e frivole. Per vivere l’artista è costretto a seguire le mode e le leggi di mercato, ma se vuole mantenere la dignità e il suo equilibrio, deve essere consapevole di cos’è l’arte nel più profondo significato della sua parola”.

GLI SCOPI EDUCATIVI DELL’ARTE

Di fronte ad un opera d’arte, l’uomo è colto nella propria coscienza, indirizzato verso la via della perfezione, è trasportato verso quei valori indispensabili per la sua crescita.
Quando l’arte va in basso, l’uomo ne subisce l’involuzione, la conferma di ciò, è che oggi l’essere umano si trova in un periodo di squilibrio, per colpa della grandissima mancanza d’arte, che si è lasciata gestire dai cattivi insegnamenti accademici e dal consumismo di massa.
L’arte (quella vera) nasce dall'”Esteriorità-Oggetto” e non può partorire altro che l’oggettività, mentre ciò che scaturisce semplicisticamente dall’interiorità dell’individuo è relativo a se, è soltanto ciò che esce dalla fantasia e non si può definire arte, ma “Relativismo estetico”.
Il “Relativismo estetico” non è biasimato dal Neoalluminismo; il Bichi gli dà valore, semmai; la controversia nasce qualora, questo, è fatto scambiare per arte. Nulla di più.
Supportato da queste riflessioni, il Bichi invitò gli artisti ad agire in modo sobrio e sereno, senza cadere nella rete del mercato spicciolo. Gli artisti -dice il Bichi- sanno che nella loro persona esistono molti valori, ma non riescono a trovarli a causa del disorientamento totale causato dal consumismo di massa, il quale ha sancito le leggi di mercato. Le omologazioni hanno distrutto il concetto della bellezza e, per induzione, quello artistico, rendendo l’arte soggettiva, l’hanno falsificata.
“Nella realtà, il bell’effettivo ci trasporta verso la riconciliazione tra noi e il nostro gusto estetico, che invece, attualmente, è in lite col nostro buon senso. Il bello ci trascina dentro la nostra sensualità e riesce a riappacificare le nostre infinite personalità che sono in conflitto fra loro. Quando nell’arte s’imbroglia, si usa questa parola a sproposito per compiacersi e per essere compiaciuti, mostriamo la nostra debolezza e la personalità imperfetta, dimostriamo che siamo stati suggeriti da una misurazione estetica soggettiva e azionata dai pettegolezzi, non certamente dall’arte, soffochiamo la nostra coscienza in una sorta d’autoplagio collettivo.
Chi riesce ad uscire dal marasma del mercato, dalla confusione prodotta dalle riviste prezzolate e dai vizi delle ipocrisie politiche è già ad un buon punto per lo sviluppo della propria coscienza e può adoperarsi seriamente come artista oggettivo.
L’individuo, nell’imperfezione, rappresenta l’esistenza infinita dentro il perpetuo riciclarsi della materia, egli non può essere altro che questa e suo fertilizzante, mentre nella perfezione avrebbe terminato il compito di strumento della natura umana e sarebbe inglobato in un’alta sfera, quella dove non esisterebbero le gestioni sentimentali errate. Il sentimento, quando è legato alle forze materialistiche, è causa di tutti i nostri mali, crea quei conflitti di personalità, che non fanno bene neppure ai bottegai associati o alle società s.r.l., figuriamoci se può essere in grado di diffondere la spiritualità. Consiglio di muovere il sentimento tramite la coscienza e nient’altro.
Quello che l’artista vero guadagna, è che di fronte all’operare Oggettivo, la sua coscienza si attiva in modo corretto e questo lo prepara ad affrontare la vita nella bellezza effettiva e lo rende eterno, accorcia la relatività del tempo che c’è fra lui e la perfezione.
Tutte le cose della natura, sono gestite in modo perfetto dentro la nostra imperfezione. Queste gestioni, se riescono ad infrangere la sfera oscura che avvolge la nostra coscienza, ci faranno raggiungere l’Armonia Totale: dentro di questa, c’è la verità.
Quello che porta danno all’arte, è anche la confusione seminata dalle Accademie, da troppo tempo queste sono rivolte alle leggi di mercato e mettono zizzania fra gli aspiranti artisti e fanno perdere le emozioni a quelli veri.
Un invito, dunque, alle Accademie a riflettere e a correggersi intellettualmente, senza entrare in conflitto col Neoalluminismo, ma ritrovando il dialogo, che ci deve essere e ci sarà, se si riuscirà tramite l’arte, a parlare una lingua comune e semplice da capirsi. Nelle cose semplici abita da sempre la grandezza delle situazioni.
Le Istituzioni quando decideranno di comunicare al popolo la verità artistica, molto più della metà dei miti costruiti dalle leggi mercantilistiche crolleranno ed i nuovi artisti, con quest’esempio, si daranno da fare per sostenere soprattutto la propria dignità. Ricominceranno dall’inizio, si attiveranno per una nuova costruzione di valori, questa volta attinente al caso arte. Così anche Nietzsche nel “vedere” la ricostruzione artistica oggettiva (per via di quelle macerie, che prima appartenevano agli empi, da lui giustamente e in parte distrutti) sarà sicuramente soddisfatto. Il mondo potrà permettersi di proseguire verso la via della Resurrezione Artistica”.

L’ARTE E IL “NEOALLUMINISMO”

L’arte è creare tramite l’intelletto e lo spirito. Noi uomini-artisti siamo gli apprendisti della natura che ci ha dotato di un’intuizione più o meno sviluppata. E’ in errore, perciò, chi si spaccia per artista non essendolo, così pure è in errore l’artista che si dà importanza nei confronti degli altri. Sostengo fermamente che l’artista ha il dovere di elevare la generazione del suo tempo, sia culturalmente sia spiritualmente.
Bisogna, per tanto, muoversi dal concetto che l’opera d’arte è solo quella che la natura ci ha dato tramite una forza superiore. Nessun uomo è e non sarà mai in grado di emularla chi la pensa diversamente non può far parte del “Neoalluminismo”.
L’estetica è e rimane una grossa componente dell’arte, ma serve esclusivamente ad attirare l’attenzione su di essa per intenderne meglio i contenuti da essa veicolati. È in dubbio che i soggetti rappresentati devono essere limitati nella soggettività, ma non per elusivi motivi di arredamento.
Occorre che l’artista eviti la facile ripetitività, sia di cose fatte da altri che di soggetti già eseguiti da se stesso. Al più gli è concesso per inevitabili motivi di sopravvivenza, di utilizzare opere seriali, ripetitive, e impegnarsi in sperimentazioni giocose seppur distanti dal filone della grande ispirazione. Tuttavia, è importante che non ci s’illuda di fare arte basandosi sulle sole forme estetiche.
Vorrei, inoltre, ricordare agli artisti di far rivivere propria mente quello che hanno prodotto, in modo da imparare e diventare discepoli delle opere stesse. Ci si accorgerà della trascendenza delle opere d’arte e di quanto nella esse ci superino, perché provengono, in ultima istanza, dal Padre dei Lumi e Sommo Artista dell’Universo.

ALCUNI CHIARIMENTI

Desidero precisare, per personale esperienza, che l’artista non è sempre ispirato; spesso egli è arido e vuoto. È perciò, da presuntuosi ritenere di saper sfornare continue opere d’arte. Il che spiega la trascendenza dell’ispirazione e dei contenuti che calano dall’alto quando meno ci si aspetta. Per questo le opere d’arte fatte sotto ispirazione superano di gran lunga, per valore interno, quelle prodotte in stato di semplice razionalità estetica.
Ed il più delle volte, se ci si pone mente, l’opera ispirata contiene messaggi educativi e di elevazione sia per l’artista, che n’è stato il tramite, che per i fruitori della sua arte.
Vorrei, inoltre, soggiungere, rivolgendomi agli artisti, di mettere al bando i “falsi profeti”, i quali s’improvvisano critici d’arte e vili mercanti, facendo circolare manufatti che dell’arte non hanno nemmeno una traccia. Tali “falsi profeti” danneggiano la vera arte e ingenerano confusione perniciosa.
Altro chiarimento è questo: è risaputo che esistono e sono esistiti grandi “esecutori” di forme e colori lirici, di musiche travolgenti e di scritture appassionanti, i quali hanno goduto di corale ammirazione in virtù dei messaggi “passionali” che hanno saputo trasmettere. Purtroppo, però, i messaggi passionali possono giungere a plagiare e spingere verso comportamenti irrazionali: verso le guerre, i suicidi, gli omicidi, i tradimenti.
Quando l’opera d’arte è sbilanciata, mancando i contenuti di vera elevazione umana, può indurre comportamenti sconvolgenti. Non così avviene se l’arte è autentica e bilanciata. Essa pur non accattivando o conquidendo gli animi all’istante, li raggiunge nel tempo e ha durata perenne.
Soggiungo, infine, che l’alluminio da me usato, oltre che dare il carattere di novità, consente per la sua specularità e illuminabilità, di realizzare soggetti eterei e “trascendenti” confinanti con il sacro, ai quali sono riuscito ad imprimere colori essenziali che sono, oltre tutto la grand’originalità della “Fusione Ottica”.

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