Home Arte vista da... Raffaella A. Caruso In bianco e nero i sogni di Erk14 in mostra a Napoli

In bianco e nero i sogni di Erk14 in mostra a Napoli

Sino al 10 gennaio a Napoli nella suggestione di Palazzo Fondi la pittura e le installazioni di Erk14, al secolo Valerio Sarnataro, tra pop e concettuale, in bianco e nero, come le parole sulle pagine della poesia

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Photo credit Alessandra Finelli

Si è appena inaugurata a Napoli, Palazzo Fondi la personale di Erk14, al secolo Valerio Sarnataro. Una serata magica quella del 27 dicembre, con circa 400 persone, segno le le sinergie funzionano, segno che che l’arte contemporanea vera può essere “sociale” soprattutto se affronta la fatica del vivere parlando la lingua dei sogni… Ma si può sognare in bianco e nero? Guardando i lavori di Erk14 la risposta è un forte sì: queste composizioni nascono sicuramente dagli incubi di un mondo sovraesposto a colori per diventare paradossali speranze in bianco e nero. È strano che un giovanissimo scelga il black and white e spesso la carta (immediata e impossibile ai ripensamenti) per mettere -è proprio il caso di dire- nero su bianco la propria visione del mondo in una una sorta di estrema semplificazione semantica solo apparente. In queste carte, in questa netta divisione tra luce e buio si annidano invece una infinità di toni di grigio. Intanto la tradizione neo-classica, poi la forte matrice surrealista e metafisica, condotta certo con il trasporto emotivo ma mai con automatismo psichico che altrove sembra guidare la mano inconsapevole. Erk14 sa bene dove condurre la composizione e in questo l’aiuta sicuramente l’occhio allenato dalle esperienze nel mondo della moda e del visual design. Poi i rimandi a tutto quanto nell’arte c’è stato prima di lui: su tutto il comune denominatore del pop per la velocità con cui rielabora ogni ascendenza e ogni esperienza. Certo è un pop object per le composizioni che mischiano bottiglie e fiori, sedie e finestre aperte sul niente, sole e lampadine, ma che assolutamente non tralascia la vocazione concettuale ante litteram del pop, spesso non riconosciuta ma fortemente presente ad esempio negli oggetti di Warhol: isolati e stranianti, ripetitivi e ossessivi, pronti a diventare icona di altro. A questa ascendenza concettuale Erk14 tiene molto, la dichiara in alcune tele condotte come rebus, la coniuga nell’accostare oggetti domestici a filosofi, nel costringere a seguire fisicamente la linea di un filo che guida verso risposte o si chiude in domande. Il lettore lo potrà meglio capire anche seguendoci nella divisione in alcuni dei cicli-progetto della sua produzione, quali Nepesh o Matrice, animata da momenti non solo pittorici ma anche installativi. Sono certa che per Erk14 quest’ansia progettuale-installativa rappresenti il bisogno fisico di toccare il proprio mondo interiore, di affermarne in maniera prepotente l’esistenza, una sorta di richiamo morale, di affermazione del super io, quasi che così l’osservatore e lui stesso toccandolo potesse capirlo meglio. Prendono dunque vita i suoi vasi di fiori, ma nel mondo reale collassano su se stessi come speranze scemate, in Culla ci sono gli accumuli di una vita che ci fanno capire che nudi nasciamo per nudi morire e che a nulla vale riempire di cose l’horror vacui della paura di vivere, ci sono i simboli del consumismo o meglio dello schiavismo globale ridotti finalmente a zerbino e gli aquiloni come sogni abbandonati appesi all’attaccapanni del quotidiano. È un immaginario dolente e dissacrante quello di Erk14, raro da trovare nella sua generazione, pronta all’omologazione piuttosto che alla critica, mitigato sempre però dalla levità della poesia. Meravigliosa la bomba di vetro pronta a esplosioni di fiori, e questo ci fa capire che da giovane uomo, seppur nascosto dallo scudo del nichilismo, anche lui crede nella rivoluzione del cuore e spera… Ugualmente il trasporto del sogno lo spinge a composizioni pittoriche ardite per dimensioni e per l’ampiezza emotiva del racconto. Su tutti la summa di Quello che resta di un amore o di Accumuli …

Vi lascio guardare e se fissate a lungo, intensamente, forte forte la riga del bianco sul nero, negli occhi apparirà il colore. Sino al 10 gennaio.