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Bruno Di Bello: il mio ricordo

Scompare con Bruno Di Bello un Maestro che ha fatto la storia dell'arte

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Bruno Di Bello, Obliquo, 2019, Courtesy dell'Artista e di Eidos Immagini Contemporanee

L’ultima visita al tuo studio è stata due settimane fa con il progetto di due personali e di una mostra pubblica ancora tutta da costruire. Perché nulla Maestro lasciavi al Caso e non amavi esposizioni di opere sparse che non fossero state pensate e meditate le une per le altre, come i giorni che si giustificano l’un l’altro creando la vita. Già la vita, che fugge veloce e scompare senza lasciare appello. Silenziosa. Impietosa. Non ha guardato progetti, giorni, affetti. É semplicemente andata via, quando ha voluto. Ci siamo lasciati e c’era il sole e la promessa di un pezzo che avrei scritto per te, non appena avessi trovato il coraggio. Conosco bene il tuo lucido argomentare, la serietà di una ricerca intrapresa formalmente nel 1958 e mai interrotta ma soprattutto l’analisi ironica e impietosa che applicavi a ogni parola e non ultimo il sarcasmo che riservavi alla categoria dei “critici”. Così rivendicando l’appartenenza alla categoria “scrittori” e giustificando la mia attitudine alla parola, ho promesso. E ci siamo lasciati felici, io perché ho finalmente capito che ti fidavi del mio sentire, tu perché quando con gli occhi ho afferrato il tuo ultimo lavoro hai esclamato: “Oggi sono contento perché vedo che un mio lavoro ti piace davvero”. Maestro mi piacciono tutti i tuoi lavori, le emulsioni fotografiche della mec art di cui fosti il teorico più acuto, le carte di Apollo e Dafne, e scherzavamo perché l’ombra della modella sembrava ad alcuni che mi somigliasse un poco, i frattali che tanto hai studiato riconducendo la natura alla matematica e all’arte (o forse il contrario?) e le spirali autogenerate con la forza ipnotica di un’inizio che si confonde con la fine… Eppure questo quadro che ho portato via con me è diverso: la geometria esplode, pura luce e colore, una gioia troppo piena per essere naturale. Una linea sottile, netta, cattiva, tagliente, scura nasce dal centro e lo porta verso l’alto. L’hai datato e intitolato davanti a me Obliquo, 2019, io ti avrei suggerito Infinito, ma mi avresti opposto il solito “No. Obliquo”, così esitai. Rimasi turbata perché ho visto già il lavoro di alcuni maestri repentinamente cambiare vicino alla fine, anche se per niente annunciata. Ricacciai il pensiero. Ci abbracciammo e uscii, progettando con questa luce negli occhi, nuovi scenari possibili.

Adesso so che le tue opere parleranno ancora, non più l’Uomo. Conservo gelosi alcuni aneddoti: Lucio Amelio, Berlino, le grandi mostre, il lavoro di grafico, la nuova macchina fotografica “un gioiellino”, il Naviglio e Napoli, ah e l’ombrello mezzo rotto che hai dimenticato l’anno scorso nello stand di Artefiera… Ci siamo incontrati troppo tardi. Ma ci siamo incontrati. Grazie Bruno.