Wolfgang Volz, Christo e Jeanne-Claude, Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1983, fotografia originale su dibond, 100 x 300, 3 esemplari

Ho visitato in preview da Colossi Arte Contemporanea About Christo and Jeanne-Claude. Opere edite dal 1969 al 2004 pubblicate sul catalogo Jörg Schellmann, in esposizione per il pubblico dal 14 maggio al 15 settembre 2016 (www. colossiarte.it). Il percorso offre un chiaro e articolato esempio  -che segue peraltro il personale filo logico ed emotivo di una collezione- della varietà di ricerca condotta da Christo nell’arco della sua produzione: dall’impacchettamento dei  piccoli oggetti sino a edifici e monumenti. L’Ericsson Display Monitor Unit 3111 Wrapped (1985) dimostra ad esempio come, fin dai primissimi esperimenti parigini degli anni 60, Christo amasse impacchettare oggetti di uso quotidiano, mantenendo evidente la fisionomia dell’oggetto, secondo la logica dello “svelare occultando”, fortunata formula coniata dal critico David Bourdon. Questa filosofia verrà mantenuta anche nella collocazione urbana del lavoro, come dimostrano il progetto della America House Wrapped (1969) e due schizzi e un collage di fotografia e stampa della Wrapped Kunsthalle di Berna, in Svizzera, realizzata nel 1968 in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del museo, il primo museo d’Europa impacchettato nella sua interezza con 2.500 metri quadrati di polietilene legato da circa 3000 metri di corda, segnando numeri da record destinati a crescere nei progetti realizzati dagli environmental artists.  L’intelligente intuizione estetica di Christo lo porta, a differenza della coeva Pop Art americana, a distogliere l’attenzione dall’involucro ammiccante, goloso del panorama iconografico dei mass-media per focalizzarla su quello, misterioso e intrigante, che avviluppa enfatizzando  il contenuto. E lo farà anche in opere di dimensioni più contenute, come nel collage preparatorio della Wrapped Snoopy House per il Charles M. Schulz Museum di Santa Rosa, in California (2004), in risposta alla striscia di fumetti di Schulz che omaggiava l’artista nel 1978.

Dalla seconda metà degli anni 60 il lavoro di Christo assume, con il trasferimento a New York, sfumature diverse: da una parte più squisitamente pittoriche e dall’altra monumentali. Lo si percepisce nel primo caso ad esempio negli Store Fronts (qui lo Yellow Store Front), collage preparatori per la realizzazione della copertura con tessuto o carta da pacchi delle facciate di negozi, fatte in legno e dipinte in vari colori. Per quanto riguarda la monumentalità sono emblematiche le fotografie e il collage preparatorio che documentano  la delicata fase di sollevamento del più grande dei tre Air Packages, strutture gonfiabili autosostenute: 5600 Cubic Meter Package (1967-68) è presentato nel corso di Documenta 4 a Kassel, diventando una delle opere più discusse della mostra e destando un clima di attesa e di ammirazione e curiosità generalizzata  che ancora rende unici gli interventi di Christo come è ancora oggi palpabile sulle rive del lago d’Iseo, per l’interesse di  un pubblico non proprio di addetti ai lavori.

Unendo la forza di un’immaginazione che sfiora la visionarietà e le opportunità offerte dalla società industriale, Christo e Jeanne-Claude arrivano, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, a dare vita nei loro cantieri a cooperazioni popolari e diffuse,  concependo opere ancora più monumentali, come la Texas Mastaba, Project for 500.000 Stacked Oil Drums nel 1977, della quale è in mostra la serigrafia del progetto, mai realizzato. Si tratta di una massiccia struttura a piramide che doveva essere collocata tra Houston e Galveston, in Texas, senza punta, piatta, che riporta all’arcaismo monumentale mesopotamico. Christo ha sempre utilizzato i barili di petrolio non solo per la ruvida potenza estetica dell’oggetto ma per le suggestioni offerte a livello economico, sociale ed ecologista, quanto mai attuale.

E veniamo ai progetti d’acqua, quelli sicuramente più richiesti oggi dal mercato. Wrapped Coast, 2,4 kilometri di ripido tratto costiero a Little Bay, nei pressi di Sidney, impacchettati con 90.000 metri quadrati di tessuto anti-erosione e 56 kilometri di corda di polipropilene avvinghiata alle rocce, il tutto rimosso e riciclato dopo le dieci settimane di durata dell’allestimento al fine di ridurre a zero l’impatto ambientale chiarisce in maniera spettacolare (tanto quanto The floating Piers) come le opere di Christo siano create fondamentalmente per rimanere impresse nella memoria di coloro che hanno avuto la fortuna di ammirarle live nel contesto naturale in cui sono agite. E lo sgomento e il senso dell’umana fragilità prende allora il sopravvento. È quanto accade in interventi quali l’impacchettamento del Reichstag (Wrapped Reichstag, Project for Berlin, 1971-1995) e dei Wrapped Trees alla Fondazione Beyeler and Berower Park di Riehen, in Svizzera (1997-1998) dei quali sono in mostra immagini fotografiche. L’uso del tessuto suggerisce l’idea di qualcosa di effimero e fragile, che ancora possa oscillare al vento (gli alberi sono paradossalmente preservati nella loro naturalità dal rivestimento di  polipropilene) e ugualmente modellato in pieghe e drappeggi, offre un forte impatto chiaroscurale e pittorico per le torri, il tetto, le statue e i vasi di pietra del Reichstag. Il senso della transitorietà è dato non solo dall’estetica del tessuto, ma anche dal tempo brevissimo in cui vivono alcuni interventi. Uno tra i più brevi- anch’esso testimoniato nel percorso espositivo- il Monumento a Vittorio Emanuele in Piazza del Duomo a Milano (1970): solo 48 ore in occasione dell’anniversario della fondazione dei Nouveaux Réalistes. In mostra anche il bozzetto realizzato per altre installazioni temporanee all’interno di un contesto urbano italiano: l’impacchettamento della Statua di Venere (Wrapped Venus, Project for Villa Borghese, Roma, 1974), nel contesto del più ampio progetto The Wall – Wrapped Roman Wall, 1974, nel corso del quale le mura aureliane sono state avvolte per quaranta giorni, lasciando che tre dei quattro archi impacchettati continuassero ad essere utilizzati per il traffico, interagendo attivamente con la vita della città. Lo spettatore troverà altri spunti documentari interessantissimi, con l’intelligente occasione di poter acquisire nella serigrafia progetti importantissimi a quotazioni certo non pari a quelle del pezzo unico ma dalla stessa inalterata magia…