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La Urban Art, ecco la risposta!

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L’arte contemporanea dilaga in città, basta fare un giro ad Ancona e subito ci si accorge qua e la di qualche intervento artistico fuori dal comune. Chi non ha mai sentito parlare del Pop Up festival pensa che siano i soliti “graffitari” di turno che si sono messi in testa di fare le cose in grande e invece no, il progetto che sta dietro è ben organizzato e vincente.
Il Pop Up è uno dei festival di Urban Art più importanti in Italia e qui qualcuno dirà: Urban Art? Read More Eh si, proprio questo termine calza a pennello, non più quello di Street Art troppo stretto e ormai invecchiato, l’idea dell’arte urbana è più consona, qui si parla di arte che dialoga con il territorio, che reinterpreta la città e la fa sua. Ecco la genialità di questo festival conclusosi i primi di settembre nel capoluogo marchigiano ma in realtà i frutti di questo evento continuano ad essere visibili in città.
I pennelli, i muri, le saracinesche, le barche, le reti …. una commistione tra arte e pesca, tra arte e mare, tra arte e porto. Pochi elementi essenziali per permettere ai migliori artisti internazionali di far dilagare l’arte nel Porto di Ancona. Bastano poche sensate idee a volte per reinventare il volto di una zona della città e da questa espandere il concetto a tutta la superficie urbanizzata.
Basta una sola idea di utilizzare uno spazio finora mai sperimentato per mostre ed eventi, Porta Pia e dare carta bianca all’artista Ericailcane ed ecco che il luogo prende vita e la fiaba dell’arte contemporanea si sposa con un luogo storico simbolo della città.
Gli spazi urbani vanno reinventati, ricolorati e restituiti alla popolazione che li abita, il grigiore sparisce e la mente si mette in moto per cercare di carpire i segreti di un linguaggio artistico che ha l’intento di parlare a tutti …. persino ai pescatori. Le barche diventano opere d’arte itineranti autografate, se poi il tutto è condito dal titolo ICTYS: Festa popolare d’arte e pesca allora la connessione si è creata … i cittadini riscoprono il rapporto con la pesca passando per l’arte e viceversa. Un approccio nuovo che senza pretese scatena consensi e dissensi come nel caso dell’opera di Ozmo, una Madonna con bambino un po’, diciamo così rivisitata, a testa in giù. Accusarlo di blasfemia mi pare eccessivo e infondo è tipico dell’arte contemporanea sollevare polveroni mediatico-etici che sono la carta vincente di mondo in continua evoluzione.