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In Italia dilagano le pacifiche #invasionidigitali

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Dal 20 al 28 aprile i beni culturali italiani sono stati al  centro dell’attenzione sui social media grazie a #invasionidigitali, un progetto nazionale per cambiare prospettiva e ripensare la fruizione della cultura nel nostro paese.Read More

“La bellezza salverà il mondo” diceva Fëdor Dostoevskij e renderla fruibile sul web e in tempo reale, non è una rivoluzione ma sicuramente un passo importante per rimettere al centro la cultura e ripensare il rapporto tra pubblico e patrimonio storico-artistico. Ecco il concetto primario di Invasioni Digitali, un’appropriazione dal basso e trasversale, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione e diffusione di beni culturali.L’iniziativa, ideata da Fabrizio Todisco esperto di turismo e comunicazione, è nata online e collegata ad azioni concrete offline: una serie di mini-eventi dal 20 al 28 aprile 2013 hanno visto la partecipazione di tantissimi “invasori” pacifici che attraverso i social network e l’hashtag #invasionidigitali hanno condiviso foto, video, tweets e post dei luoghi della cultura italiani. Coniugare la potenza dei social media con eventi reali crea un’alchimia perfetta per diffondere un monito: “Liberiamo la cultura”. Un’idea semplice ed efficace accolta da centinaia di persone che in poche settimane hanno organizzato e partecipato  più di 250 eventi in tutta Italia: un “grand tour” digitale del XXI secolo. Nel manifesto di Invasioni Digitali si legge “L’accelerazione della rivoluzione digitale può contribuire in maniera esponenziale allo svecchiamento delle istituzioni culturali e favorire una concezione “aperta e diffusa del patrimonio culturale”. Ma l’Italia, primo paese al mondo per turismo e cultura, con una tendenza spasmodica alla conservazione è davvero pronta ad intraprendere la strada dell’innovazione? A questo proposito ci risponde Fabrizio Todisco, l’ideatore del progetto.

Fabrizio Todisco - Invasioni DigitaliIl progetto #invasionidigitali sta avendo un grande successo, in molti hanno risposto al tuo accorato appello. Come spieghi questa  coinvolgimento?
“La causa ha preso un po’ il cuore di tutti, le persone tengono molto al proprio territorio, alle proprie radici e alla propria cultura e noi abbiamo semplicemente innescato tutto questo e dato la possibilità a  loro di comunicare, scoprire e far conoscere le loro risorse”.

Il progetto ha l’obiettivo di porre l’accento sulla fruizione della cultura in Italia, nell’era dei social network va ripensato il rapporto tra pubblico e opere?
“Internet, i social media e la tecnologia hanno cambiato il modo di vivere delle persone e di conseguenza va ripensato anche il rapporto tra il visitatore ed il museo che non va più visto come qualcosa di passivo ma come qualcosa di partecipato, aperto e accogliente. Oggi i visitatori oltre ad essere fruitori sono anche produttori di contenuti e sono alla ricerca di un esperienza museale diversa, interattiva. Credo che la tecnologia possa giocare un ruolo importante anche a far  riavvicinare i giovani al mondo della cultura e con le invasioni digitali questo già lo stiamo notando”.

L’utilizzo del termine “Invasione” e dell’hashtag  #liberiamolacultura presuppone una presa di posizione radicale?
“Abbiamo anche spesso utilizzato l’hashtag #veniamoinpace certo la presa di posizione è forte perché in effetti c’è bisogno di un cambiamento radicale e di uno svecchiamento delle gestioni pubbliche
dei beni culturali”.

Il progetto è a costo zero, anche se ha coinvolto persone ed energie. Si pone nuovamente il problema che ancora una volta con “la cultura non si mangia” in Italia?
“Essendo un’iniziativa che parte dal basso il discorso è un po’ diverso nel senso che magari se fossimo partiti dall’alto forse non avremmo avuto questo successo e avremmo snaturato tutto. Nel nostro caso il progetto è a costo zero ma c’è comunque dentro il lavoro di tantissime persone che vale davvero tantissimo. Certo con la cultura non si mangia e nonostante siamo il primo paese al mondo in questo, sentiamo di continuo parlare di tagli al settore della cultura che, insieme a quello turistico, costituiscono la più grande industria del nostro paese”.

Info: www.invasionidigitali.it