Elina Gertsman, Worlds Within. Opening the Medieval Shrine Madonna, The Pennsylvania State University Press, University Park, Pennsylvania, 2015, pp. 268, 48 illustrazioni a colori, 106 in b/n, $ 79,95.
Elina Gertsman, Worlds Within. Opening the Medieval Shrine Madonna, The Pennsylvania State University Press, University Park, Pennsylvania, 2015, pp. 268, 48 illustrazioni a colori, 106 in b/n,
$ 79,95.

di Loretta Vandi

L’ultimo lavoro di Elina Gertsman, risultato di lunghe ricerche e veri e propri pellegrinaggi, si sviluppa tra argomentazioni, descrizioni e numerose citazioni, intorno al tema della “Madonna-scrigno” (detta anche Shrine Madonna, Vierge ouvrante o Schreinmadonna). Questo tipo di statua, oggetto di devozione ma anche, secondo l’autrice, personificazione del mistero, è generalmente di legno, più raramente d’avorio. La sua peculiarità è di presentare al centro del corpo una profonda fessura che separa due ante, aprendo le quali si scopre una cavità contenente altre statue di minor formato: la Trinità, Gesù in trono che sorregge la propria croce, oppure storie dipinte della sua infanzia, passione e resurrezione, talvolta anche schiere di santi e devoti. Gli studiosi contemporanei stanno mostrando un certo interesse verso questa inconsueta forma artistica, per una varietà di motivi che si possono riassumere nel fatto che la Madonna-scrigno si presta, grazie alla sua ambivalenza tra interno ed esterno, ad essere studiata ricorrendo al concetto di “performatività”. Da un punto più specificamente storico, per il momento nessuna Madonna-scrigno è attribuibile a uno scultore conosciuto, il numero di statue rimastoci è esiguo (c. 40) e la loro provenienza riguarda diverse nazioni europee (Germania, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Italia, Svizzera, Danimarca, Polonia, Finlandia, Svezia e Austria).

Non sembrerebbe un buon consiglio indirizzare il lettore a leggere un libro dalla fine per permettergli di comprendere le direzioni di un autore, ma in questo caso il post-scriptum “The Excavated Body” è senz’altro rivelatore. Esso contiene tutto ciò che è stato sviluppato in modo più ampio nei capitoli precedenti (I: Secrets; II: Ruptures; III: Play; IV: Imprints), in particolare viene riaffermato che il corpo della Madonna-Scrigno contiene segreti e invita all’interazione; aprendosi, mostra un ricco contenuto di immagini che danno luogo a performances centrate sui temi della vita e della morte. L’autrice propone di riconoscere una persistenza di questo tipo di statua nel corso dei secoli, secondo una serie di trasmutazioni in una grande varietà di media, tra cui un’incisione tedesca del 1520 raffigurante una donna che fila, un modello anatomico femminile in cera del XVIII secolo, una serie di bambole di legno (Matryoshka) della fine del XIX secolo e un robot (“fembot”) contemporaneo creato digitalmente. In tutti gli esempi citati l’aspetto devozionale, anziché essere “svanito gradualmente” (come suggerisce l’autrice), sembra non essere mai esistito. Venendo così a mancare l’appoggio della derivazione iconografica, ciò che occorrerebbe indagare, a nostro parere, sarebbero le condizioni sociali e le finalità dei quattro esempi citati, che non sembrano avere qualcosa in comune: la donna che fila con la gonna sollevabile, rivelando due serpenti tra le gambe, va spiegata con il testo di cui era illustrazione (raccolta di canzoni popolari); il modello in cera con le sezioni interne estraibili va inserito nel contesto delle ricerche mediche del XVIII secolo; le Matryoshke appartenevano un tempo alla cultura popolare; e oggi non potrebbero svelare “profonde memorie, sempre più essenziali” (p. 185), poiché la loro diversità risiede solo nella grandezza di ognuna, non nei dettagli di significato; la “fembot” del 2007 è un’ingegnosa creazione della pubblicità e come tale raggiunge il suo scopo di stupire e indurre al consumo del prodotto (la birra Heineken).

In ogni modo, il libro è dedicato all’analisi dell’iconografia mariana e, allo stesso tempo, alla relazione di Maria con il Figlio di Dio che ella mostra all’interno del suo ventre. Un’immagine pittorica non avrebbe mai potuto avvicinarsi agli effetti realistici che una statua può ottenere, non soltanto in riferimento alle reazioni del pubblico tardo medievale ma anche alle preferenze degli storici dell’arte attuali che vedono nel tema del corpo tridimensionale, così come si presenta nelle statue, un soggetto promettente per mettere in azione idee di manipolazione, alterità e attivazione dei cinque sensi, in relazione ad animazioni taumaturgiche, all’idolatria o al compiere miracoli. Anche Gertsman indica chiaramente questa preferenza, con un’attenzione particolare verso il tema del concepimento, della gravidanza e del parto. Ma forse questo spostamento verso ciò che una statua poteva “fare” è un modo per eludere discussioni su convenzioni e simboli.

Uno dei tentativi più riusciti da parte dell’autrice di contestualizzare la Madonna-Scrigno è quello relativo alla Madonna di Quelven in Bretagna (pp. 168-77) anche se Gertsman, pur facendo riferimento ad alcuni autori contemporanei all’esecuzione della statua, si affida essenzialmente a interpretazioni di storici, storici dell’arte, filosofi e sociologi attuali, in particolare adottando le loro teorie sulla visione, sul tatto, sulle sacre rappresentazioni e sulla memoria. In relazione a quest’ultimo punto, basandosi sugli studi ormai classici di Mary Carruthers sull’ars memorativa, Gertsman trova caratteri in comune tra utero e memoria, entrambi allo stesso tempo locus e imago. La Madonna-Scrigno sarebbe non soltanto un’immagine di memoria ma anche un luogo di memoria per altre immagini, come “l’arca, la chiesa, il tabernacolo, un’architettura antropomorfizzata che contiene imagines agentes” (p. 155), capaci di mettere in moto catene di associazioni.

Tuttavia se questo tipo di scultura era capace di racchiudere in sé così efficacemente il mistero divino, sia quando era di piccole dimensioni (26 cm) che a grandezza naturale, perché iniziò ad apparire solo a partire dal XIII secolo per scomparire dopo il XVI? Una spiegazione troppo diretta sarebbe quella di connettere l’apparizione della Madonna-Scrigno con la “corrente mariana” che si diffuse a partire dal XIII secolo. Ammettendo che questo sia stato lo stimolo iniziale, esso fu necessario ma non sufficiente. Come forma, sembra naturale collegarla con i dittici e i trittici di soggetto sacro, ma qui, diversamente dalle altre produzioni, è Maria stessa che si apre e si chiude e in più non rimane permanentemente aperta come nelle raffigurazioni della Madonna della Misericordia.

Suggerendo che la Madonna-Scrigno mette in primo piano la corporalità della percezione (p. 181), Gertsman ritiene che essa non sia un oggetto creato per la contemplazione. Al contrario, essendo “un sostegno flessibile, una marionetta adattabile, un utero che fa nascere, un sentiero mnemonico”, possiede una “versatilità interattiva”, essendo un luogo di reciprocità tra corpi scolpiti, dipinti e vivi. Non sarebbe, comunque, inopportuno considerare la Madonna-Scrigno come un punto di snodo di temi relativi a tutte le produzioni medievali ed è questo che esattamente l’autrice ci suggerisce di fare: la relazione tra l’arte e le performances devozionali; la tendenza del medioevo a somatizzare la fede, per mezzo di atti corporei come il vedere e il toccare che potevano riformare e salvare l’anima del credente; il ruolo dell’osservare nella cultura della preghiera e della meditazione di fronte a un’immagine; l’importanza della memoria in tale cultura. Se per Gertsman il corpo apribile della Madonna-Scrigno attira la nostra attenzione sulla complessità delle pratiche del vedere tardo medievali, “multi-modali e profondamente sensuali”, che presuppongono fluidità intellettuale da parte del pubblico, l’autrice ha cercato anche di chiarire la “vulnerabilità semiotica” di questo tipo di statua che aveva provocato tanta ansietà al cancelliere dell’Università di Parigi, Jean Gerson (morto nel 1429), fino a condurlo a suggerirne la distruzione.

La proposta dell’autrice di interpretare come oggetto storico l’utero perennemente gravido della Madonna-Scrigno è estremamente interessante, soprattutto perché sposta l’interesse verso il corpo femminile dall’esterno all’interno, creando aspettative e appagamenti. Tutte le madonne-scrigno trattate dalla Gertsman sono state analizzate attentamente, messe in relazione tra loro e con quei concetti cari all’autrice che, a suo parere, vanno al di là di precisi momenti storici anche se le statue erano viste ed elaborate mentalmente da un pubblico tardo medievale. Il libro “Worlds Within. Opening the Medieval Shrine Madonna” è un contributo notevole agli studi medievali non solo per il contenuto ma anche per il modo con cui l’autrice ci conduce a leggere il testo, scritto con grande vivacità, talvolta umorismo e con quella passione per l’oggetto indagato che ci fa sentire la presenza dell’autrice in ogni pagina. È un libro che sollecita l’immaginazione, è un esempio di indagine interdisciplinare che porta il lettore all’interno delle immagini che, sebbene complesse, non lo sono a tal punto da non svelare i loro segreti.