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Corporate Art – L’azienda come oggetto d’arte

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Aidan, Taste of life, 2015, opera interattiva in realtà aumentataRoma – La Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, in collaborazione con pptArt, prima piattaforma di crowdsourcing di arte, e con LUISS Creative Business Center, ha organizzato l’esposizione Corporate Art volta a valorizzare la relazione tra il mondo del business e la creatività artistica. La mostra inaugurata il 25 giugno sarà visitabile sino all’11 ottobre (Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, Roma, Viale delle Belle Arti, 131 –  www.gnam.beniculturali.it)

Obiettivo dell’esposizione è recuperare la tradizione di collaborazione tra arte e azienda, evidenziando i segnali recenti di una riscoperta delle potenzialità artistiche all’interno dei processi di marketing, responsabilità sociale e comunicazione aziendale. Interessante intendimento in un momento storico in cui i valori dell’imprenditoria sono gravemente penalizzati dalla congiuntura politica ed economica.

Molte aziende hanno risposto all’appello e la GNAM, in collaborazione con pptArt, ha selezionato prodotti ed opere  in base al valore artistico e alla corrispondenza con il DNA dell’impresa. In mostra dunque oltre settanta lavori di artisti contemporanei italiani e internazionali, accanto ad opere realizzate da artisti storici italiani per le società Esso, Strega Alberti e Martini.

Il percorso espositivo illustra la grande varietà di collaborazioni possibili tra artisti e aziende. Oltre a personalizzazioni limited edition di oggetti di consumo e aziendali, una delle collaborazioni più frequenti riguarda il packaging di prodotti. Un secondo filone include le opere d’arte celebrative di momenti particolari della vita aziendale (lancio di nuovi prodotti, operazioni straordinarie, anniversari, etc.). Terza ideale sezione le “icone”, ovvero le rappresentazioni spontanee di marche e prodotti aziendali nei lavori degli artisti.

Gli artisti in mostra sono

Afro , Aidan, Sarah Arnett, Daniele Basso, Riccardo Bernucci, Peter Blake, Stefano Bolcato, Alex Braga, Romero Britto, Leonetto Cappiello, Bruno Ceccobelli, Gianluigi Colin, Eugenio Colmo, Walter Di Giusto, Baldo Diodato, Matilde Domestico, Flavio Favelli, Riccardo Fortuna, Beppe Giacobbe, Emanuele Giannetti, Matteo Giuntini, Renato Guttuso, Beppe Guzzi, David Harber, Mimmo Iacopino, Hara Katisui, Giancarlo Lepore, Lobulo, Marco Lodola, Mario Mafai, Paolo Masi, Peter Max, Alexander McQueen, Poonam Mistny, Maurizio Mochetti, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo, Gianni Novak, Mimmo Paladino, Enrico Paulucci, Concetto Pozzati, Pino Procopio, Sandro Properzi, Marcello Reboani, Giuseppe Riccobaldi, Tom Sachs, Giuseppe Santomaso, Guido Scarabattolo, Antonio Pio Saracino, Skenè, Emilio Tadini, Marco Veronese, Lorenzo Vespignani, Willow, Peter Yuill, Olimpia Zagnoli, Fabrizio Folco Zambelli.

Girando per le sale (ricordando di visitare la collezione permanente della GNAM che vanta capolavori assoluti –quelli da libro di storia dell’arte per intenderci-) il visitatore potrà imbattersi nei vasi dell’Amarena Fabbri di Lodola e Favelli, nei bozzetti pubblicitari di Pascali, in strepitosi Santomaso, Paulucci, Vespignani della collezione Esso, nei lavori eco-pop di Marcello Reboani, “aziendali” dai materiali utilizzati (scarti di lavorazione chiesti alle aziende) sino alla personalissima rielaborazione di quelle che sono le icone del design e del savoir-vivre in questo caso italico. Ma non tutte italiane sono le aziende che hanno raccolto la chiamata…Ecco ad esempio i cofani d’autore Porsche, provenienti dalla collezione Museo del Parco di Portofino, mirabilmente e liricamente interpretati con spirito onirico, futurista ed anche un po’ guascone da Marco Veronese, Walter Di Giusto e Bruno Ceccobelli o le opere per la cave di Champagne Franck Bonneville, il cui marchio è stato proposto in realtà aumentata da Aidan, sia come prodotto in una bottiglia limited edition, sia celebrato da un’opera vera e propria. In una mostra dunque che parla il linguaggio della contemporaneità di cui necessariamente si nutrono le aziende, è interessante il lavoro di questo artista, che utilizza nei suoi quadri uno strumento nato proprio per il marketing e lo riesce a fare in maniera molto personale, svincolandolo dal freddo linguaggio della programmazione, con  lirismi esattamente congruenti all’opera fisica e soprattutto rendendolo fruibile con un semplice smartphone.

Insomma una mostra tutta da visitare con attenzione, scoprendo prodotti, opere, particolari che solo un’attenta regia poteva restituire al pubblico con questa freschezza.

Raffaella A. Caruso