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Artissima in tutti i sensi!

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17 non è un numero che porta sfortuna a giudicare dal boom di visitatori che ha preso parte a questa intensa edizione d’ Artissima, all’insegna proprio del superlativo: tantissima partecipazione, grandissima pubblicizzazione, nuovissima sede.
L’ Oval, padiglione realizzato in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, ha dimostrato ancora una volta di essere uno spazio azzeccato per ospitare fiere e convegni internazionali, ben 20mila metri quadri dove gli espositori possono godere di ampi spazi quasi futuristici.
Ma quello che più ha sorpreso ad Artissima sono i segnali di ripresa e di rinnovato ottimismo del mercato dell’arte, come ricordato dal direttore Francesco Manacorda. Pare addirittura che non ci siano state particolari lamentale da parte degli espositori per le mancate vendite, anzi questo segnale positivo fa ben sperare per una vivificazione del mercato dell’arte in Italia che sta soffrendo molto da circa due anni e mezzo e le fiere sono state le prime a suonare il campanello d’allarme. Ma se da un lato c’è stato un aumento delle vendite, dall’altro si riscontra un certo cambiamento nell’atteggiamento dei collezionisti, infatti c’è una propensione al trattare anche sui piccoli prezzi, segno inconfondibile che non siamo fuori dalla crisi, ma la stiamo navigando. che si approcciano al mercato dell’arte con fare guardingo, che contrattano e poi con immensa gioia del gallerista comprano almeno un piccolo pezzo, certo è che ci si deve accontentare per il momento, ma è già qualcosa. Read More
Una fiera insomma dal look rinnovato e con diverse novità, questi sono stati gli ingredienti magici che hanno permesso ad Artissima di essere premiata dai visitatori che hanno seguito anche le innumerevoli iniziative in calendario. Tre le sessioni: Main Section con oltre 100 gallerie considerate rappresentative del panorama mondiale, Present Future per le gallerie emergenti, mentre nelle New Entries sono comprese le 29 gallerie giovanissime, quelle nate da meno di cinque anni. La nuova sezione Back to the Future ospita 24 mostre monografiche di artisti attivi tra gli anni Sessanta e Settanta. Insomma ce n’era per tutti i gusti e questo non guasta di certo, perché il tutto è stato organizzato in maniera omogenea e ben coordinato dallo staff della fiera.
Molte le iniziative collaterali come la Notte delle Arti Contemporanee: sembra che sia tornata la qualità, la trovata degli artisti che fanno cocktail è simpatica e abbatte la barriera tra artisti star e il pubblico alla galleria Sonia Rosso, le altre proposte interessanti sono quelle delle gallerie Franco Noero e Franco Soffiantino. Altra novità l’arte contemporanea che si sposa con la musica elettronica grazie al festival Club to Club, con un gran finale in bellezza fino alle sei della mattina. Insomma una Torino che per tre giorni ha riscoperto la sana vitalità artistico-culturale e il buon mercato dell’arte, certo, le lamentele non mancano mai e il margine per migliorare c’è sempre ma è già un buon inizio per Manacorda, al timone per la prima volta di una delle più grandi fiere italiane d’arte contemporanea.