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DOROTHY CIRCUS GALLERY proudly presents AFARIN SAJEDI “ILLUSION” – SOLO EXHIBITION Opening Reception April 16th 2016

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Poster Afarin_Illusion

The Artist will be attending the opening.
If you would like to join the opening reception on April 16th,
please send an email to [email protected] specifying your name and your interest.
L’artista parteciperà all’opening.
In caso di interesse all’opening reception il 16 Aprile, vi preghiamo di inviare
una mail a [email protected] specificando il vostro nome e il vostro interesse.

ENG/ITA
After her successful collaborations with Dorothy Circus Gallery in the group show “God is Her Deejay” and the special event “Printemps Parisien,” the Iranian artist Afarin Sajedi returns to Rome for her first official solo show at DCG, “Illusion”.

In this exhibition, opening on April 16th 2016, the viewers will get the chance to drive through and dive into the artist’s suggestive brand new pieces; these deal with the theme of illusions – which also stands as the title of the show. Five shattering huge canvases welcome the viewer in the Red Hall of Dorothy Circus Gallery.

These stunning paintings are characterized by a central female figure on a plainly colored background, which is often cut by living elements and objects that cross a mystic scenario. The women depicted address identity and humans – whether men or women. They stand in their frames to communicate with all kinds of beholders, developing a silent speech made of suggestions and emotions, aimed at penetrating and striking the careful look of people admiring the artworks. Even though seemingly submerged in a deep sea of quietness, the women painted with acrylic brushes are meant to scrutinize the human soul, bringing to the surface themes related both to socio-political conditions and to the experience of inner feelings.

The word “illusion” is interlaced to the word “peace,” which must not be intended as the end of pains, but rather as “a new viewpoint in which ‘dreaming’ and ‘loving’ are bolder – two primary forces of the feminine world,” as the artists states. This constant can be visualized metaphorically in each painting, in which everything is enigmatic, suspended, undefined, on the boundary between reality and dream. “Illusion” is also linked to magicians’ illusions, in which the act of creating a misleading reality might even succeed in generating a personal utopia out of it, which could eventually keep one struck in the illusion’s confines.

While in Sajedi’s past production women’s faces came out of the darkness to describe feelings of pain, now the figures are calmer and dressed with accessories that remind of Futurism. Once more, some key elements are repeated in all of the canvases, creating a strong symbolic vocabulary that generates a particular surreal atmosphere, typical of Sajedi’s creations. Through each piece, the feminine figure undergoes a detailed study from different point of views.

The series begins with a profile view, in which a fish, used as a surreal headgear, stands out; it goes on with the first frontal view, in which the woman looks down, eyes closed, meditating beneath the headgear that acts as an insulator. This element keeps the women detached from the external world, so that she can dedicate all her attention to the fish only, which now lies just beneath her chin. In the second frontal view the figure is looking at the viewer, staring at him/her with her shiny gaze, almost looking for someone with whom to communicate. The fish has disappeared from the scene – only some spurts remain. Finally, a photographically-cut cut composition shows the same woman in an asymmetrical position, covered by a headgear that has now overcome and overloaded her. Her eyes are now covered by curious glasses, which seem to cease her longing for communication.

Together with these large artworks, Afarin Sajedi also exhibits smaller pieces that propose a different approach to her artistic production. Influenced by the artist’s love for classical arts and illustrations, these artworks own a narrative flow, they tell a story that is more figurative and less evanescent in the eyes of the viewers. More than one character appears, while the human features mix and are sometimes replaced by animal parts or beings. Again, the fish attracts the viewer’s attention as a symbolic reference to the flow of emotions that pulses into the painted women’s veins. The interrogative faces of the figures depicted question the beholders and invite them to discover the deepest significances of the artworks’ symbolism. The eyes of the characters are almost always closed, as if to highlight both the deprivations these women have to undergo in their daily life, and the capability they developed to observe the world through an “inner sight” that needs no physical eyes. Their feelings, and their ability to feel, is what makes these women strong and extremely fascinating to our external view.


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Dopo il successo della sua collaborazione con la Dorothy Circus Gallery in occasione della collettiva “God is her Deejay” e dell’evento speciale “Printemps Parisien”, l’artista Iraniana Afarin Sajedi torna a Roma per “Illusion”, la sua prima personale ufficiale ospitata e curata dalla DCG.

In questa mostra, che inaugurerà il 16 Aprile 2016, il pubblico verrà condotto e immerso nella surreale atmosfera delle nuove opere realizzate dall’artista. Il tema è l’illusione, da cui il titolo della mostra, raccontato attraverso cinque sconvolgenti tele di grande dimensione, che accolgono lo spettatore nella Red Hall delle Dorothy Circus Gallery.

Questi splendidi dipinti, sono caratterizzati da una figura femminile centrale che emerge da uno sfondo delicatamente colorato, spesso interrotto da elementi naturali che attraversano lo scenario. Le donne rappresentate si rivolgono alle identità umane, siano esse di sesso maschile o femminile. I volti delle donne spiccano dalla tele per comunicare direttamente con ogni osservatore; creano un silenzioso dialogo fatto di suggestioni ed emozioni, rivolto a scrutare e colpire lo sguardo attento delle persone che, stupite, ammireranno i suoi lavori. Nonostante apparentemente sommerse in un profondo mare di quiete, le donne dipinte da scuri pennelli, hanno l’intenzione di indagare l’animo umano, portando alla luce i temi legati sia a determinate realtà socio-politiche che all’esperienza delle emozioni più intime. 

La parola chiave “illusione” si mescola alla parola “pace”, che va intesa non come la cessazione di ogni dolore, ma come un nuovo punto di vista dal quale l’atto di sognare e di amare acquista importanza, sprigionando queste due forze primarie che, secondo l’artista, dominano il mondo femminile. Tale costante può essere metaforicamente visualizzata in ciascuno di questi lavori, in cui ogni cosa è enigmatica, sospesa, indefinita, costantemente al limite tra realtà e immaginazione. L’illusione si riferisce anche al regno della magia, in cui l’atto del creare una realtà ingannevole può raggiungere un tale successo da generare un’utopia, nata dall’illusione stessa, in cui è facile rimanere intrappolati.

Mentre nella sua passata produzione artistica, i volti affioravano da uno sfondo profondo e scuro, descrivendone una forte sofferenza, ora le figure sono quiete e vestite con accessori che rimandano al Futurismo. Ancora una volta, gli elementi chiave sono ripetuti in tutti i dipinti, creando forti significati simbolici che generano una particolare atmosfera in cui le donne subiscono un’attento studio da diversi punti di vista.

La serie ha origine con un profilo, da cui spicca un pesce, usato come insolito e surreale copricapo; continua poi con la prima vista frontale, dove la donna sembra avvilita, con gli occhi chiusi, raccolta a meditare, coperta da un elmo che la protegge.
Questo elemento tiene la donna distaccata dal mondo esterno, così da poterle concedere di dedicare tutte le sue attenzioni esclusivamente al pesce, che ora si trova disteso proprio sotto il suo mento. Nella seconda visuale frontale, il volto si rivolge allo spettatore, fissandolo con il suo sguardo lucente, come per cercare qualcuno con cui comunicare. Tutto ad un tratto ecco che il pesce sparisce dalla scena, lasciandone pochi frammenti, e alla fine un taglio fotografico interrompe la serie mostrando la stessa donna in un posizione asimmetrica, coperta da un elmo che, prevalendo la composizione, la sovrasta. I suoi occhi sono coperti da curiosi occhiali da sole, che sembrano voler cessare il suo desiderio di confidarsi.

Insieme a queste grandi tele, Afarin Sajedi esporrà dei piccoli lavori che propongono un differente approccio alla sua produzione artistica. Influenzati dall’interesse dell’artista per l’arte classica e le illustrazioni, questi lavori percorrono un flusso narrativo, raccontando una storia che è più figurativa e meno evanescente agli occhi dell’osservatore. Più di un personaggio appare sulla scena, mentre la figura umana presentata è ambigua e delle volte sostituita da interi esseri animali o solo da alcune loro parti. Nuovamente, il pesce attrae l’attenzione come un riferimento simbolico che allude al flusso delle emozioni, che pulsano dentro le vibranti vene delle donne ritratte. I volti, interrogando gli osservatori, invitano a scoprire i significati più profondi di questa simbologia. I loro occhi sono quasi sempre chiusi, come ad evidenziare non solo lea privazioni che queste donne sono costrette a subire quotidianamente, ma anche la possibilità di osservare il mondo attraverso un “una propria visione” più intima e non necessariamente fisica. La loro esperienza e la loro abilità di percepire le emozioni, è ciò che le rende ai nostri occhi forti e estremamente affascinanti.