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L’arte visionaria e romantica di Giampiero Murgia: recensione dell’opera “Gli Amanti della luce”

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Bagliori notturni, atmosfere magiche e surreali, sguardi che si cercano in una dimensione senza tempo… amore che trabocca da ogni particolare: tutto questo arriva ad una prima osservazione degli “Amanti della luce” di Giampiero Murgia.

L’artista, ancora una volta, ci pone di fronte ad una visione onirico  – fiabesca dell’amore, raggiungendo un perfetto equilibrio tra tecnica pittorica e narrazione. Come in altre opere, ritroviamo una commistione di stili con pennellate più fluide in alcuni tratti che divengono decisamente più materiche in altri, fino a giungere ad una scomposizione del colore in tanti puntini talvolta impercettibili.

Una composizione a chiasmo della luce sembra indicarci la chiave di lettura dell’intera opera: bisogna partire proprio da questo contrasto luce-ombra per scovare e comprendere il messaggio celato nel dipinto. Ci guidano in questo viaggio due grandi diagonali immaginarie, rivelando come in un rebus gli elementi cardine necessari a decifrare l’incognita.

La prima diagonale, che si dirama dall’angolo in alto a sinistra e procede verso quello inferiore diametralmente opposto, pone alla nostra attenzione il profilo di un uomo, illuminato solo da piccoli bagliori sul viso, che emerge dalle tenebre in un ambiente che definirei un luogo -non luogo.

A metà tra una porzione di cosmo e un interno domestico, come suggerirebbe la presenza di una tenda turchese, l’uomo, di cui vediamo solo il volto senza percepire minimamente il corpo, sembrerebbe piuttosto un essere trascendente, non dotato dunque di una consistenza fisica…un’anima che si rivolge verso qualcosa che lentamente lo fa avanzare verso la luce.

Scendendo ancora lungo la traiettoria tracciata da questa diagonale immaginaria, superando le bolle di cui parleremo dopo, attira la nostra attenzione una bellissima rosa rossa, luminosa e senza spine, fresca come appena colta da un giardino che si adagia delicatamente sul bordo di una finestra quale dolce omaggio di un innamorato alla sua donna.

È questo un indizio fondamentale e spostandoci sull’altra diagonale, che parte dall’angolo superiore a destra, possiamo finalmente scoprire a chi è rivolto lo sguardo amorevole e il romantico omaggio floreale: una donna con il volto illuminato da una  luce candida e quasi mistica, appare come una meravigliosa visione al di là della finestra che la incornicia come un dipinto nel dipinto.

Un’aura di mistero la avvolge…Sarà un essere terreno o spirituale? Non ci è dato saperlo. I suoi occhi pungenti vanno alla ricerca dell’uomo, che ha dato prova della sua presenza proprio attraverso la rosa lasciata sul davanzale, mentre le labbra, delicate e sensuali si accostano dolcemente bloccandosi in un’espressione enigmatica che a tratti ricorda quella delle donne leonardesche.

Murgia, che spesso rappresenta l’idillio amoroso sotto un profilo denso di romanticismo e misticismo, aggiunge in questo caso, una visione “angelicata” della donna, che ricorda le donne cantate dai poeti del dolcestilnovo: donne come figure angeliche, guide spirituali che come la Beatrice di Dante guidano l’uomo verso l’Eterno.

Una novità assoluta in quest’ opera sono poi le bolle di sapone: una scelta dal sapore antico, che ci rimanda alle opere seicentesche, ove tale elemento veniva ampiamente adoperato per veicolare e rafforzare messaggi legati alla fragilità e all’ineluttabilità dell’esistenza. In Murgia, tuttavia, esse assumono una valenza completamente diversa…a guardarle bene non sembrano poi cosi fragili e temporanee, mostrando, invece, la consistenza dei solidi, quasi fossero delle sfere di vetro ma con la leggerezza delle bolle, quella leggerezza che permette loro di muoversi verso la luce, verso l’eternità…

Sono bolle-pensieri, bolle-emozioni, sentimenti che fluttuano nell’aria, ora liberi di essere espressi… Murgia assegna loro colori diversi e in una simbologia cromatica appare evidente che tra tutte la bolla viola, intesa dall’artista come sublimazione del rosso della passione con il blu dell’inconscio, sia il punto centrale di tutta l’opera e non a caso occupa anche il centro della composizione…In qualche modo essa è la rappresentazione del sentimento che anima i due protagonisti, energia dell’anima che si sprigiona sotto forma di luce,  fuoriuscendo da una sfera.

Non manca, come in altre opere di Giampiero Murgia, anche l’elemento “ludico” o meglio in questo caso “l’omaggio alla tradizione” reinterpretato in chiave moderna e con spirito brioso volto anche a stemperare un po’ i toni profondi predominanti nell’opera. In basso alla nostra sinistra, infatti, troviamo una sfera un po’ isolata rispetto alle altre che presenta una particolarità sorprendente: richiamando gli autoritratti allo specchio tipici della tradizione fiamminga del 1400, poi ampiamente diffusi anche in Italia, Murgia trasferisce all’interno di questa sfera il proprio ritratto, raffigurandosi nell’atto di dipingere, lasciando all’osservatore un immagine che non ha solo lo scopo di documentare la realtà, l’istante creativo ma anche e soprattutto trasmettere la fatica e il lavoro che si cela dietro ogni opera d’arte che è sempre frutto di un lungo lavoro fatto di manualità e anima.

In questi ultimi passaggi l’artista si immedesima a tal punto nei sentimenti dei suoi personaggi che non resiste all’idea di entrare egli stesso all’interno del dipinto e se spostiamo la nostra attenzione un pò più a destra ci accorgiamo che, alla fine, in un modo o nell’altro Giampiero è riuscito davvero ad entrare nella propria opera…  Nei panni del suo bozzetto, al quale ha dedicato un libro, con l’atteggiamento di chi è sereno e ormai sicuro di raggiungere il proprio traguardo, l’artista su una scalinata non troppo ripida, ascende  verso il suo cielo empireo, che come diceva dante “ è pura luce, la luce intellettual dell’amore

Con lo sguardo rivolto in direzione dell’altro “Gli amanti della luce” ora si cercano silenziosamente, trepidanti all’idea di incontrarsi…senza più maschere perché lei ha rivelato a lui che la vita è fatta di tenebre e luce e lui ora finalmente libero, sorride, fiero, perché il destino ha premiato la sua attesa.