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Fotografiska, a forum for photography

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Non solo un museo: Fotografiska, a forum for photography
Nel mio costante pellegrinare in giro per l’Europa mi sono ritrovata nella città scandinava che ospita il Fotografiska, un nuovo centro della fotografia nel cuore di Stoccolma, creato dai fratelli Jan e Per Broman, inaugurato il 20 maggio 2010.
Il nostro viaggio nei meandri di questo museo inizia con un ambiente oscurato, rischiarato soltanto dalle manciate di colore illuminate ad hoc, sto parlando della fotografie di Sandy Skoglund, veri e propri tableaux vivants, ambienti teatrali carichi di colore studiati in ogni minimo particolare. Senza dubbio una delle visioni più originali appartenenti a quella scuola newyorkese degli anni ’70, la stessa di Cindy Sherman e Joel-Peter Witkin. I teatranti sono personaggi della middle class metropolitana che si muovo in uno spazio domestico stravolto dall’artista attraverso il colore, il cibo e la natura: elementi surreali che giocano a braccio di ferro e sovrastano il genere umano. Curata da Michelle Marie Roy, chief curator del museo, questa esposizione è un antipasto niente male, ma d’altronde c’era da aspettarselo da uno dei più grandi musei della fotografia in Europa! Devo dire che chiamare “museo” il Fotografiska può sembrare riduttivo, infatti viene spesso citato come “forum”, perché l’obiettivo principale è quello di costruire un dialogo attorno al linguaggio fotografico contemporaneo attraverso mostre, una collezione permanente, workshop e conferenze. Ma addentrandoci ancora un po’ in questo tempio della fotografia e arriviamo al piatto forte: la mostra di Annie Liebovitz, A Photographer’s Life 1990-2005, un lungo viaggio nella vita di questa fotografa con oltre duecento scatti tra cui alcuni inediti sulla sua vita personale. Una mostra curata da Charlotta Kotik, che ha scelto un allestimento privilegiando la cronologia e dal quale traspare la potenza del linguaggio fotografico della Liebovitz, dal più noto ritratto di Demi Moore (comparso anche sulla copertina di Vanity Fair nel 1991) al reportage sull’elezione di Hillary Clinton al Senato americano. La Hollywood disincantata emerge dai ritratti di Brad Pitt, Johnny Depp e Nicole Kidman mentre le personalità forti dell’arte contemporanea sono magistralmente reinterpretate negli scatti dedicati a Matthew Barney e Cindy Sherman.
Lasciando spazio alle possibili riflessioni personali sulle mostre in corso, arriviamo all’ultimo piano del museo ed è proprio li che troviamo la ciliegina sulla torta: una vera e propria galleria d’arte diretta da Ebba De Faire dove artisti emergenti svedesi e non, possono esporre le loro opere. Questo significa essere all’avanguardia! Non solo proporre i mostri sacri della fotografia, ma unire ad essi la parte più strettamente commerciale e se vogliamo di talent scout. Una galleria ideata come spazio espositivo a parte ma inglobata nel museo stesso, situata nella zona della caffetteria dalla quale si gode una vista magnifica sul porto di Stoccolma. Questo fa del museo un contenitore vivo che unisce la funzione prima di far conoscere, divulgare e mostrare all’etica commerciale, dalla quale non si può certo sfuggire, soprattutto se si parla di fotografia e d’arte contemporanea.
Al di là delle ottime esposizioni e dell’idea geniale di includere una galleria commerciale all’interno, il mio occhio museografico ha però riscontrato una piccola pecca, seppure l’edifico sia bellissimo, una tipica architettura industriale del Nord Europa, datata 1906 in perfetto stile Art Nouveau, basta entrare per accorgersi che forse la struttura è ancora un po’ in rodaggio: mentre alcuni visitatori si accingono ad entrare per gustarsi il nuovo tempio della fotografia, altri dalla stessa porta escono con enormi buste di cataloghi e vari gadget appena comprati al bookshop situato vicino alla biglietteria. Passabile disguido tecnico, purché il flusso di visitatori non sia elevato! Ma la logica commerciale sovrasta in questo caso la funzionalità della hall non molto grande, ma che ci volete fare, di questi tempi gli affari sono affari e il bookshop deve pur vendere! Scusate, ma era doveroso fare questa piccola critica, infatti sarebbe bastata una semplice porta secondaria per far defluire i visitatori in uscita e il problema si sarebbe risolto. Piccolo grande intoppo che un qualsiasi occhio allenato ai musei di ogni forma, tipo e dimensione avrebbe notato! Permettetemi però di pensare che forse è solo temporanea questa soluzione, infondo il museo è aperto solo da pochi mesi, concediamo quindi il beneficio del dubbio all’architetto Ferdinand Boberg.

(Articolo di Federica Mariani)

Info MUSEO:
http://en.fotografiska.eu/
[email protected]

Indirizzo: Stadsgardshamnen 22 Stoccolma, Svezia