Home Approfondimenti Giancarlo De Dominicis

Giancarlo De Dominicis

996

(di Daniele Radini Tedeschi)
Roma – Ho deciso di recensire…
il pittore, nonché mio amico, Giancarlo De Dominicis (Roma, 1934).
Quando sono entrato nella sua casa-studio nei pressi di Marino mi è sembrato di inoltrarmi nell’alcova della storia.
Un arredo dannunziano con statue, mobili d’epoca, oggetti di una vita accumulati come provviste nella tana… e poi i suoi dipinti alle pareti, quelli degli anni ’50, memori degli insegnamenti del suo maestro Sergio Ziveri, altri dai toni delicati, nati dalla miglior pittura tonale, sino a quelli dell’ultima produzione.
I discorsi dell’artista corrono paralleli ai suoi quadri: mentre accenna alle sue frequentazioni con Amedeo Bocchi mi mostra una natura morta dai toni rosati e pastello; mentre racconta dei suoi incontri con Ferruccio Ferrazzi mi sottopone un paesaggetto memore degli insegnamenti dell’artista dalle antiche origini castellane.
La lezione pierfrancescana dell’incidenza della luce sui corpi, e quindi sui volumi, filtrata per il tonalismo della Scuola Romana, è la dote cardine dell’arte di De Dominicis. I colori sono strumenti di questa operazione e quindi hanno lo scopo di illuminare più che di sfumare.
Cultore del Lume, De Dominicis confeziona delicate ed eleganti immagini di una realtà pulita e melanconica, incontaminata dalla modernità e strettamente legata con la scuola di Villa Strohl-fern.
L’autenticità di questo pittore, molto più vero di tanti odierni paladini della Scuola Romana, merita una doverosa attenzione critica, poiché egli è un tassello della Storia dell’arte così come i suoi maestri e colleghi Bocchi, Ziveri e Arcangeli, già debitamente consacrati.