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Corpo, performance, gesto e luce: Arnulf Rainer e Bruno Di Bello

L'arte come tentativo di trasformazione alchemica della materia

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Eidos Immagini Contemporanee partecipa a Miart 2018 con un progetto speciale e site specific (come peraltro abitudine della galleria nell’arco delle sue partecipazioni a Miart e non solo): quest’anno il tema è Corpo, performance, gesto e luce: Arnulf Rainer e Bruno Di Bello

A confronto un periodo specifico della produzione dei due autori a cavallo degli anni 70 e 80 periodo in cui sperimentano l’azione performativa con l’uso della fotografia in pezzo unico, contaminandola semanticamente con la pittura e tentando con essa il sogno della trasformazione alchemica della materia.

Le Faces Farces (1970-1975) e i nudi del Frauensprachezyklus (1977) di Arnulf Rainer, protagonista dell’Azionismo Viennese, nascono da un atto performativo: l’artista individua nella fotografia di cui è attore e regista il mezzo principe per documentare gli spasmi di un corpo psicotico che cerca di uscire da sé per raggiungere il sé. La ricerca dell’identità è la vena primigenia di questo lavoro con il tentativo alchemico di restituire con il segno inciso e graffiato al corpo il movimento e di ricongiungerlo all’anima come un atto estetico estremo. L’abbandonarsi a dolore che è scossa vivificante, lontano dall’anestesia della quiete, è ugualmente nella serie dei Frauensprache, dove l’immagine è erotizzata non dalla nudità della modella ma dal colore che la tocca e la possiede…

Sempre alla fine degli anni 70 Bruno Di Bello, uscito dall’esperienza della mec-art, usata più in chiave concettuale che pop, sperimenta nuove possibilità del mezzo fotomeccanico. Disegnando a distanza su tela fotosensibile con la luce di una torcia riesce ad agire una forte gestualità senza alcun medium fisico. Un’action painting sui generis, dove la luce opera in maniera immateriale sulla tela, simulando la forza del pensiero. Sulla scorta di questa intuizione negli anni Ottanta Di Bello sperimenta un nuovo modo di usare questa tecnica, interponendo tra la fonte luminosa e la tela figure umane e oggetti che proiettano su quest’ultima le loro ombre, lasciando che sia l’azione performativa a impressionare la tela fotosensibile con l’aiuto di larghe pennellate di rivelatore. Nasce Apollo e Dafne nel Terremoto, serie creata per la collezione Terrae Motus, voluta da Lucio Amelio (esposta a Parigi – Grand Palais nel 1987 e dal 1992 in permanenza presso la Reggia di Caserta): unendo la performance alla sperimentazione fotomeccanica Di Bello introduce nella sua ricerca il concetto di ibridazione, sia in senso strumentale (fotografia, pittura, performance) sia in senso immaginifico con cui afferma l’esistenza nell’arte di una linea di contatto tra mondo spirituale creativo e natura. Dafne che si trasforma in alloro è il paradigma della possibilità per l’uomo di comprendere la natura e di ricondurla all’arte agendo in chiave spirituale e alchemica sulla realtà.

I visitatori del Miart dunque potranno leggere la dialettica tra le Face Farces di Rainer con Apollo di Bruno Di Bello, tra Dafne e le donne del Frauensprachezyklus ma soprattutto tra i rarissimi Hiroshima di Rainer e i Sismogrammi Di Bruno Di Bello, opere in cui la natura prende il sopravvento con una malvagità che è comunque frutto del dolore dell’uomo

 

MIART 2018

13 – 15 aprile 2018

Opening: 12 aprile su invito

Pad. 3, Gate 5 – fieramilanocity – Viale Scarampo – 20149 Milano

EIDOS IMMAGINI CONTEMPORANEE

Pad 3 stand A 49 sezione Masters Established

www.galleriaeidos.com

www.miart.it