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Giorno del Bacio- Kisu no Hi キスの日. Bipersonale di Francesca Giraudi

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Giorno del Bacio-  Kisu no Hi  キスの日. Bipersonale di Francesca Giraudi Milano – Giorno del Bacio. Kisu no Hi キスの日 è il titolo della bi personale che, in omaggio agli Shunga, vede l’artista italiana Francesca Giraudi (Novara, 1973) e l’artista giapponese Mutsuo Hirano (Hyōgo-ken, 1952) presentare una decina di lavori ciascuno tra pittura, disegni, grafica e sculture in un serrato dialogo e confronto. La mostra verrà inaugurata a Milano il 23 maggio e si concluderà il 17 giugno 2017 presso la Galleria Nobili – Paraventi Giapponesi, che dal 2004 opera nel campo dell’arte antica giapponese, principalmente nel settore della pittura antica su paravento, ma che ciclicamente propone al proprio pubblico anche mostre d’arte giapponese contemporanea.
Da quando, nel 1946, col film Hatachi no Seishun, per la prima volta la scena di un bacio venne trasmessa su uno schermo, ogni 23 maggio in Giappone si festeggia il Giorno del Bacio. Fino agli anni ‘20 una legge considerava illegale baciarsi in pubblico. Benché ancora oggi in Giappone il bacio sia visto come un atto intimo, privato (alcuni considerano la sua “liberalizzazione” un’influenza occidentale) e benché inizialmente le antiche “pitture della primavera”, gli Shunga, stampe a carattere erotico molto diffuse durante il periodo Edo e realizzate dagli artisti dell’ukiyo-e (si stima ne siano state stampate circa duemila raccolte, ognuna in centinaia o migliaia di copie), fossero riservate esclusivamente agli ambienti di corte e solo in seguito ne fu permessa sotto severa regolamentazione la diffusione tra la popolazione delle città, in Giappone, come in gran parte dell’Oriente, il corpo e la sessualità, per ragioni culturali, filosofiche, religiose sono considerati diversamente che in Occidente.
L’intento della mostra è appunto rendere omaggio a queste forme d’arte visiva, gli Shunga, che testimoniano della libertà, della vitalità e della naturalezza con cui la sessualità è stata vissuta e considerata nel Giappone del periodo Edo. Da queste stampe traspare il valore conferito all’aspetto edonistico dell’esistenza, per il modo in cui viene trattata questa tematica: con ironia, autoironia, gioia, spensieratezza e senza condizionamenti religiosi. Questa doppia esposizione vuole anche evidenziare quanto l’ambiguità dell’Occidente nei confronti del corpo originariamente non esistesse; ciò è dimostrato anche dagli studi scientifici condotti dall’archeologa Marija Gimbutas nei più importanti siti europei del neolitico e del paleolitico superiore. L’erotismo e l’atto dell’accoppiamento erano percepiti come impulsi naturali, pulsioni vitali, momenti di nascita e di rinascita; perciò erano valorizzati e celebrati. Tale visione ha cominciato a modificarsi in seguito alle grandi invasioni indoeuropee (fra il 4000 ed il 3000 a.C.); questo processo è continuato inarrestabilmente fino all’Età Moderna, epoca in cui la sessualità risulta imbrigliata e sovente è ritenuta mera e vile ricerca del piacere, provocata e stimolata dagli istinti umani più bassi. L’ambiguità occidentale nei confronti del corpo, il pensiero dicotomico – vita sessuale = bene/male – produce inevitabilmente un atteggiamento reiterato e diffuso di ammiccamento sessuale. In Occidente il corpo ha perduto la propria sacralità; esso non è più specchio di una conoscenza di se stessi, dell’altro e pare ormai radicata l’idea che il corpo sia oggetto, vendibile, scambiabile, sfruttabile, commercializzabile.
Convinti che l’arte sia veramente definibile come tale quando riesce a trasmettere un valore fondamentale, quando contribuisce a fare chiarezza ed ordine, questa mostra ha l’intento di mostrare e di suggerire – attraverso le opere di due artisti figurativi, uno occidentale e l’altro giapponese, dotati ciascuno di uno stile ben caratterizzato – che corpo e spirito sono le due facce di un’unica medaglia e che non è dunque peccato godere in modo semplice e naturale dei piaceri corporei, esattamente come per il cibo, la convivialità, la mondanità, il gioco. Inoltre, si intende mettere in luce i punti di contatto che, nonostante tutto, ancora permangono in tema di erotismo tra le culture orientale ed occidentale; affinità che, una volta evidenziate, conducono ad una maggiore comprensione reciproca e contribuiscono per noi occidentali a renderci più chiaro un mondo, quello orientale, che sotto diversi aspetti ci è ancora sconosciuto, perché troppo spesso filtrato da una comunicazione di massa che inevitabilmente finisce per banalizzare e travisare la realtà.
Catalogo digitale con testo critico di Kevin McManus.

sito: http://www.paraventigiapponesi.it/