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Arturo Bonfanti, Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972

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Arturo Bonfanti
Nel campo
1966
olio su pannello cm. 25×30

Reggio Emilia – Il coraggio di una poetica non mediata dal disegno, non urlata nei colori, non rassicurata dalla regolarità della geometria, non aderente a manifesti o ideologie. Senza artifici formali, senza facili scorciatoie, senza retorica, è l’astrattismo puro di Arturo Bonfanti, artista schivo, tra i più intensi del nostro Novecento per l’originale sintesi compositiva con cui ha saputo interpretare il dibattito artistico che ha ribaltato il concetto di arte in Italia e nel mondo.

La mostra “Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972”, dedicata all’artista bergamasco, è l’ultima proposta controcorrente di VV8artecontemporanea di Reggio Emilia (Via dell’Aquila, 6c/6d), che prosegue il suo percorso nel Novecento collaborando ancora una volta con la galleria Lorenzelli Arte Milano. L’esposizione sarà inaugurata sabato 29 settembre 2018, alle ore 18.00.

“Il coraggio della forma” è il punto di arrivo di un lungo processo di sedimentazione iniziato negli anni Venti a Bergamo, proseguito a Milano a partire dal 1926 e in Europa con i viaggi del dopoguerra, passando attraverso lo studio dei primitivi italiani, gli accenti soverchianti delle avanguardie e il nuovo astrattismo italiano emergente. Un’osservazione silenziosa che Bonfanti ha coltivato in modo paziente e che negli anni Quaranta inizia a tradurre in una sintesi espressiva originale in cui risuonano gli echi della riflessione artistica contemporanea, dall’essenzialità di Paul Klee, alle intime armonie di Giorgio Morandi, alle sospensioni metafisiche di Giorgio De Chirico, ma sempre rifuggendo ogni adesione a cartelli o ideologie e compiendo un passo ulteriore rispetto ai propri modelli verso la forma archetipica assoluta.

“Il coraggio della forma” è l’espressione più matura di un’arte della sottrazione capace di tradursi, per una sorta di contrappasso, in pregnanza estetica. Manca il disegno: la pennellata di Bonfanti cala direttamente sulla superficie del quadro interagendo con la sua materialità. L’uso sobrio del colore tende al tono su tono nelle campiture cromatiche che digradano l’una sull’altra e si spinge fino alla completa negazione con gli acromi e lo sperimentalismo sulla materia degli AC murali. Le opere non portano titoli evocativi, ma solo codici alfabetici o denominazioni generiche. Che cosa resta? Il guizzo sottile che con discrezione forza la prevedibilità della geometria con l’invenzione che non ti aspetti, generando nuovi punti di equilibrio, piani lenti che scivolano, inedite intersezioni. Miracoli di armonia compositiva in cui la forma è sostanza più che mai.

“Il coraggio della forma” segna una nuova tappa del percorso di esplorazione sul Novecento portato avanti da Chiara Pompili e Alberto Soncini di VV8artecontemporanea, la galleria di Reggio Emilia che solo nel maggio scorso ha dedicato una mostra alle opere del decennio 1975-1985 di Piero Dorazio. Ma se già la scelta di dedicarsi a quel periodo poco frequentato dell’astrattista romano si collocava controcorrente, il profilo defilato di Bonfanti distingue questa nuova esposizione come un atto di coraggio che ancora una volta privilegia la qualità della proposta culturale rispetto a soluzioni di comodo più facilmente incanalabili nel main stream dell’attuale mercato dell’arte.

La mostra “Arturo Bonfanti, Il coraggio della forma: il periodo 1960-1972” sarà visitabile dal 29 settembre al 17 novembre, da lunedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.30- 19.30, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 0522 432103, [email protected], www.vv8artecontemporanea.it.