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Michela Goretti e i “Luoghi dell’Inconscio”: intervista alla fotografa toscana in occasione della mostra “Immagine e materia”, a Milano dal 19 maggio!

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Nell’ambito della collettiva “Immagine e materia”, che si terrà dal 19 al 27 maggio 2017 presso la 809 Art Gallery di Milano,proviamo a conoscere meglio Michela Goretti che in tale occasione presenterà uno dei suoi scatti.

Michela Goretti, Luoghi dell’ Inconscio, digitale BW

Michela, scusa il gioco di parole… quando è “scattata” in te la passione per la fotografia e cosa cerchi o pensi di aver trovato in essa?
La passione per la Fotografia è nata insieme a me. Uso sempre la “F” maiuscola quando mi riferisco alla Fotografia. Lei è molto di più di una passione, è la mia pelle, è la mia anima, è quella luce che mi fa vedere il mondo e la vita come qualcosa di veramente meraviglioso. Sono di base una persona molto introspettiva, sempre rivolta ad un’indagine interiore, e con un forte grado di sensibilità, tutto questo spesso può risultare “pericoloso” e rendermi vulnerabile di fronte alla transitorietà della vita. La Fotografia mi rende “più forte”, mi aiuta a comprendere il senso della vita e non solo, mi ha permesso di tramutarlo in immagini.

Nella creazione dei tuoi lavori segui sempre un progetto ben preciso o talvolta ti lasci trasportare dalla situazione, dalla casualità di una determinata scena?
Avere un progetto da seguire è importantissimo, perché è il filo conduttore che da il senso a ciò che voglio trasmettere e raccontare. Ogni singola immagine può nascere comunque nella sua spontaneità e diversa da come l’avevo concepita, ma segue sempre il racconto che ho in testa. Lo scopo della mia Fotografia è sempre quello di comunicare il mio punto di vista, di esprimere ciò che penso, e avere un progetto mi aiuta a non perdere di vista tale scopo. 

Alla collettiva “Immagine e materia” presenterai “Luoghi dell’inconscio”, uno scatto che fa parte di una serie: raccontaci com’è nato questo progetto e se vi è un messaggio che vorresti trasmettere ..
Credo che tutto ciò che rimane a livello di pensiero, risulti transitorio, fugace, fragile. Trasformare un pensiero in immagine è come dargli un corpo e poterlo finalmente vedere,renderlo concreto. Ecco il mio scopo è “vedere” i pensieri, “vedere” le sensazioni, le emozioni, gli stati d’animo. Tutto ciò che è visibile interagisce in maniera più incisiva con noi stessi, abbiamo dunque la facoltà di cambiarlo e di migliorarlo. Siamo abituati a percepire uno stato d’animo, a sentire che si impossessa di noi a volte con violenza, ed essendo una forza invisibile ai nostri occhi non la possiamo controllare, ma spesso solo subire. Da questa riflessione nasce il mio progetto “Luoghi dell’Inconscio” che  ha il forte bisogno di trasformare in immagini le sensazioni e le emozioni che hanno a che fare con la nostra vita emotiva quotidiana.
Nel progetto mi auto ritraggo cercando attraverso delle metafore di rappresentare alcuni stati d’animo che frequentemente mi assalgono e che fino ad oggi mi risultavano difficili da controllare. In particolare l’opera che presenterò alla mostra è una metafora sul “sentirsi vuoti”, sul pensare che la vita non abbia un senso. Credo che spesso capiti di sentirsi così.
Rendendo visibile questo stato d’animo usando me stessa, ho in qualche modo esorcizzato quella sensazione.
Adesso ogni volta che mi capita di sentirmi così, visualizzo la metafora interagendo con lei.
Ho così la facoltà di intervenire con qualcosa che non è più intangibile ed invisibile come sono di norma le sensazioni, posso vedermi concretamente in quello stato d’animo e “muovermi” per cambiarlo. Nella metafora sono infatti appesa ad una gruccia dietro ad una sottoveste eterea che da una forte sensazione di vuoto. Mi osservo e visualizzo me stessa che fuoriesce da quella sottoveste per riacquistare un corpo materico. La sensazione di vuoto così scompare. Se riusciamo a guardare in faccia uno stato d’animo, forse possiamo avere la facoltà di poterlo controllare e non lasciare che prevalga del tutto sulla nostra volontà. Con questo progetto vorrei invitare l’osservatore a identificarsi con la metafora e ad esorcizzare le sue paure. Una sorta di terapia.. 

In una società come quella attuale, caratterizzata dalla presenza di innumerevoli dispositivi in grado di catturare le immagini, come vedi il futuro della fotografia? Da fotografa pensi vi sia oggi una maggiore difficoltà, rispetto al passato, nell’emozionare ancora lo spettatore, stupirlo e sorprenderlo, creando qualcosa di originale?
La Fotografia ha un potenziale inesauribile soltanto se non risponde alle sole regole estetiche. Certo è, che con i dispositivi di oggi, tutti sono in grado di fare una bella immagine, curata in ogni dettaglio e piena di effetti speciali. Ma questa per me è un’immagine, non è Fotografia. E’ un involucro vuoto, che dopo un forte stupore iniziale, appassisce e implode su se stesso. La Fotografia è qualcosa di molto diverso, è un qualcosa che il tempo non è in grado ne di deteriorare ne di distruggere, perché contiene quello che R.Barthes chiamava il Puctum, ovvero quell’aspetto emotivo in grado di custodire il cuore di tutta l’immagine. In questo caso, non esistono dispositivi che possono donare tale aspetto, esiste solo l’uomo che sta dietro la macchina fotografica . L’uomo inteso come anima che cattura l’essenza di una situazione, trascurando se necessario l’estetica.
Dunque credo che chi ama la Fotografia e non l’immagine, sarà sempre in grado di regalare tante emozioni.

Progetti per il futuro?
Continuare ad amare la Fotografia.

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso. Invitiamo tutti i lettori a visitare il sito di Michele Goretti al link: http://www.viaggiointornoalluomo.net/ 

e vi aspettiamo venerdì 19 Maggio presso la 809 Art Gallery a Milano!