Sempre di più le fiere d’arte moderna e contemporanea cercano di proporsi come contenitori culturali. Così è per EXPOARTE Montichiari che giunta alla sua terza edizione con gallerie d’arte provenienti da tutta Italia si propone anche con interessanti mostre collaterali (veri e propri focus specifici su artisti) tra le quali NNNN: Natura Naturans Natura Naturata, a cura di Raffaella A. Caruso, protagonisti Erk14 e Bruno Di Bello.

Qui due generazioni e due lavori apparentemente distanti: comune denominatore la natura come fonte di ispirazione e momento di riflessione. Quella a cui Erk14 guarda è una natura affabulatoria, nata dal caos, pronta a replicarsi e autogenerarsi invadendo il mondo triste degli oggetti, piegandosi all’imperfezione del quotidiano e generando la speranza del sogno. Ma si può sognare in bianco e nero? Guardando i lavori di Erk14 la risposta è un forte sì: queste composizioni nascono sicuramente dagli incubi di un mondo sovraesposto a colori per diventare paradossali speranze in bianco e nero. È strano che un giovanissimo scelga il black and white per mettere -è proprio il caso di dire- nero su bianco la propria visione del mondo con una sorta di alfabeto morse dalla semplificazione semantica solo apparente. In questa netta divisione tra luce e buio si annidano invece una infinità di toni di grigio. Intanto la forte matrice surrealista e metafisica, condotta certo con il trasporto emotivo ma mai con automatismo psichico che altrove sembra guidare la mano inconsapevole. Erk14 sa bene dove condurre la composizione e in questo l’aiuta sicuramente l’occhio allenato dalle esperienze nel mondo della moda e del visual design. Poi i rimandi a tutto quanto nell’arte c’è stato prima di lui: la velocità con cui rielabora ogni ascendenza e ogni esperienza è sicuramente pop, non solo oggettuale per le composizioni che mischiano bottiglie e fiori, sedie e finestre aperte sul niente, soli e lampadine, ma per quella vocazione concettuale ante litteram del pop, spesso non riconosciuta ma sicuramente presente, e anche con forza, ad esempio negli oggetti di Warhol: isolati e stranianti, ripetitivi e ossessivi diventando icona di altro, ma sempre nel monito di un pragmatico memento mori.

La natura cui guarda Bruno Di Bello, che pop fu con l’esperienza della mec art rappresentandone l’anima meno oggettuale e più teorica, è una natura che trova in se stessa e nelle sue regole la forza fondante della sua perfezione. Talmente perfetta da non poter essere valutata da occhi profani ma solo attraverso le leggi dell’ordine universale e matematico. Ed è per questo che dopo l’esperienza di Apollo e Dafne metafora del tentativo alchemico da parte del pittore artifex di trasformare il mondo, Di Bello, esaurita la sperimentazione sulla tela fotosensibile, si appassiona allo studio e all’esecuzione del digitale, con cui applica e sviluppa la teorie della matematica dei frattali: la possibilità dunque di ricondurre ad unità e a una perfezione percepibile dall’umano intelletto la variegata e già intelligente perfezione della natura, liberandola nel colore e in geometrie assolute. È quasi paradossale vedere come Di Bello con il digitale riesca a simulare la morbidezza del tocco del pennello, mentre Erk14 con la perfezione di una manualità antica ricrei la modularità asettica e straniante della stampa, entrambi ingannando l’occhio. Entrambi confondendo il sentire…l’uno giovane attratto da giovane dall’antico cupio dissolvi, l’altro “anziano” fiducioso nel futuro resurrexii

Bruno Di Bello nasce a Torre del Greco nel 1938; vive e lavora a Milano. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli inizia a esporre e con Biasi, Del Pezzo, Fergola, Luca e Persico dà vita al Gruppo 58, formazione che stabilisce un contatto diretto con le coeve vicende milanesi, grazie soprattutto al periodico “Documento Sud”, ideale corrispettivo di “Azimuth”. Dopo le prime mostre di gruppo alla Galleria San Carlo e alla Galleria Minerva di Napoli, nel 1960 Di Bello ottiene una prima personale alla Galleria 2000 di Bologna. Nel ’65 inizia a inserire la fotografia nei suoi lavori, nel ’66 ha la prima personale alla Modern Art Agency di Lucio Amelio, nel 1967 comincia a usare direttamente la tela fotosensibile e si trasferisce a Milano.

L’anno seguente espone con il gruppo della Mec-Art, teorizzata da Pierre Restany. Di Bello indaga sulle possibilità di scomposizione dell’immagine, sulle icone dei protagonisti delle avanguardie storiche e dei propri miti artistici (Klee, Duchamp, Man Ray, Mondrian e i costruttivisti russi) sviluppando così un’idea di arte come riflessione sulla storia dell’arte moderna. Del 1970 la partecipazione alla Biennale di Venezia.

Dal 1971 inizia la collaborazione con lo Studio Marconi. Dai primi anni Settanta sulle sue tele fotografiche compaiono parole e concetti che, scomponendosi e ricomponendosi, animano un gioco di perdita e di ritrovamento del significato. Nel 1977 inizia la sua collaborazione con la Galleria Lucio Amelio di Napoli e negli stessi anni sperimenta un nuovo modo di usare la tecnica fotografica, disegnando sulla tela fotosensibile direttamente con il raggio di luce di una torcia elettrica e poi giustapponendo tra la fonte luminosa e la tela figure umane e oggetti che proiettano su quest’ultima le loro ombre, sviluppando poi la tela con larghe pennellate di rivelatore come in Apollo e Dafne nel terremoto, eseguito per la collezione Terrae motus allestita da Lucio Amelio nel 1987 ed esposta a Parigi – Grand Palais, ora in permanenza presso la Reggia di Caserta.

A partire dagli anni Novanta si dedica allo studio di nuove tecnologie operando ricerche sulle immagini sintetiche, la fotografia digitale e le nuove geometrie visualizzabili al computer.

Erk14 nasce nel 1986 a Carmagnola (To). Cresciuto a Ercolano (Na), è artista, art director e designer italiano. Vive e lavora a Napoli.

Dopo 11 anni di lavoro presso agenzie di comunicazione tra Napoli, Roma e Milano, la creazione di un proprio brand di streetwear e le collaborazioni come designer con altri marchi moda, nel 2014 intraprende la ricerca artistica stimolato dalla necessità di raccontare le dinamiche del quotidiano, spesso frutto di disagi non dichiarati. Inizia così un’ intensa ricerca iconografica e iconologica sulle simbologie degli oggetti di uso comune associati a impulsi e dinamiche accidentali del quotidiano. Senza mai fornire una visione univoca delle sue opere, ma attraverso l’indicazione delle infinite possibilità insite in esse, Erk14 lascia al pubblico la scelta di sviluppare una propria visione. Da qui, l’uso rigoroso del bianco e nero, che permette una resa grafica e stilistica “impersonale”, senza “sbavature” e di conseguenza una paradossale maggiore empatia con lo spettatore.

EXPOARTE MONTICHIARI

Centro Fiera del Garda

Via Brescia 129 – Montichiari (BS)

Vernissage venerdì 21 settembre ore 18 su invito

22-23 settembre 10-20

24 settembre 10-13

Ingresso euro 8, ridotto euro 4