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Touch- Arte tra realtà ed illusione: a Milano Giorgia Haran e la pittura come specchio dell’anima..

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Nell’ambito della collettiva Touch – Arte tra realtà ed illusione che si terrà presso la 809 Art Gallery di Milano dal 22 al 30 settembre siamo lieti di conoscere Giorgia Haran che in tale esposizione presenterà un’opera su tela

Giorgia, un caloroso benvenuto in questo spazio dedicato agli artisti emergenti…Cominciamo dall’inizio… parlaci di te e di come hai scoperto questo amore per l’arte?

Sono molto felice perché è la prima mostra collettiva in una galleria apprezzata e conosciuta in Italia dove ho avuto la fortuna di essere invitata. Sono grata per quest’opportunità formidabile.  La passione per l’arte l’ho scoperta quando ero veramente piccola. Io non sono andata alla scuola materna come altri bambini, perché non era una cosa obbligatoria  a quel tempo nel mio paese natale e mia madre  decise d’insegnarmi le cose semplici come leggere, scrivere e disegnare secondo un programma  giornaliero sviluppato a casa. Restando ogni giorno accanto lei, ho appreso le conoscenze in maniera facile e veloce. All’età di cinque anni il disegno era già diventato la mia attività preferita, proprio una cosa ossessiva senza la quale non potevo star tranquilla. Quindici anni più tardi, l’arte in sé è diventata un modo di vivere  e sopravvivere per me.

Nel momento in cui ti accingi a realizzare un’opera qual è il tuo atteggiamento? Parti sempre da un’idea ben precisa o preferisci seguire l’istinto?

Parlando di me, posso dire che la genesi dell’opera si produce prima nel cuore. Poi, il cervello costruisce il resto. Innanzitutto prendo molto tempo per pensare . Di solito non faccio niente senza una struttura bene fissata sull’area di lavoro, dunque parecchi giorni prima dell’inizio dell’opera mi occupo con la realizzazione degli abbozzi necessari, in modo tale da annotare alcune osservazioni e cercare i modelli giusti. Trattandosi di pittura figurativa, non mi permetto di commettere molti errori quindi il processo di lavoro è lungo e pesante.

Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e cosa vorresti trasmettere  attraverso la tua opera “Shirley”?

Sarò sincera. Mi è piaciuta molto l’art curator che mi ha proposto quest’esposizione. Francesca mi ha trasmesso sicurezza, una cosa che è molto importante per me in quanto giovane artista. Molti di noi prendono in considerazione diversi fattori quali la location, il prestigio della galleria e le opportunità di affermarsi e sarei un’ipocrita se dicessi che non tengo conto di queste cose, ma soprattuttonel momento in cui accetto una determinata offerta cerco sempre prima di conoscere l’organizzatore dell’evento. Se si può comunicare in maniera libera e sincera ecco che allora diventa più di un organizzatore; una persona su cui poter contare anche in futuro, cosa di cui credo abbiamo bisogno tutti noi artisti. Se non sento un’energia benefica provenire dal mio interlocutore, allora non accetto neanche di partecipare. Credo molto in queste energie e dopo un anno intero durante il quale ho ricevuto molte offerte sono rimaste poche persone con le quali desidero proseguire.

Giorgia Haran – Shirley

Generalmente, i miei quadri non sono ispirati soltanto dalle mie esperienze passate e dai miei sentimenti. Le mie opere hanno una memoria collettiva e cerco sempre di realizzarle in  modo tale che tutti possano ritrovare in esse le loro storie. Il quadro che espongo in questa collettiva rappresenta una giovane donna che si trova nel vicolo cieco della propria esistenza; un punto morto dal quale non riesce a superare la propria “vista sbagliata” nei confronti della vita.

Il nome “Shirley” l’ho usato come un nome universale, comune, semplice, che può definire qualsiasi personaggio femminile, non soltanto quello che si mostra nel quadro.  Relativamente alle cromatiche di questa tela, ho scelto due contrasti cromatici: il contrasto complementare rosso-verde e il contrasto chiaro-scuro. Il secondo contrasto elencato l’ho usato per la nota di sobrietà  e come punto stilistico e simbolico.

Come si può osservare, il viso della donna è il punto più luminoso di tutto quadro, poi viene il dettaglio della maglietta rossa ed alle sue spalle lo sfondo pieno di buio. Questo effetto visuale marca la condizione del personaggio che lotta da molto tempo per raggiungere un equilibrio spirituale. La mimica della faccia riproduce la pesantezza dell’anima, i sentimenti opposti. Gli occhi neri guardano in un punto fisso, molto lontano. La giovane è persa tra due diversi pensieri, tra due sensazioni differenti, tra due mondi; persa in un labirinto pieno di sofferenza, nel buio dei tempi passati.
La luce suggerisce l’attimo presente, la speranza, l’amore, la tranquillità. Shirley continua ad esistere e non vivere. Lei suggerisce una storia universale che è valida per ciascuno di noi che giudica la vita come un corridoio pieno d’ illusioni e porte chiuse.

Se pensi al futuro, come ti vedi tra qualche anno? Hai intenzione di cimentarti in altre espressioni artistiche..?

Mi vedo  una studentessa imminente.  Voglio fare della pittura ad olio il mio oggetto di studio per i prossimi anni e per questo motivo  l’ho scelta come disciplina all’università. Ho deciso di studiare anche psicologia e pedagogia, per poter diventare nei prossimi anni una brava professoressa.

Grazie per il tempo che ci hai concesso.. Invitiamo i nostri lettori a scoprire questa talentuosa pittrice presso la 809 Art Gallery dal 22 al 30 settembre.. 

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