Home Eventi MASTERPIECES. Italian Art inaugura a Firenze con Toti Scialoja

MASTERPIECES. Italian Art inaugura a Firenze con Toti Scialoja

un ideale viaggio nella storia dell’arte italiana del Novecento, attraverso i capolavori conservati dalle migliori gallerie toscane affiliate ad A.N.G.A.M.C.

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A volte iniziative apparentemente semplici riescono ad avere un’efficacia immensa e a veicolare concetti, memorie, entusiasmi pronti a fare da volano a nuove storie… Penso sia questo l’intento di MASTERPIECES, ideale viaggio tra i capolavori dell’arte italiana del Novecento conservate nelle gallerie toscane affiliate all’A.N.G.A.M.C. (Associazione nazionale gallerie d’arte moderna e contemporanea) con la prestigiosa partnership di Baglioni Hotels, leader nel settore del lusso dell’ospitalità italiana nel mondo. Così dall’8 dicembre 2016 all’11 febbraio 2017, il Relais Santa Croce by Baglioni Hotels nel cuore di Firenze (via Ghibellina 87) ospita il primo appuntamento di MASTERPIECES. Italian Art.

Arte e Lusso parrebbe un connubio déjà vu ma vorrei invece riportarlo alla possibilità di andamenti lenti, quelli meditativi, che fanno del viaggio e del soggiorno in dimore storiche non qualcosa di affrettato e superficiale ma una possibilità di arricchimento in grado di catturare il frenetico viaggiatore business e ugualmente di offrire  a visitatori stranieri “in casa” opere da museo. Sono tanti dunque i segni e gli imput che con questo evento la dirigenza dell’A.N.G.A.M.C. nella persona del Presidente Mauro Stefanini penso abbia voluto dare. Per prima cosa il senso della presenza sul territorio, affermare l’Associazione nazionale gallerie d’arte moderna e contemporanea come marchio di garanzia, la valorizzazione effettiva e giornaliera dell’arte italiana al di là degli spot di mercato delle Italian sales, riportare a centrale il ruolo delle gallerie, ricordare che una seria programmazione nel turismo e nei beni culturali può davvero rappresentare la principale risorsa economica del paese.

Ma lasciamo parlare l’arte…

Non è un caso che protagonista del primo evento sia Toti Scialoja- proposto dalla Galleria Open Art, Prato- con un’opera di grande dimensioni del periodo della piena maturità (Untitled, 1987, cm 200×140). Toti Scialoja rappresenta infatti appieno quella generazione del dopoguerra che nulla ebbe ad invidiare per potenza ed originalità di linguaggio al grande astrattismo statunitense. L’opera in mostra lo evidenzia perfettamente perché in essa Scialoja dimostra  di saper maneggiare con sapienza e arguzia, senza sbavature o cadute, il gesto anche nella grande dimensione, di avere fatto completamente propria la tecnica del dripping piegandola a una rarefatta e personale tavolozza. La potenza del gesto condotta nei colori “forti” rosso e nero nei colori ha come quinta (non dimentichiamo che Scialoja insegnò in Accademia Scenografia e che parte integrante della sua ricerca fu il lavoro per il teatro, al quale si dedicò collaborando con scrittori, musicisti, registi e coreografi d’avanguardia), i mezzitoni che sono la vera vena lirica del Maestro. Ma vediamo – he anche questo è l’intento dell’iniziativa- chi fu Toti Scialoja. Personalità eclettica (Roma,1914-1988), poeta e scrittore, esordì come pittore nel 1939 alla III Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma. Dopo una prima esperienza espressionista, legata alla scuola romana, giunge intorno al 1955 all’astrattismo che sperimentò tecniche differenti. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1950, 1952 e 1954. Nel decennio successivo viaggia e soggiorna in America e a Parigi, raggiungendo fama e notorietà internazionale ed entrando in contatto con gli altri protagonisti dell’espressionismo astratto, stringendo amicizia con Calder, Rothko, De Kooning, Motherwell e Marca-Relli. È soprattutto con quest’ultimo e con Afro che Scialoja costruirà un importante rapporto di collaborazione e d’amicizia. Verso la fine degli anni 50 inizia a realizzare le “Impronte”, serie alla quale si dedicherà fino alla metà degli anni Sessanta. Nel 1964 è invitato ad esporre in una sala personale alla Biennale di Venezia. Le sue opere, strutturate negli anni Settanta in elementi geometrici ritmicamente scanditi, dopo il 1982 riproposero un linguaggio di matrice gestuale più dolente e maturo. 
Docente e direttore dell’accademia di Belle Arti di Roma ebbe come allievi molti dei nomi più noti dell’arte contemporanea italiana, quali Ceroli, Pascali e Kounellis.

MASTERPIECES. Italian Art at

TOTI SCIALOJA. Untitled
Firenze, Relais Santa Croce (via Ghibellina 87)
8 dicembre 2016 – 11 febbraio 2017

Ingresso libero

Catalogo: Carlo Cambi Editore, Poggibonsi, Siena

Informazioni: Galleria Open Art, tel. 0574.538003; [email protected]

A.N.G.A.M.C.
via degli Olivetani 8, Milano | tel. 02.866737 | [email protected] | www.angamc.com