Io sono quel frammento...(part.)

A chi non piacerebbe toccare i propri sogni al risveglio? È questa la prima immagine e la sensazione che ho avuto visitando Leggere frammenti. Ascoltare silenzi, la nuova personale di Gabriella Benedini presso Arte92, Milano (via Moneta 1, sino al 23 giugno 2017). Finalmente qualcosa di davvero site specific! Al mio ingresso mi accolgono pochi quadri alle pareti, un’atmosfera rarefatta, ma soprattutto due librerie piene di “libri” che subito mi è venuto naturale sfilare dalla libreria, aprire e  toccarne il contenuto. Non c’è niente da leggere in questa sorta di archivio della memoria, dove ogni libro è minuziosamente inventariato per numero progressivo e per anno quasi si potesse fermare il pensiero. Piuttosto ogni libro-teca raccoglie gli objets trouvés dall’autrice, che pare si diverta a giocare con i nostri sogni: legnetti, perline, vetri, fili, lame e ossicini, fogli e combustioni, anche gli oggetti più “cattivi” o “duri” per la grazia con cui sono assemblati sono restituiti liberi dalla minaccia della morte. L’opera della Benedini è infatti aliena dalla violenza e l’impurità di tanta arte povera: il tema del viaggio, la raccolta del reperto, la sua trasformazione alchemica (per cui Arturo Schwarz la volle in Biennale a Venezia nel 1986 nella sezione Arte e Alchimia) la porta piuttosto a individuare nella materia la possibilità di incontro dell’artista con l’umano e a rielaborare le suggestioni che ne derivano come necessità di accoglimento dell’altro in una dimensione etica che l’arte povera non ebbe. Un grande bancone da lavoro levigato di azzurro accoglie infatti simboli di civiltà e a terra secchi di frammenti e poesie… Convinta, come i Pitagorici che musica e numeri, che stelle e anime, siano indissolubilmente legate nel fluire inarrestabile del tempo, Gabriella Benedini compie una personalissima e poetica meditazione sull’esistenza. Non è dato sapere quale ne sia l’esito, ma il colore blu con cui Ella riveste alcuni manufatti fa pensare a celestiali attese piuttosto che agli antri sulfurei di cui si nutrono le oggettive analisi dell’esistere. Ogni opera si nutre di mito, di citazioni dotte (il piccolo melograno che allude a Persefone docet) mai pedanti e sfacciate, mai fine a se stesse e se lo spettatore le coglie bene, altrimenti è ugualmente trasportato dalla forma nella dimensione della poesia. Poi nella seconda sala, al piano di sotto, quasi la discesa fosse catabasi necessaria alla catarsi, il visitatore è accolto prima da minimali spartiti, leggeri e preziosi appunti di viaggio e poi da un vero e proprio coup de théâtre: pareti vuote, un’unica opera blu a fare da quinta alle sue arpe –totalmente reinventate nella forma- forse relitti di barca, forse  Colonne d’Ercole. Varcarle è pericoloso –sembra dire l’Artista- il loro suono levigato come pietra dal tempo è pari al canto delle sirene, eppure non trascina sul fondo degli abissi ma aiuta ad elevarsi al cielo e l’hic sunt leones è in realtà l’invito a guardarsi dentro, con attenzione. Perché “io sono quel frammento a lungo celato in un angolo del racconto in attesa che qualcuno lo legga”.

Gabriella Benedini nasce a Cremona nel 1932. Vive e lavora a Milano. Si diploma presso l’Istituto d’Arte di Parma e frequenta l’Accademia di Brera, soggiorna a Parigi dal 1958 al 1960, dove tiene mostre personali e collettive. Viaggia moltissimo tra Asia, Africa e Americhe mettendosi alla prova con pittura e cinematografia. Attenta all’uso dei materiali e ai suggerimenti che da essi provengono negli anni 1973-75 produce due film la cui presenza è documentata in rassegne curate da V. Fagone. Ugualmente dagli anni ’80 la scultura entra gradualmente nella sua ricerca artistica. Tra le numerose mostre ricordiamo alcune personali in spazi pubblici: Palazzo dei Diamanti, Ferrara (1972), Pinacoteca Civica di Como (1993), Torre del Lebbroso di Aosta (1994), Palazzo Racani Arroni di Spoleto (1997), Palazzo Patrizi di Siena (1999), Fortezza Firmafede di Sarzana  (2004), Palazzo Magnani di Reggio Emilia (2006), Museo Civico di Cremona (2007), Castiglia di Saluzzo (2012), Museo Diocesano, Milano (2014), Museo del Violino, Cremona e Villa Carlotta a Tremezzo (2016.) A Milano espone da Arte 92, Spaziotemporaneo, e Cavenaghi Arte e nel 2012 lo Spazio Oberdan della Provincia gli dedica Non si riposa il mare a cura di Martina Corgnati. Da ricordare la Biennale di San Paolo del Brasile (1982) e la Biennale di Venezia (1986) a cura di Arturo Schwarz sul tema Arte e Alchimia. Tangibile infatti nei suoi lavori l’amore per la materia, soprattutto quando consunta regala la fascinazione del tempo. Per Gabriella Benedini è nella metafora del viaggio e nella scintilla alchemica dell’incontro la vera pietra filosofale.

Gabriella Benedini

Leggere Frammenti. Ascoltare silenzi

a cura di Paolo Bolpagni

6 aprile-23 giugno 2017

www.arte92.it