Home Mostre Juno Calypso: prima italiana allo Studio Giangaleazzo Visconti, Milano

Juno Calypso: prima italiana allo Studio Giangaleazzo Visconti, Milano

in mostra per la prima volta in Italia allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano la donna contemporanea di Juno Calypso tra sarcasmo e ironia, tra estetica e pregiudizio

121
Juno Calypso, Stretch,2017, cm 66x102 courtesy dell'Artista e studio Giangaleazzo Visconti

In tutte le donne riposa sognando la bambina che fu. Piena di trucchi, di rosa, profumi e balocchi. E quando vicino alle nuvole rosa si addensano quelle nere cariche dei fantasmi del passato scoppiano temporali. Juno Calypso (Londra 1989) riesce a trasformarli in visioni, inserendosi in una tradizione anglosassone di performer (Tracey Emin, Nan Goldin, Cindy Sherman) delle quali rifiuta però la violenza formale per privilegiare un’eleganza più simile forse all’estetica jap di Mariko Mori e che è frutto di un’attenta regia ugualmente in grado di non svuotarne l’azione performativa dei contenuti. Per la prima volta in Italia, si presenta allo Studio Giangaleazzo Visconti con una serie di lavori appartenenti alle serie Joyce, The Honeymoon e What to do with a Million Years L’alter ego è sempre Joyce (personaggio maschera dietro cui Juno si difende), il glamour è sempre quello dei Sixties londinesi, l’estetica quella patinata degli anni 80. Sono immagini che certo non necessitano di spiegazioni: prendono sicuramente lo sguardo per leggiadria ed eleganza eppure qualche pugno allo stomaco lo danno, nonostante il pink. In ogni scatto si percepisce chiaramente la nascita da un attento storyboard che lungi da rendere il prodotto artefatto gli conferisce un’allure meditativa: in Honeymoon (2015) l’artista si è chiusa in un motel americano e ha dato vita en travesti con parrucche e trucchi di scena alle speranze disilluse di una donna qualunque che forse vedeva nel matrimonio la possibilità di un palcoscenico e di nuove identità, nella seduzione e nel sesso la presa di un potere che invece la rende malinconicamente perdente. E se da un lato i miei ricordi vanno alle vestaglie di Dorys Day in Il letto racconta dall’altro lo stomaco va a quei rapporti di coppia esercizio malato di potere. In What to do with a Million Years (2018) il set è Las Vegas, il vero bunker di un miliardario perfettamente attrezzato negli anni 60 in vista di un conflitto atomico. Ovunque il lusso, ovunque la solitudine “Una via di mezzo tra una tomba e un mausoleo, dove tutto è silenzioso e immobile. Una sorta di capsula del tempo.” Interessante come Juno si cali con disciplina e mai disordine (lo si intuisce dalla mancanza di violenza e di caos estemporaneo di cui dicevamo sopra) in una sceneggiatura che la trascina in una sorta di transfert meditativo e ovviamente curativo e che la rende perfettamente riconoscibile e non imitabile, condizione ormai imprescindibile per un artista posizionato nel mercato che conta. Juno Calypso, vincitrice nel 2016 del prestigioso Photography Awards, sarà presente all’inaugurazione di questa sua prima nazionale. E chissà se negli splendidi saloni di Corso Monforte 23 darà vita a un nuovo set… Io ci sarò.

JUNO CALYPSO

Studio Giangaleazzo Visconti

Corso Monforte 23, Milano – Tel 02/795251- [email protected]

inaugurazione mercoledì 24 ottobre 2018 18.30-21

orari galleria: dal lunedì al giovedì 10-13/14.30-18.30; venerdì 10-15