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d.C. : dopo Christo

Un popolo di Santi poeti navigatori CT e critici d'arte!

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Ho aspettato di visitare The Floating Piers prima di esprimere la mia opinione e che l’installazione avesse finito la sua vita fisica prima di scriverne. E forse ben poco di nuovo c’è da scrivere su Christo. Forse più che l’impatto ambientale dell’opera è interessante l’impatto sociologico che ha prodotto. Ne hanno scritto tutti, ma proprio tutti: grazie al cielo abbiamo libertà di espressione, ma io non mi sognerei di recensire un Falstaff o una Turandot senza averne le categorie critiche e mentali per farlo. Incredibilmente Christo ha stimolato la fantasia e le chiacchiere da bar, così come la rincorsa di Zaza agli europei e il tentato rigore a cucchiaio di Pellè. D’altronde si sa, davanti alla porta dell’avversario e seduti comodamente davanti alla TV siamo tutti commissari tecnici! Ma non si può pretendere in nome di questa libertà di espressione di sovvertire le basi di quella che è la storia dell’arte (sì, la storia) del dopoguerra europeo e statunitense, liquidando come hanno fatto in molti Christo come un bravo pubblicitario di se stesso. Vi risparmio comunque il riassuntino alla Wikipedia su chi è Christo, su cosa ha fatto e quando. Certo è che fu protagonista del Nouveau Réalisme e lo è della Land Art (anche se l’etichetta è provvisoria così come la vita da lui voluta per i suoi interventi). Da questo momento Christo è un re del Pop, così come Warhol, perché salendo sulla passerella tutti hanno avuto i propri 15 minuti di notorietà (?).

Ma perché proprio The Floating Piers ha smosso così le acque? Altri interventi erano stati fatti da Christo sul territorio italiano: nel 1968 a Spoleto per il Festival dei Due Mondi con l’imballaggio della Fontana di piazza del Mercato e del Fortilizio dei Mulini, nel 1970 con l’impacchettamento del monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo a Milano, e nel 1974 con quello di Porta Pinciana a Roma. Con The Floating Piers l’artista ha dato per la prima volta la possibilità di partecipare. Ecco la parola magica. Il popolo vuole partecipare e pare che ultimamente ben pochi lascino questa possibilità… Christo ha chiesto di camminare, togliere le scarpe, proteggersi dal sole, socializzare, comunicare in una piazza sospesa, per due ore fuori dal tempo in un luogo fisico sì, ma improbabile e irreale. E poco importa se chi non ha capito lo spirito di questo pellegrinaggio si è perso in solipsistici selfie o passeggiava mangiando il gelato (!). La bellezza non è forse per tutti?

Veniamo dunque all’estetica dell’installazione: è lo sguardo dell’uomo che trasforma il territorio in paesaggio donandogli progettualità. Progetto è vox media ma Christo è riuscito a usarla bene segnando linee pure, tracciando traiettorie, giocando con i colori e lasciando che la luce dipingesse il resto. Da vero scultore. Pochi forse si sono soffermati ad analizzare le linee del drappeggio…

Sono stata sul lago d’Iseo il 29 giugno 2016. Esattamente 10 anni prima facevo la stessa strada per affrontare per la prima volta il dolore vero. Sono andata su The Floating Piers per cercare di trasformare quel dolore in ricordo, per trovare chi ho perso tra la linea di un blu che diventava il verde delle acque. E nonostante la folla che mi camminava davanti e a lato e dietro ho capito guardando che di fronte a quella linea in cui si perde il contorno siamo soli. Sempre.