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Autori Vari, Cavallino Rivista, Ancona, Bellomo, 2017

di Loretta Vandi

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Autori Vari, Cavallino Rivista, Ancona, Bellomo, 2017
Autori Vari, Cavallino Rivista, Ancona, Bellomo, 2017

Una graphic novel sperimentale, nata dalla comunione di intenti tra un gruppo ‘misto’ di studenti
Per chi volesse sapere qualcosa di essenziale sulle dinamiche che portano alla creazione di un testo in cui la narrazione è solo visiva e che prima di diventare narrazione era costituita di flash insistiti su tanti particolari della realtà o della memoria, allora non dovrà lasciarsi sfuggire l’occasione di inoltrarsi nella ‘lettura’ di “Cavallino rivista”.

Questa graphic novel, che comprende anche minuscoli racconti di Noemi Gurioli (che possiedono un senso anche senza essere letti, grazie alla loro forma grafica), è nata dal e sul territorio urbinate, tra Urbino e Castel Cavallino. Essa è il prodotto di 7 giovani del corso di Perfezionamento in Disegno animato e Fumetto della Scuola del Libro di Urbino. Si tratta di un gruppo formato da tre ragazze (Tina Carlini, Noemi Gurioli, Maria Celeste Messina Agostinelli) e quattro ragazzi (Ahmed Ben Nessib, Samuele Canestrari, Samuele Conti, Anthony Valenti Pettino) che hanno costruito (letteralmente, cioè fisicamente) una serie di storie o, meglio, un’unica storia, che si sviluppa passando da simboli a effetti reali, da figure a oggetti, da ambienti interni a paesaggi, da animali a semplici macchie o punti che formano strani tracciati sul foglio. In molto casi sembra prevalere la poetica dell’incompiuto che può essere letto anche come consumato, come un pezzo di giornale recante scrittura e foto, oppure un foglio di malacopia in cui il retro diventa nuovo supporto. Il tentativo, interessante e ingegnoso, è stato quello di attribuire uno stile, un valore espressivo anche ai segni più minuti, indizio di una ricerca che va al di là di quello che potrebbe apparire come un lavoro estemporaneo.

Al contrario, tutte le immagini di “Cavallino rivista” sono il prodotto di una lunga indagine, sul segno in se stesso, sulle sue possibilità di mescolarsi con altri segni, sulla sua forza espressiva anche quando è sottile o appena visibile. Soprattutto è importante ricordare che questi giovani hanno già cominciato ad indagare sul loro passato come materiale da mettere in contrasto con le sollecitazioni visive del presente. Il presente è colto nella sua limitatezza ma anche nella sua forza corrosiva e distruttrice. L’immagine, allora, non è il fine ma lo strumento per restare ancorati alla realtà.