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Touch – Arte tra realtà ed illusione. Graziano Cossu: l’arte e la passione per il cinema..  

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Nell’ambito della collettiva Touch – Arte tra realtà ed illusione che si terrà presso la 809 Art Gallery di Milano dal 22 al 30 settembre siamo lieti di conoscere l’artista Graziano Cossu che in tale esposizione presenterà tre ritratti olio su tela.

Graziano Cossu – Shirley Temple

Graziano, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Permetti al nostro pubblico di conoscerti meglio.. Quando hai scoperto la passione per l’arte e cosa rappresenta per te la pittura?

Saluti a tutti voi prima di tutto. La passione per l’arte l’ho sempre avuta. Fin da bambino mi piaceva disegnare e l’ho fatto praticamente sempre dall’età di 5 anni. La pittura invece l’ho maturata dal 1990 ad oggi, prima eseguivo solo disegno a pennarello o a matita o o a pastello o acquarello. La pittura naturalmente rappresenta un notevole passo in avanti perché permette di esprimere un soggetto con infinite sfaccettature. Per me la pittura rappresenta in primis uno sfogo mentale con cui ci si può rilassare ma anche stressare, ma quasi tutti i pittori accettano anche la stanchezza mentale pur di riuscire ad esprimere al meglio una sensazione interiore difficilmente spiegabile a parole. La pittura può far “vedere” o intravedere cose che nel mondo reale non si vedranno mai o anche far vedere cose che pure esistono ma che nell’ordinario della quotidianità sfuggono. 

Pittura, scrittura e cinema tre passioni che fanno di te un artista estremamente versatile. Hai mai pensato ad un progetto che le inglobasse tutte o preferisci vivere queste tre passioni in maniera distinta? 

Sì, ci ho pensato naturalmente. Il mio libro RUBICAMERAN ad esempio è scritto in maniera quasi visiva, è quasi una sceneggiatura e probabilmente per una trasposizione cinematografica necessiterebbe solo di pochi ritocchi, più che altro per i punti macchina e taglio inquadrature ma scene e dialoghi sono già ben adattati. Di questa storia ho in mente anche di farne, e spero presto, un’edizione illustrata, un ampio fumetto a numero unico. Inoltre ho eseguito quattro dipinti cm.40×60 ispirati al libro (due regalati e due venduti). Ecco quindi che già per un unico soggetto esiste la parte scritta, disegnata e dipinta. Un film invece è poco probabile perché il cinema è ancora più complesso delle due precedenti arti in quanto la cinematografia non è mai personale, è sempre legata ad un lavoro di equipe e quindi non è possibile cimentarsi da soli e, se per quello, non si farebbe mai parte nemmeno di un equipe se non si è dentro l’ambiente. Inoltre la storia narrata richiederebbe una produzione con un budget mediamente alto, sopra la media delle produzioni attualmente attive in Italia. Quindi sì, si possono unire più arti per una stessa idea ma, nella realtà delle cose, poi uno sceglie quello che riesce a “portare a casa da solo”. Ed è un peccato perché ad esempio, delle tre arti, quella del cinema è l’unica di cui ho frequentato una scuola ed è quella che riuscirei ad esprimere meglio.

Graziano Cossu – Anuk Steffen

In questa collettiva esporrai tre ritratti olio su tela ispirati come soggetti al mondo del cinema. Vuoi dirci qualcosa in più a proposito di queste opere; come le hai realizzate e cosa ha determinato la scelta dei soggetti?

Queste opere effettivamente nascono come omaggio alle attrici del cinema. Questo perché il cinema lo seguo dallo stesso tempo con cui ho iniziato a disegnare, anzi, se ben ricordo i primi disegni da bambino li facevo proprio tornando a casa dal cinema. Mio padre mi ci portava spesso e vedevamo i film western di cui mio padre è un patito tutt’oggi. Ricordo una volta che vedemmo un western con Alain Delon e un giapponese. Non ricordavo il titolo ma facevo il tifo per Alain Delon. In seguito, già grandicello scoprì che il film in questione ebbe il titolo di “Sole Rosso” una produzione franco-spagnola ma anche italiana, con Charles Bronson (che divenne poi uno dei miei attori preferiti) Alain Delon e Toshiro Mifune, un western che non rientra nei più grandi film western della storia ma allora andava bene tutto, qualsiasi cosa passasse sullo schermo. Quindi tornato a casa disegnavo quell’eroe vestito di nero interpretato da Alain Delon in diverse situazioni. Poi ricordo che vedemmo anche con mia madre “La Mummia”, il classico del 1932 e quello del 1959 e tornato a casa disegnavo la mummia, o una specie di mummia, al meglio di come la mia memoria lo aveva impresso. Idem dicasi per Dracula e Frankenstein e successivamente mi appassionai così anche del cinema horror. Mi appassionai infine moltissimo del cinema classico degli anni trenta e quaranta negli ultimi venti-venticinque anni. In questi rientravano naturalmente anche quelli con Shirley Temple. L’ho trovata da subito straordinaria. L’idea di ritrarla in un dipinto era già nell’aria da qualche anno ma il tempo per dedicarmici era scarso anche perché avevo in cantiere diversi dipinti da regalare o (pochi) su commissione. Finalmente ho ora un pochino di tempo per me, quindi per dipingere quello che mi interessa. Dopo una riproduzione di “Campo di grano con volo di corvi” di Van Gogh e una veduta di Manarola ho iniziato una serie di dipinti incentrati sulle dive del cinema. Il ritratto però lo considero tale da non stravolgere la somiglianza. Forse questo è un mio difetto, non so, ma io mi sento di farli così: l’idea di stravolgere dei volti (specie i ritratti delle dive del cinema) non è da me, non mi piacerebbe vedere dei volti storpiati secondo una “mia visione o interpretazione”, non mi interessa quello che vorrei vedere io, mi interessa che quello che ritraggo sia esattamente somigliante a quel viso che devo ritrarre, altrimenti non mi sentirei soddisfatto ed inoltre il quadro non piacerebbe per niente, nemmeno a me. Esistono molti ritratti chiaramente somiglianti a dei volti noti, anche fatti da autori famosi, ma a me non piacciono, perché a me interessa la perfezione del ritratto perché sono innamorato di quel volto e non me lo devi storpiare perché tu sei un artista, allora piuttosto inventa un viso tuo, non modificare quelli esistenti, perché io compro quel volto, non la tua firma. Ecco perché la maggior parte dei ritratti di pittori quotati in fondo poco mi interessano, ma che sicuramente interesseranno ad altri, mentre i ritratti di Ventrone…! Quelli sì che sono proprio realistici! Io pongo l’opera al di sopra dell’autore. Come anche nei film, è più importante l’opera, non chi l’ha realizzata. Ripeto, forse è un mio limite ma non riuscirei per indole a far diversamente. Ho provato a fare un esperimento con Sophie Marceau, un ritrattino di qualche tempo fa. Ho iniziato a buttarlo giù con tecnica sperimentale, tratti di pennello inusuali nella mia pittura, accostamenti di colore mai provati prima, poi alla fine, come per magia, tutto si è amalgamato in una pittura più figurativa; anche se il tratto rimane meno dettagliato, alla fine ne è venuto un quadro comunque semi-realista. La stessa cosa ho provato a fare con un quadro di questa  mostra, quello di Emma Watson. Ho usato una tecnica diversa: spessore nella stesura della pittura e puntinatura, anche tratti con pennello approssimativo, ciglia e sopracciglia più approssimate, non troppo dettagliate a differenza di quelle di Anuk Steffen in Heidi dove ho riprodotto anche capello per capello, ma alla fine, nel complesso, il volto risulta sempre fotografico, i tratti vengono addolciti e ciò che rimane del grezzo iniziale è un vago tratto incerto nei piccoli dettagli. Non c’è niente da fare, senza accorgermi man mano che vado avanti correggo, quasi inconsciamente “le imperfezioni” ma perché io in fondo lo voglio così. Non mi va che le ragazze di oggi, specie le 12enni-16enni riconoscano Emma Watson ma non lo giudichino magari bello, mentre così diranno: “Guarda! E’ Emma Watson! E’ Hermione! E’ uguale”! Allora sì che così va bene. Per i ritratti dedicati al cinema ho deciso di partire con tre bimbe prodigio semplicemente per accostare cinema moderno e cinema passato: Shirley Temple, diva assoluta degli anni trenta (ricordiamo che ha salvato la major americana Fox dalla bancarotta nel periodo della grande depressione), Anuk Steffen che ha interpretato il recente Heidi, secondo me la più bella trasposizione cinematografica di Heidi mai portata sullo schermo sino ad ora, fedelissima al romanzo originale, e Emma Watson, da tutti conosciutissima per avere interpretato Hermione Granger in Harry Potter. Le ultime due appaiono per stare al passo coi tempi nostri, perché saranno quelle più conosciute dal pubblico giovane, specie Emma Watson, ma col titolo di “prodigio” in realtà esiste solo Shirley Temple in tutta la storia del cinema. Shirley l’ho eseguito con una pittura sì figurativa, realista, ma con un tratto morbido anche nei dettagli in modo che si avvicini all’effetto soft delle foto degli anni trenta. Anuk Steffen in Heidi ha una pittura sofisticata, il più realista possibile, si deve vedere che è un quadro fatto per il periodo che lo rappresenta, il 2015 anno del film; dettaglio curato, tutte le ciglia e sopraciglia dettagliate, la pupilla, i riflessi sugli occhi, tratti finissimi sui capelli, anche capello per capello con tecnica a graffio, dettagli anche sulla pelle persino sulle piccole lentiggini. Tutto il resto come sfondo e vestito o pupazzetto può essere anche meno dettagliato, serve da contorno, ormai il viso è stato rappresentato. Per Emma Watson invece ho voluto dare la colorazione calda, tipico dei quadri antichi, perché essendo una strega di Hogwarts nel film Harry Potter, non mi stupirebbe di trovarla fra due o trecento anni appesa nel castello di Hogwarts insieme a tutti i maghi e streghe che avrebbero fatto grande il nome di Hogwarts nel corso dei secoli. Ecco perché questo dipinto ha anche a completamento una cornice stile antico con targhetta di riconoscimento in ottone e la sua bacchetta magica. Ora mi dedicherò alle dive non bambine e qui ne ho molte da raffigurare. Appartengono per lo più al cinema del passato perché erano dive veramente grandi e oggi sono pochissime quelle che solo si possono avvicinare a quel calibro. Vedo già i loro visi nella mia mente: Audrey Hepburn, Anna Magnani (dipinto a tre), Judy Garland, Marilyn Monroe, Greta Garbo, Barbara Stanwyck, Katharine Hepburn, Virna Lisi, Monica Vitti… ma ne seguiranno molte altre. Tra le nuove ritrarrò Susan Sarandon, Jennifer Connelly, Scarlett Johansson, Julia Roberts e poche altre. 

Come vedi il mondo dell’arte di oggi? Pensi si debba fare di più per aiutare e promuovere gli artisti emergenti?

Il mondo dell’arte oggi ha passato una soglia che io definirei “soglia dell’approssimazione e della improvvisazione incerta”, ossia oggi non conta più come sai fare o meno una cosa; fai pure una cosa molto approssimata, non curata, che anche apparentemente non vuol dire nulla, ma l’importante è che fai una cosa che poi se ne può parlare, anche fosse solo polemica. Quindi è un periodo che a me non piace per nulla. Di fatti io non mi reputo pittore se la pittura di oggi deve essere quella che rientri nell’arte contemporanea fatta di cose approssimate antiestetiche o che vogliano dire qualcosa solo per quelli che la vogliono promuovere. Mi sembra che l’arte oggi ha bisogno di autori che esprimano l’inesprimibile. Ma perché? L’arte non ti chiede nulla. Sei tu che vuoi che l’arte sia intesa così. E non vale solo per la pittura, anche la scultura non è da meno ed oggi spesso si espone fil di ferro, sassi e plexiglass. Mi sembra di aver letto da qualche parte che non è importante che tu esponga un bicchiere diviso in due con in una parte il vino e dall’altra l’acqua e magari tò, ci metto dentro pure un cucchiaino da una parte e una cannuccia dall’altra. Poi i critici ci ricamano sopra e trovano una spiegazione, quasi a dover per forza giustificare la trovata per farla passare per opera d’arte però anche ti dicono: non è importante che chiunque può, e anche meglio, fare la stessa cosa che tu chiami baggianata, ma lui (l’autore) l’ha fatta per primo. Io ribadirei: e chi se ne frega? Anzi, non ne sarei contento fare una schifezza, e pure per primo! Io stesso ho visto in una galleria un plexiglass spesso 4 forse 5 cm. E all’interno fusi nel plexiglass parti di cellulare dei vecchi GSM Ericsson, Motorola e Nokia, come sospesi all’interno. Quest’opera verrebbe da New York ed acquistata dal gallerista per 10.000 euro certo secondo lui che tra una ventina-trentina d’anni ne varrà come minimo 60.000. E’ questo che volevo dire: si vuole che queste cose siano arte e non altre che sanno di già visto. E allora cosa dovremmo fare, ad esempio cancellare tutti i film della storia del cinema perché sanno tutti di già visto? Non mi sembra un discorso tanto sensato. Promuovere gli artisti emergenti si potrebbe ma bisogna che il mondo che ruoti attorno se ne interessi e non che si promuovi solo per conoscenza o chi fa cose bizzarre che attirino l’attenzione ma che non hanno una sostanza di lavoro. Ecco di sicuro manca la fatica: si fanno tante cose spicce fatta di idee strambe per le quali non ci vuole il minimo sforzo per realizzarle. Mentre altri pittori passano mesi per poter compiere dei ritocchi anche solo a piccole parti o dettagli in un quadro. Un’idea di promuovere gli esordienti è oltre le gallerie che selezionano gli autori, anche quella di alcuni centri commerciali che consentono di dare dello spazio espositivo anche per un solo week-end. I centri commerciali offrono un’affluenza di pubblico davvero ragguardevole e soprattutto è gente comune che magari apprezza anche una piccola opera, magari modesta ma ben fatta, senza tante pretese o supporto di una critica che alimenta invece tutto quello che fa notizia nell’arte contemporanea. Io sono rimasto alla storia della pittura quella unica e talentuosa di Tiziano, Raffaello, da Vinci, la pittura dal bel tratto che non tutti sanno fare oppure alla pittura moderna (per me pittura moderna significa quella del ‘900) che va fino all’impressionismo e espressionismo di Van Gogh. Poi non esiste più nulla. E’ sempre un discorso personale sia ben chiaro, ma io mi astengo dal fare un tipo di pittura che per me non lo è. E’ probabilissimo che per questo io non farò quindi mai il pittore come mestiere, perché le cose normali a livello professionistico oggi non le vuole più nessuno. 

Altre mostre in programma o progetti per il futuro?

Altre mostre ne ho fatte di similari alla vostra a Varazze, due anni fa, ma penso che questa di Milano abbia qualcosa in più di sicuro. Poi mi stavo interessando alle mostre che offrono come già detto alcuni centri commerciali. I progetti futuri sono: il secondo capitolo del libro RUBICAMERAN, già terminato e in fase di stesura su computer (scrivo sempre a mano prima), una sceneggiatura vera e propria per un ipotetico film horror, alcuni dipinti ad olio con l’uso dei colori complementari e alcuni con colori sottrattivi (annullabili tramite visione attraverso filtro colorato) e alcuni dipinti anamorfici (compressione di immagine su superficie es. 50×40 e ottenibile in “figura reale” di cm. 50X100 tramite visione con lente anamorfica) adatti quest’ultimi per chi necessita di poco spazio.

Grazie per il tempo che ci hai concesso.. Invitiamo i nostri lettori a scoprire questo interessante artista presso la 809 Art Gallery dal 22 al 30 settembre..